venerdì, 16 luglio 2010

Ru486: ecco le regole. Ora tocca alle Regioni

RU486.jpgdi PIER LUIGI FORNARI - da L'Avvenire 

P
rocedura abortiva della Ru486 interamente effet­tuata in ospedale. Lo pre­vedono le linee guida del mini­stero delle Salute, dal 13 luglio sui ta­voli dei governatori e degli as­sessori alla sanità delle regioni. Nell’illustrarle il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ha sottolineato che uno dei due ca­pisaldi su cui si basano le indi­cazioni del suo discastero è il pa­rere inviato dal ministro del Wel­fare Maurizio Sacconi alla com­missione europea. Un pronun­ciamento che ha valore norma­tivo «nazionale», «più alto di quello delle regioni». Quindi un termine di paragone ineludibile. Altro «binario» seguito dalle li­nee guida sono i tre pronuncia­menti del Consiglio superiore di Sanità (Css) sull’uso della pillola abortiva nel nostro Paese.
La comunicazione inviata da Sacconi a Bruxelles a dicembre del 2009, quando come ministro del Welfare ne aveva la compe­tenza, subordina l’immissione della pillola nel nostro Paese al ri­spetto della legge 194, cioè al fat­to che la procedura abortiva sia interamente effettuata «in regi­me di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie, in presenza di una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario». Una presa di posizione, quella di Sacconi, che ricalcava quanto af­fermato già dalla commissione Sanità del Senato sulla messa in commercio del farmaco.I tre pareri del Css hanno sotto­lineato inoltre che il rischio per la donna del metodo farmacolo­gico può essere pari a quello chi­rurgico solo se l’intera procedu­ra avviene in regime di ricovero ordinario, anche per «la non pre­vedibilità » del momento in cui avviene l’espulsione del feto.

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giovedì, 15 aprile 2010

Ru486, arriva l’altolà dei governatori

ru486.gifGIANNI SANTAMARIA - da L'Avvenire


S
i allarga il fronte dei governatori che – appena eletti – sentono il bisogno di avvertire sui pericoli della Ru486 e promettono di contrastarne l’arrivo negli ospedali e, soprattutto, un uso al di fuori della legge 194. Al le dichiarazioni del piemontese Roberto Cota  si aggiunge innanzitutto la voce del compagno di partito nella Lega Nord Luca Zaia, fresco di investitura nel Veneto. Proprio nel giorno in cui inizia ufficialmente la distribuzione agli ospedali del controverso prodotto per l’aborto chimico – che però pra ticamente dovrebbe avvenire solo dopo Pa squa – Zaia fa sapere: «Studieremo tutti i mo di per non far arrivare la pillola abortiva Ru486 negli ospedali veneti». E «per far valere un punto di vista nettamente contrario a uno stru mento che banalizza una procedura così de licata come l’aborto», lasciando sole le donne. Anche Cota torna sull’argomen to. E annuncia che chiederà ai direttori sanitari di «bloccare l’impiego della Ru486» fino al suo in sediamento, perché ritiene «necessario attendere l’emana zione di linee guida precise da parte del ministero». Inoltre Cota chiederà l’inse rimento «in tutte la strutture sanitarie» delle associazioni pro-vita. Il tutto nel rispetto – an zi per l’attuazione piena – della legge vigente, afferma.

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giovedì, 08 aprile 2010

«Avanti col day hospital»: sulla Ru486 è sfida aperta

RU.jpgGiulia Lantini - da L'Avvenire
Un ritorno alle origini per la pillola abortiva: l’ordine nu­mero uno per la Ru486, che da oggi sarà spedita agli o­spedali italiani dalla Nordic Pharma – delegata in Italia dall’azienda produttrice, la francese Exelgyn, ad aprire gli ordini di ven­dita e a distribuire la pillola – pro­viene infatti dall’Ospedale Sant’An­na di Torino, il primo che la intro­dusse in Italia, con la sperimenta­zione del ginecologo ed esponente radicale Silvio Viale: «Non è un mi­stero che tutti i giorni riceviamo de­cine di richieste per l’aborto farma­cologico » afferma il medico, che no­nostante ritenga «dopo ben due i­spezioni ministeriali, di essere nel­l’occhio del ciclone», sostiene che «quello del ricovero è un falso pro­blema ». Infatti per Viale, che pare in­curante del parere espresso pochi giorni fa dal Consiglio Superiore di Sanità – secondo cui tutto il proces­so abortivo deve avvenire in una struttura ospedaliera –, «qui si vor­rebbe costringere la donna a restare in ospedale, cosa che di certo la leg­ge non impone». Il parere del Con­siglio di Sanità, attacca, «è ridon­dante e prolisso. È scritto da perso­ne che non sanno di cosa parlano. Si tratta, come ho sempre detto, di una questione ideologica, senza con­tare il problema delle risorse, perché la donna è costretta a occupare un letto che invece potrebbe essere riu­sato ». Secondo Viale, la maggioran­za delle donne firmeranno il con­senso informato per andare a casa dopo aver assunto il farmaco, al pun­to che «per me se c’è scritto day ho­spital o ricovero ordinario è indiffe­rente, perché anche quando Storace ci impose il ricovero e io obbedii e le
donne continuavano a uscire».

