mercoledì, 09 maggio 2012

La privacy su Facebook e Google+? Un utente su due non conosce le regole

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Fonte: il sole24 ore.it

Chi frequenta i social network, e solo su Facebook parliamo di oltre 20 milioni di italiani, non ha le idee particolarmente chiare circa le politiche di accesso e di gestione dei dati personali applicate dalle aziende che offrono tali servizi. In altri termini non conosce come dovrebbe diritti e doveri concernenti la questione della privacy.
L’indicazione arriva da un’indagine della società specializzata in comunicazione digitale Siegel+Gale, secondo cui oltre la metà degli iscritti a Facebook e Google+ lamentano l’ignoranza di cui sopra e solo meno di un terzo è in grado di comprendere le policy dopo averle lette e consultate online.

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martedì, 21 febbraio 2012

Salute, più tutela per gli utenti dei blog e dei forum

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Social network, blog e forum dedicati alla salute dovranno fornite agli utenti una specifica “avvertenza” che li informi sui rischi di esporsi in rete con la propria patologia. Lo ha deciso il Garante della Privacy che ha pubblicato oggi le “Linee guida” per i siti web dedicati alla salute.

Scopo principale è tutelare coloro che si rivolgono alla rete per scambiare informazioni, inviare commenti, chiedere consigli o consulenze. Quali i nuovi obblighi? In base alle Linee guida del Garante, i gestori di siti, blog, forum, social network dedicati a tematiche relative alla salute, che prevedano o meno la registrazione degli utenti, dovranno inserire nella loro home page una specifica “avvertenza di rischio”, il cui scopo sarà quello di richiamare l’attenzione sui rischi connessi al fatto di rendersi identificabili sul web in relazione alla propria patologia.

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lunedì, 03 ottobre 2011

Social network, indagine UE: solo 2 su 9 proteggono a sufficienza i minori

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Soltanto 2 social network su 9 hanno impostazioni predefinite che rendono accessibili i profili personali dei minori esclusivamente alla loro lista di contatti autorizzata. Questi due social network sono, secondo le ultime verifiche eseguite dalla Commissione Europea, Habbo Hotel e Xbox Live; gli altri 7 permettono che una quantità considerevole di informazioni personali (comprese quelle aggiunte dagli utenti dopo essersi registrati) siano visibili automaticamente ad utenti che non rientrano nell'elenco dei contatti autorizzati dal minore.

Su 6 dei siti testati, i profili di minori sono direttamente accessibili ad "amici di amici": utenti non registrati possono avere accesso a profili di minori tramite un loro blog o un video o una foto che il minore può aver caricato in rete. Tutti i siti analizzati, tranne Windows Live, forniscono informazioni di sicurezza, assistenza e/o materiale didattico concepito su misura per i minori e rispondono a richieste di supporto in tempi brevi, anche meno di un giorno.

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giovedì, 27 maggio 2010

Rete di orchi sul web come copertura si fingevano cinofili

 PEDOPO.jpgLUCIA BELLASPIGA - da L'Avvenire

S
ono amanti dei cani, apparentemente. E per parlare di cani si ritrovano, dall’Italia e da tutto il mondo, su 'Ning.com', uno dei più frequentati social network. Sempre apparentemente. Perché in realtà sul web si danno appuntamento per diffondere centinaia di migliaia di fotografie e video pedopornografici, senza neppure preoccuparsi di oscurare il proprio volto di pedofili, tanto ormai sanno che più o meno la fanno franca. E che nemmeno i media più agguerriti a caccia di notizie si prendono più la briga di sbattere l’orrore in prima pagina... A scoprire il traffico sono stati ancora una volta i volontari dell’associazione Meter, fondata da don Fortunato Di Noto, il sacerdote siciliano pioniere nella difesa dei bambini contro la pedofilia.«Tutto questo accade malgrado quel network , prima ad accesso libero, abbia da tempo introdotto l’obbligo di registrarsi. Esigiamo una spiegazione», dice il sacer dote. «Su questo stesso social network , infatti, abbiamo fatto molteplici segnalazioni alla Polizia postale italiana, che con il Comitato di Sicurezza americano in un anno ha chiuso cento comunità su 584 e circa 20mila profili di utenti, eppure questo non ha fermato i pedofili. Che, ripeto, continuano bel­lamente a diffondere foto e video».

