lunedì, 01 marzo 2010

Canone depurazione acqua/Sentenza Corte Costituzionale. Arriva il rimborso agognato ma e' una beffa

acqua.jpgda Aduc

La vicenda e' tipica del nostro sistema amministrativo e politico fondato sul furto legalizzato: norme assurde e arroganti che per anni consento di rubare soldi agli utenti del servizio idrico, riconosciute incostituzionali, eluse oltre ogni limite ragionevole e stabilito, fatte rientrare dalla finestra appesantendo la burocrazia amministrativa, rendendola di fatto inutilizzabile e rubando sempre legalmente agli utenti/sudditi.
I particolari:
* fino ad ottobre 2008 gli utenti del servizio idrico pagavano per la depurazione dell'acqua anche se la stessa non c'era. La legge 36/1994, all'art.14 era esplicita: si paga anche se gli impianti non ci sono o gli stessi sono inattivi.
* L'8 ottobre 2008, la Corte Costituzionale, con sentenza 335/2008, asseriva: questo pagamento per la depurazione e' un corrispettivo di prestazione contrattuale e non un tributo, quindi e' irragionevole che sia dovuto in assenza del servizio.
* Una nuova legge (13/2009) fa carta straccia della sentenza della Corte Costituzionale e stabilisce:
- non si paga se non ci sono gli impianti, ma se c'e' un progetto si deve pagare;
- i rimborsi, entro il termine di cinque anni, a decorrere dal 1 ottobre 2009, sono dovuti ma dopo aver dedotto gli oneri derivanti dalle attivita' di progettazione, di realizzazione o di completamento delle opere avviate;
- un decreto del ministero dell'Ambiente dovra' indicare parametri e criteri entro il 30/04/2009 (con successive applicazioni sul territorio delle singoli Autorita' idriche, Aato).
* Il Ministero dell'Ambiente emana il decreto con cinque mesi di ritardo (30/09/2009 n. 43569) e lo pubblica in Gazzetta Ufficiale con dieci mesi di ritardo (08/02/2010).

A questo punto ogni gestore idrico deve pubblicare sul proprio sito Internet i dati da cui si potra' dedurre se uno specifico utente ha diritto o meno al rimborso, deducendo da questo gli oneri non rimborsabili perche' facenti parte di progetti di depurazione. Le procedure sono stabilite dalle autorita' di ambito (AATO) o, per le utenze gestite direttamente dai Comuni, sono questi ultimi che vi provvedono.
Ma la beffa continua.

Continua...

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venerdì, 19 febbraio 2010

ACQUA: RONCHI, QUANTO E' CARO MONOPOLIO PUBBLICO. CODACONS:QUANTO SONO CARI I POLITICI NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE

acqua.jpgda Codacons

In relazione alla dichiarazione del ministro per le Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, che sembra attribuire alla mancata liberalizzazione del servizio idrico il fenomeno della dispersione dell'acqua potabile ed il costo delle inefficienze di gestione, il Codacons risponde al ministro che se la gestione pubblica dell'acqua non funziona in alcune realtà è solo per colpa dei suoi colleghi politici incapaci e non perchè il sistema pubblico è inadatto a gestire il servizio, come dimostrano il caso della Puglia e di Parigi.
Inoltre il ministro Ronchi farebbe bene a spiegare prima agli italiani quanto costano tutte le società ed i consigli di amministrazione creati ad hoc dai politici pur di piazzare i trombati di turno, gli amici, i parenti ed i raccomandati.
La realtà è che si vuole fare anche dell'acqua l'ennesimo business in cui potersi tuffare. Un sistema che non servirebbe affatto ad eliminare le dispersioni della rete, visto che i privati avrebbero come unico interesse quello di ottenere aumenti delle tariffe e non certo di fare investimenti straordinari.
Ecco perchè il Codacons ha stimato che la privatizzazione dell'acqua determinerà in 3 anni un aumento medio del 30 % delle tariffe dell'acqua. I consumatori, insomma, finiranno per pagare non solo il costo, ma anche il profitto del privato che deve necessariamente conseguire un utile dalla fornitura idrica.

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