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lunedì, 29 marzo 2010

«Ru486 in Italia ma solo a queste condizioni»

ru486.jpgEcco i vincoli fissati dal governo per l’uso della pillola abortiva All’indomani della discussa approvazione del farmaco da parte dell’Aifa, il ministro del Welfare Sacconi ricordava alla Commissione europea che la legge 194 dispone il ricovero. Parole chiare che mettono in fuori gioco le Regioni decise a ricorrere al day hospital
Ecco il testo della lettera che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi – all’indomani del recente via libera dell’Aifa sull’uso ospe daliero della Ru486 – ha inviato alla Com missione europea per sottolineare a quali condizioni può essere usato in Italia il far maco abortivo. Si tratta di punti fermi che valgono come riferimento per le Regioni.

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martedì, 23 marzo 2010

Roccella: Ru486, ci sarà un attento monitoraggio

RU.jpgdi Pierluigi Fornari - da L'Avvenire

Tutelare la salute della donna, scongiurando che i paletti posti a sua garanzia da una legge dello Stato siano scardinati in modo surrettizio, a prescindere dalle decisioni del Parlamento. Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, spiega l’approccio seguito dal governo sull’uso della Ru486 in Italia. Una linea ribadita e rafforzata dall’ultimo parere del Consiglio superiore di sanità (Css) in materia, notificato giovedì dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, alle regioni. Il parere conferma che l’unico modo legittimo di usare la Ru486 nel nostro Paese è il ricovero ordinario fino all’avvenuta espulsione del feto.

«Adesso nessuna regione può esimersi da un rigoroso rispetto delle modalità indicate dal Css – argomenta il sottosegretario alla Salute –, perfettamente in linea con i suoi precedenti pronunciamenti e anche con il parere di compatibilità con la legge sull’aborto già espresso dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Quel documento, peraltro, si basava sulle conclusioni dell’indagine svolta dalla commissione Sanità del Senato in materia».

Ma per evitare il ricovero ordinario, basta che le donne firmino per uscire dall’ospedale...
Se questo avvenisse, come evidenzia il Css, non sarebbero assicurate alle donne le stesse garanzie dell’aborto chirurgico. Non avrebbero, infatti, nessun supporto medico-sanitario di fronte ai sintomi successivi alla somministrazione del farmaco, sarebbero lasciate da sole a valutarli, con grave rischio per la loro salute. La letteratura scientifica a livello internazionale ha documentato che vari decessi sono stati provocati dalla sottovalutazione delle avvisaglie di una emorragia.

La donna – si obietta – non può essere costretta a restare in ospedale...
Sarà decisiva l’informazione fornita dalle strutture sanitarie. Il parere del Css implica che essa sia corretta e dettagliata anche in merito agli eventi avversi, gli effetti collaterali e le possibili complicanze. È evidente che non ci si può limitare ad applicare quelle indicazioni solo in modo formale e ipocrita, con un rispetto solo di facciata, in realtà perseguendo solo obiettivi economici, organizzativi o magari politici. Se, di conseguenza, la donna decidesse di uscire senza conoscere i reali rischi che corre, tornerebbe a porsi il problema della incompatibilità dell’uso della Ru486 con la legge 194.

In che senso?
Il nostro ordinamento non consente né l’aborto a domicilio né una sua banalizzazione. In Italia l’interruzione volontaria della gravidanza non è un diritto privato e individuale ma un problema di tutta la collettività. La maternità ha un valore sociale. Infatti per evitare la sua negazione la legge prevede tutta una serie di interventi di sostegno. Questa scelta del legislatore, anche se in buona parte è ancora da attuare, ha già dato dei frutti. Per questo il numero degli aborti in Italia è nettamente in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei.