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martedì, 25 maggio 2010

Privacy. Nuova ammissione di errore, è la volta di Facebook: ne abbiamo commesso 'un pacchetto'

facebook4.png

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (foto), ha ammesso di aver commesso 'un pacchetto di errori' nella gestione della privacy degli utenti del popolare social network. Il sito sta per mettere in linea una serie di modifiche dopo un'ondata di proteste scatenata dall'introduzione, avvenuta il mese scorso, di nuove funzionalita' che permettono agli utilizzatori di far conoscere le pagine internet che vengono apprezzate. In particolare, e' stata creata sullo stesso Facebook una pagina intitolata 'Come distruggere definitivamente la vostra pagina di Facebook'.


zucker.jpgOggi Zuckerberg ha scritto una mail ad un influente blogger californiano, Robert Scoble, in cui il ventiseienne inventore di Facebook scrive: 'So che abbiamo fatto un pacchetto di errori, ma la mia speranza dopo tutto questo e' che il nostro servizio migliori, che la gente capisca che le nostre intenzioni erano buone e che noi reagiamo di fronte alle reazioni della gente per la quale lavoriamo'. Il mea culpa di Zuckerberg e' arrivato all'indomani dell'annuncio di nuove e piu' semplici regole di privacy nella gestione del profilo utente.
Nei giorni scorsi,
Google aveva ammesso 'un errore'.

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lunedì, 24 maggio 2010

Facebook e MySpace accusati di vendere dati utenti ad agenzie pubblicitarie

facebook1.jpgAlcuni dati sugli utenti di Facebook tali da consentire di estrapolarne nome, interessi e liste di amici sono stati inviati a compagnie pubblicitarie nonostante le rassicurazioni del social network. Lo scrive oggi il Wall Street Journal, che fra i siti 'incriminati' cita anche MySpace e altri siti sociali.
La pratica consiste nell'inviare agli inserzionisti i nomi utente o i numeri di identificazione di coloro che cliccano su un annuncio promozionale. Da alcune di queste informazioni sarebbe pero' possibile risalire ai profili individuali degli internauti, a seconda del sito e delle impostazioni per la privacy selezionate dagli utenti. In particolare da Facebook, scrive il Journal, che a differenza di altri social network richiede agli utenti di iscriversi con nome e cognome reali. Tra le compagnie che avrebbero ricevuto questi dati il quotidiano indica Google, DoubleClick e Yahoo!, ma tutte hanno negato di essere a conoscenza di dati 'extra' ricevuti dai social network e hanno affermato di non averli quindi mai utilizzati.

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domenica, 16 maggio 2010

Facebook: se vìola la privacy, non ci piace!

FACEB.jpgda Sonia Galardo - da Unione Nazionale Consumatori

Il social network più famoso del mondo continua a far parlare di sé: a mettere sull’attenti le associazioni americane in difesa della privacy questa volta sono state le ultime novità apportate al sito, tra cui l’inedita funzione chiamata “Like”, che di fatto permette di estendere l’ormai noto il “mi piace” a tutti i siti web. Il pulsante può essere inserito su qualsiasi sito e se l’utente ci clicca su può esprimere il proprio apprezzamento per un contenuto. Il problema è che chi decide di utilizzare la funzione non sa che rischia di lasciare una vera e propria “impronta” con tanto di nome e cognome e, in alcuni casi, anche di foto. Se la preferenza per un qualsivoglia sito è espressa mentre si è connessi sul proprio “profilo Facebook”, questa viene infatti automaticamente visualizzata anche sulla propria pagina personale creata sul social network: un automatismo del quale l’utente non è però messo adeguatamente al corrente.

 I social network sono ormai una solida realtà che offre importanti opportunità di incontro, ma che rischia di essere insidiosa se non si salvaguarda la privacy degli utenti. Ci aspettiamo che l’inedita funzione ‘Like’ introdotta da Facebook sia supportata da una valida nota informativa che chiarisca all’utente quali dei propri dati personali rende visibili sul web se sceglie di utilizzarla. Solo così si rispetterà la sua privacy”.

