sabato, 19 maggio 2012
Il caffe' allunga la vita. Studio
Uno studio, pubblicato dal `New England Journal', smentisce tutte le illazioni sul caffe': chi lo beve vive più a lungo.
I ricercatori dell'Istituto nazionale dei tumori americano, nell'ambito di un programma di monitoraggio della popolazione dal 1995 al 2008, ha condotto parallelamente uno studio su un campione di 402.260 persone sugli effetti del caffè sulla salute. Tra i pazienti, di età compresa tra i 50 e i 72 anni, circa 42.000 non bevevano caffè, 15.000 ne bevano oltre sei tazze al giorno, mentre la maggior parte si assestava su una media di due-tre tazze di caffè al giorno.
Nel 2008, 52.000 dei partecipanti al programma di ricerca erano morti; i ricercatori hanno analizzato le cause dei decessi e il collegamento possibile con il consumo di caffè.
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giovedì, 09 febbraio 2012
Le sigarette invecchiano il cervello
Le sigarette mandano in fumo il cervello, accelerandone l'invecchiamento: infatti uno studio britannico mostra che il cervello dei maschi fumatori invecchia molto piu' rapidamente di quello dei coetanei che non fumano: in media e' 10 anni piu' vecchio a parita' di eta' anagrafica.
La ricerca e' stata condotta da Severine Sabia della University College di Londra e pubblicata sulla rivista Archives of General Psychiatry. Nel lavoro non si e' riscontrato, pero', un analogo risultato per le donne, ma i ricercatori sono gia' al lavoro per indagare i motivi di questa differenza di genere.
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giovedì, 02 febbraio 2012
La depressione e' causata dall'assenza di proteina Tau?
Gli scienziati che hanno fatto esperimenti coi topi, sanno che se mettono questi animali sani in un recipiente di acqua, gli stessi vi nuotano con la testa fuori dell'acqua per salvarsi la vita.
Ora in un esperimento con specifici topi transgenici, in cui nel loro cervello c'e' deficienza della proteina Tau, succede invece che gli stessi si abbandonino, senza sforzarsi di sopravvivere, non fanno nulla quando stanno affogando, avendo perso interesse. Mangiare mangiano, ma senza nessuna particolare attenzione per cio' che mangiano. Un comportamento depressivo che ha sorpreso gli scienziati, un'équipe di esperti in Alzheimer del Centro de Biología Molecular Severo Ochoa, del CSIC e la Universidad Autónoma de Madrid (UAM).
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domenica, 22 gennaio 2012
Dormir poco fa venire fame (con il rischio di diventare obesi)
Una nuova ricerca dell'Università di Uppsala ha dimostrato che una specifica regione del cervello che contribuisce alla sensazione di appetito è più attiva quando una persona osserva immagini di alimenti dopo una notte insonne rispetto a una notte di sonno normale. Nel lungo periodo, quindi, dormire poco può influenzare il rischio di diventare obesi. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.
LA FAME - I ricercatori Cristiano Benedetto e Helgi Schioth , del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Uppsala, hanno dimostrato in un precedente articolo, pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition, che nei giovani uomini di peso normale perdere una notte intera di sonno fa consumare meno energie la mattina seguente e fa crescere la fame.
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domenica, 05 settembre 2010
Ricerca, il Nobel Capecchi: Italia non offre futuro ai giovani
'L'Italia ha grandi talenti e creativita' ma mancano le opportunita' per i giovani, che hanno idee per fare ricerca ma che di fatto non possono farla'. E' quanto ha affermato sullo stato della ricerca italiana il premio Nobel per la medicina, Mario Capecchi, a margine del convegno 'Le due culture' in svolgimento al Biogem.
'In Italia - ha proseguito il Nobel di origini italiane - mancano gli investimenti per la ricerca di base, che e' poi quella che viene usata per le applicazioni che fanno muovere anche l'economia. Con questa situazione, se avessi studiato in Italia, forse non avrei avuto le opportunita' di fare ricerca che mi hanno consentito di ottenere il Nobel'.
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domenica, 09 maggio 2010
Farmacisti ben visti dai consumatori. Ricerca
La figura del farmacista gode di notevole credito agli occhi dei cittadini, i quali preferiscono ancora la farmacia ai canali alternativi per la distribuzione del farmaco. Ma l'avvio delle liberalizzazioni e i cambiamenti di mercato potrebbero in futuro mettere in crisi il modello di farmacia tradizonale. E' quanto emerge da una ricerca condotta dall Osservatorio federale sulle nuove frontiere della professione del farmacista, che sara' presentata domani nel corso di Cosmofarma Exhibition 2010. Lo studio, realizzato con il contributo della Sda Bocconi, evidenzia inoltre che la farmacia ha una buona quota di mercato anche per altri prodotti, come quelli medicali, dermocosmetici ed erboristici, per i quali e' considerata tra i primi tre canali di riferimento. Tuttavia il 27,8% ha dichiarato di comprare abitualmente farmaci nei supermercati e il 24.6% in parafarmacia. Dati, spiega Erika Mallarini, della Sda Bocconi, che dimostrano come si inizi progressivamente a osservare un cambiamento nei comportamenti di acquisto del cittadino italiano . Dalla ricerca viene fuori che l'elemento che piu' incide sulla disponibilita' del cliente a mantenere un rapporto con la farmacia e' la fiducia. Che dipende essenzialmente da due fattori: la fiducia nel farmacista, e la soddisfazione verso il servizio reso in farmacia, che ad oggi risulta essere molto alta: 6,35 su una scala di Likert 1-7.
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