Ma in che modo evitare una banalizzazione dell’aborto per via farmacologica?
La conferma da parte del Css della linea seguita dal governo comporta, adesso, un attento monitoraggio della sua applicazione su tutto il territorio nazionale. Dopo la notifica di Fazio dobbiamo chiedere alle regioni di fornire dati dettagliati sull’uso della Ru486, che documentino se esso avverrà effettivamente in regime di ricovero ordinario.

Se così non fosse, il governo prevede qualche intervento straordinario?
Nessun intervento straordinario. È la stessa normativa di mutuo riconoscimento avviata a livello europeo per l’introduzione in Italia della Ru486 a subordinare l’immissione di farmaci abortivi alla compatibilità con i limiti previsti dalle legislazioni nazionali. Il ministro Sacconi del resto ha già comunicato alla Commissione della Ue che l’uso di quella pillola è compatibile con le nostre norme solo a condizione che l’intera procedura abortiva si svolga in ospedale. Ma questa garanzia non può essere data a priori, deve risultare da una attento monitoraggio dell’assunzione della Ru486.

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venerdì, 19 marzo 2010

Pillola abortiva RU486:Consiglio Superiore Sanita': ricovero ordinario in ospedale

ru-486.jpgL'unica modalità di erogazione della Ru486, la pillola abortiva che tra pochi giorni verrà commercializzata anche in Italia, sarà quella con un "ricovero ordinario in ospedale" fino alla "verifica dell'espulsione completa" del feto. Lo ha stabilito, confermando il parere già espresso in precedenza, il Consiglio Superiore di Sanità, come annunciato dal ministro ala Salute Ferruccio Fazio a margine di un convegno a Roma. La delibera è orientata alla "tutela psicofisica della donna e al rispetto della legge 194" sull'interruzione volontaria di gravidanza.
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha gia' firmato la notifica alle Regioni su questo parere. Lo ha riferito lo stesso ministro, a margine di un convegno sulle malattie neuromuscolari. 'Ho gia' firmato la notifica - ha detto Fazio - in cui si invitano gli assessorati a garantire che le strutture si adegueranno' alle modalita' indicate dal Css, che prevedono il ricovero obbligatorio della donna per tutto il processo di aborto chimico fino alla verifica dell'espulsione del feto'.
Inoltre arriveranno 'a breve' le linee guida del ministero della Salute per 'il monitoraggio e la valutazione' della somministrazione di questa pillola. 'Il Css - ha detto Fazio - ha raccomandato al ministero di formulare linee di indirizzo e il ministero si riserva di adottare le necessarie iniziative di monitoraggio e valutazione al piu' presto'

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giovedì, 25 febbraio 2010

Ru486, il Governo cerca di imporre ricovero ordinario alle Regioni

ru486-2.gifDay hospital o solo ricovero? L'arrivo, a giorni, della pillola abortiva negli ospedali, con la maggior parte delle regioni che ancora non si sono date indicazioni, sollecita preoccupazioni, appelli, prese di posizione, con un dibattito che riguarda le competenze regionali ma anche la liberta' di scelta del medico e della paziente.
E il governo annuncia la richiesta di un parere al Consiglio Superiore di Sanita'.
'Il governo deve mettere fine alla situazione diversificata, anarchica e a macchia di leopardo' che si sta profilando nelle Regioni sulle modalita' di utilizzo della pillola abortiva Ru486, aveva chiesto monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, rettore dell'Universita' Lateranense e cappellano di Montecitorio. Un'esigenza che il governo intende raccogliere: 'e' sentita da molte parti' ha ammesso Fazio, 'ma anche delle stesse regioni, di dare una normativa nazionale'.
Ma se la Chiesa e' preoccupata la voce laica dell'oncologo ed ex ministro della sanita' Umberto Veronesi, spiega che la pillola abortiva 'e' ormai accettata in tutta Europa e in tutto il mondo, in Italia e' stata approvata dall'Aifa e non si puo' tornare indietro'

