lunedì, 21 maggio 2012
La responsabilita’ civile e penale dell’amministratore di condominio
da Aduc - di Alessandro Gallucci
L’amministratore è il mandatario dei condomini (o del condominio, la differenza non è di poco conto e ci riferiamo ai proprietari solo perche’ quella è l’indicazione preponderante in giurisprudenza, cfr. Cass. SS.UU. n. 9148/08).
Come legale rappresentante della compagine, egli commettere errori e quindi incorrere in responsabilita’ connesse all’espletamento dell’incarico. Errori o, peggio, comportamenti volontari ai quali sono riconnesse responsabilita’ di tipo civile e penale.
Partiamo da queste ultime. L’amministratore “fugge con la cassa condominiale”? Egli commette il reato di appropriazione indebita aggravata. Il mandatario si mette d’accordo con le imprese per gonfiare le fatture per la prestazione dei servizi per incassare piu’ del dovuto e spartirsi il malloppo? Allora è punibile per truffa.
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giovedì, 22 aprile 2010
«Privacy, su Internet non tutto può essere permesso» .I motivi della condanna di Google per il video su Down
Per la legge non esistono zone franche, nemmeno su Internet. E in base alle norme sulla privacy i dirigenti italiani di Google sono responsabili dei contenuti dei loro siti. Per questo sono stati giudicati colpevoli.
Questi alcuni dei principi affermati nelle motivazioni della sentenza con la quale lo scorso febbraio il tribunale di Milano ha condannato a sei mesi di reclusione tre fra dirigenti ed ex dirigenti di Google, ritenuti colpevoli di violazione delle norme sulla privacy per non aver impedito la pubblicazione di un video in cui si vede un minore Down insultato e umiliato dai compagni di classe sul sito Google Video. La «sconfinata prateria di Internet» non può essere quel luogo «dove tutto è permesso e niente può essere vietato». Esistono «leggi che codificano comportamenti e che creano degli obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una responsabilità penale », si legge in uno dei passaggi delle motivazioni depositate dal giudice Oscar Magi. «Google Italy trattava i dati contenuti nel video caricati sulla piattaforma e ne era responsabile». L’informativa sulla privacy secondo Magi era del tutto carente «e comunque o talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge». Motivazioni a cui Google ha reagito sostendo che la condanna «attacca i principi stessi su cui si basa Internet ». Se questi non venissero rispettati, «il Web così come lo conosciamo cesserebbe di esistere e sparirebbero molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici che porta con sé».
La sentenza, che ha suscitato un’eco internazionale, aveva suscitato la reazione della stessa ambasciata americana in Italia, che si era detta «delusa» dal verdetto, citando le parole del segretario di Stato Hillary Clinton, la quale nella polemica dei mesi scorsi con la Cina sulla censura ha definito Internet libero come un «diritto umano». (N.S.)
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