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mercoledì, 07 aprile 2010

Occhi puntati su Google Buzz

google.jpgPoco più di un neonato, eppure già al centro di infuocate polemiche: stiamo parlando di Google Buzz, il social network lanciato di recente dal più celebre motore di ricerca.

Attraverso Gmail, il servizio si propone di realizzare una sofisticata rete di contatti con i quali condividere a proprio piacimento aggiornamenti, foto e video. Ma come le più “anziane” piattaforme (si pensi a Twitter, Badoo e Facebook) anche la giovanissima Google Buzz è costretta ad affrontare da subito una sfida decisiva: tutelare attentamente la privacy degli utenti. Una sfida aggravata dal rischio per gli stessi di essere “catturati” dal social network senza aver espresso il proprio consenso ed esponendo di conseguenza i propri dati a trattamenti indesiderati. 

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lunedì, 01 marzo 2010

SU TWITTER UNA DONNA RACCONTA LA SUA ESPERIENZA D’ABORTO

twitter.jpgdi Anna De Gregorio

Ancora una volta i social network tornano al centro di numerose polemiche.  Questa volta l’argomento discusso è la storia di una giovane donna americana di 27 anni, Angie Jackson che ha deciso di voler rendere nota la sua esperienza di aborto tramite twitter, una dele comunità virtuali più famose al mondo. La donna ha deciso di voler raccontare attimo dopo attimo gli effetti che il suo corpo subiva dopo l’assunzione della pillola RU-486, non tralasciando nulla. Secondo le dichiarazioni di Angie, lo scopo di voler rendere pubblico il suo percorso di aborto è quello di volere informare tutte quelle donne che magari si trovano nella sua stessa situazione, descrivendo precisamente cosa accadeva dopo l’assunzione della pillola abortiva. Infatti, tra i suoi post su twitter, si legge tutta la fase  che segue attimo dopo attimo  l’assunzione della pillola RU-486, come ad esempio i forti crampi all’addome che man mano divenivano sempre più persistenti, fino ad arrivare alle abbondanti perdite di sangue. Angie è convinta, con questo suo gesto, di poter aiutare le donne a “sdrammatizzare” l’atto dell’aborto.  La donna, ha avuto già un bambino di quattro anni nato con dei problemi gravi e i medici stessi le hanno detto che non avrebbe potuto avere più delle gravidanze, perché cosi facendo avrebbe messo a rischio la sua stessa salute. Questa storia raccontata da Angie ha provocato molta indignazioni tra coloro che sono assolutamente  contrari all’aborto aborto, portando anche ad alcune minacce di morte come conferma la donna, ma ha anche aumentato il numero dei suoi “fans” su twitter che le hanno mostrato grande solidarietà e incoraggiamento. 

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giovedì, 25 febbraio 2010

Indagine: utenti social network chiedono maggiore censura

twitter1.jpgQuattro italiani su dieci, fruitori di social network come Facebook o Twitter, ritengono che l'utilizzo di questi mezzi debba essere maggiormente regolamentato, mentre il 24,5% esprime una posizione diametralmente opposta, sostenendo che i social network debbano essere completamente liberi e senza censure.
E se non piu' del 10,5% pensa che i siti di aggregazione sociale siano dannosi per la privacy, solo il 3,5% ritiene che questi possano favorire nuove forme di illegalita' e, infine, il 7,1% li ritiene pericolosi in quanto possibili veicoli di messaggi fortemente ideologici o violenti.
Sono i dati di un'indagine Eurispes presentati oggi.
A sentire maggiormente la necessita' di una regolamentazione piu' rigida sono i 45-64enni (46,8%), fascia che probabilmente comprende molti genitori di giovani frequentatori dei social network. Anche le fasce giovanili (18-24 anni e 25-34 anni), piu' rappresentative del fenomeno in quanto composte dai principali utilizzatori degli stessi, si attestano su percentuali alte (rispettivamente 41,9% e 38,5%). Un terzo dei 25-34enni (30,7%) invece si e' dichiarato a favore della totale assenza di controlli e censure.

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