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lunedì, 22 febbraio 2010

Ru486. Quasi al debutto continuano le mistificazioni. L'Aduc informa

ru-486.jpgda Aduc - di Vincenzo Donvito

Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, durante un suo tour elettorale in Emilia Romagna ha avuto occasione di esprimersi sul prossimo arrivo della pillola abortiva Ru486 nelle strutture sanitarie italiane: “provvederemo ad iniziative di rilevanza penale” se le abortienti non saranno sottoposte al ricovero ospedaliero cosi' come prevede la legge 194 sull'aborto; “non consentiremo l'aborto a domicilio”. Il nostro senatore vorrebbe far intendere una sorta di obbligo al ricovero, ma dimentica che, salvo il ricovero coatto, non c'e' nessuna legge che possa imporre ad un paziente di stare in ospedale senza la propria volonta'.
E allora a cosa servono queste affermazioni, tra l'altro non nuove, ma ripetute alla noia? Si chiama 'fuffa' e non solo. E' il metodo di chi ha esaurito i propri argomenti contro qualcosa che non vuole che ci sia. Ripetere a mo' di nenia argomentazioni e frasi spesso senza costrutto logico con l'intento di inculcare nei piu' distratti un messaggio solo perche' lo stesso e' urlato e non perche' compreso e accettato. Lo stesso che accade nei dibattiti televisivi dove i politici si parlano una sopra l'altro urlando sempre piu' si' da far passare il proprio urlo in quanto tale, piuttosto che l'argomentare proprio o della loro controparte.

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venerdì, 22 gennaio 2010

Aborto, ginecologo: continuano richieste Ru486, disponibilità a metà febbraio

ru.jpgLe telefonate in ospedale arrivano di continuo, 'almeno una decina al giorno', ma per avere la disponibilita' della pillola abortiva Ru486 bisognera' attendere almeno fino a 'meta' febbraio'. La previsione e' di Silvio Viale, ginecologo dell'ospedale Sant'Anna di Torino, che per primo ha avviato la sperimentazione dell'aborto farmacologico.
'Il motivo di questo slittamento sta sempre nella preparazione del bugiardino - spiega Viale - che l'azienda probabilmente vorra' far vedere in via precauzionale all'Aifa', l'Agenzia italiana del farmaco che ha dato il via libera alla commercializzazione in Italia del Mifegyne, autorizzazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 9 dicembre.
'Gli ordini li faremo appena ci diranno che la pillola e' disponibile' con scatola e bugiardino in italiano, continua Viale, sottolineando come 'al momento, per quello che so, nessuno la sta utilizzando ed e' tutto bloccato'. Intanto 'le Regioni, come il Piemonte, si stanno muovendo per valutare se disciplinare la materia con delibere regionali. Io mi auguro che non si dica ne' ricovero ordinario, come ha fatto la Lombardia ne' day hospital, ma che sia lasciata liberta' al medico con la paziente di valutare caso per caso'.

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venerdì, 11 dicembre 2009

E' ufficiale: dopo 20 anni la Ru486 registrata anche in Italia

ru-486.jpgLa pillola abortiva Ru486 arriva in Italia: l'ultimo atto dell'iter mai cosi' lungo per un farmaco, si e' consumato ieri con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera di autorizzazione dell'Agenzia Italiana del Farmaco.

Lo scorso 30 luglio scorso il primo si'. Ma la delibera dell'Aifa non era approdato ancora in Gazzetta. L'atto, rallentato dall'indagine parlamentare che ha chiesto una ulteriore richiesta di compatibilita' con la legge sull'aborto, ora permettera' anche in Italia l'uso di un farmaco utilizzato nel resto del mondo gia' da 20 anni ma che in Italia ha trovato fortissime resistente capitanate dalla componente cattolica parlamentare.
Gli oppositori del farmaco si sono appellati al rischio che con l'arrivo della pillola l'aborto avvenga anche in Italia fuori dagli ospedali. Ma la legge italiana in proposito non ammette accezioni: l'Ivg deve avvenire in ospedale e la donna deve essere seguita da un medico.
La pillola 'e' pienamente coerente con l'esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero' come raccomandato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, e' stata l'ultima la posizione ufficiale dell'Agenzia lo scorso 2 dicembre. Ma al ministro cio' non e' bastato: la delibera, ribatte, non e' chiara circa la necessita' del ricovero della donna fino ad aborto avvenuto, cosa che escluderebbe dunque il regime di day-hospital.
Ma Sacconi solo una settimana fa e'stato chiaro: o si seguono le indicazioni previste dalla legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, o vi saranno azioni conseguenti.
Dal governo potrebbero arrivare quindi nuove decisioni, anche con le regioni, per assicurare che l'intera procedura abortiva (dall'assunzione della pillola fino all'espulsione del feto) avvenga in ospedale. Resta, nei fatti, la possibilita' per la donna di uscire, firmando e prendendosi le proprie responsabilita' per questa scelta. 

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