giovedì, 08 marzo 2012
8 marzo, donne rischiano povertà più degli uomini
Le differenze di genere esistono, eccome. Le donne più degli uomini corrono il rischio di soffrire di povertà e di esclusione sociale. E l’Italia ha il triste primato del paese europeo nel quale la differenza è più marcata: in pericolo di indigenza è il 26,3% delle donne contro il 22,6% degli uomini, con un gap di genere ben superiore a quello medio europeo (pari a poco più del 2%). Le differenze, neanche a dirlo, sono forti anche nel tasso di occupazione, che vede le donne “rimontare” posizioni solo quando aumenta il livello di istruzione.
I dati dell’Indagine Eurostat pubblicata oggi in occasione dell’8 marzo, festa della donna, fotografano una realtà dove ancora è lontana la parità di genere. Basti pensare al rischio di finire in condizioni di povertà. In tutti gli stati dell’Europa a 27, fra le donne è più alto il rischio di povertà o di esclusione sociale rispetto agli uomini.
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venerdì, 23 luglio 2010
Italia, i poveri sono sempre più poveri
La crisi ha selezionato i suoi bersagli con cinismo, trascinandoli ai margini della società: sono i giovani, gli operai, le famiglie numerose, gli immigrati. E i bambini, come sempre. Categorie che erano deboli anche prima del sisma finanziario, con il risultato che il Belpaese, nel 2009, non registra rispetto all’anno precedente un aumento del numero complessivo dei poveri, quanto un netto peggioramento delle condizioni di coloro che già erano indigenti o barcollavano. Nel tirare le somme della situazione italiana, la Commissione di indagine sull’esclusione sociale - a fine mandato - guarda preoccupata al futuro: «Finora cassa integrazione e welfare familiare hanno retto l’urto e salvato il ceto medio, ma cosa succederà quando gli ammortizzatori si esauriranno?». Gli esperti propongono - senza l’entusiasmo del ministero del Lavoro - l’istituzione del reddito minimo.
Intanto, fuori dalla logica dei più e dei meno, restano i numeri assoluti, che continuano a gridare vendetta: 2milioni 650mila famiglie vivono con meno di mille euro al mese, ovvero 7milioni 810mila persone, il 13 per cento della popolazione. Più di 3 milioni di individui (oltre il 5 per cento del Paese) sono "poveri poveri", che non hanno i soldi per i beni essenziali. E in una casa su sei c’è la paura di non poter sostenere una spesa improvvisa, oppure si resta indietro nei pagamenti. Sono dati nazionali che, come al solito, hanno i picchi più bassi al Nord e raggiungono apici al Sud, dove una famiglia ogni quattro è a rischio di esclusione sociale.
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martedì, 20 aprile 2010
«Una nuova social card per arginare la povertà»
PAOLO LAMBRUSCHI - da L'Avvenire
Per le Acli la lotta alla povertà estrema deve aprire la stagione delle riforme. E alla Cattolica, durante la seconda giornata della conferenza organizzativa, l’associazione dei lavoratori cristiani ha proposto una social card riveduta e corretta, che entro tre anni possa raggiungere le famiglie italiane - sono il 4,2% - sotto la soglia d’indigenza.
Misura che unirebbe un contributo economico più alto (da 40 a 133 euro mensili a nucleo) a un pacchetto di servizi alla persona. E che sarebbe sostenibile per le casse dello Stato. Le Acli stimano una spesa aggiuntiva di 665 milioni all’anno fino al 2013, meno di due miliardi di euro. Fondamentale la sussidiarietà. Un ruolo chiave spetterebbe infatti ai Comuni, erogatori dei servizi, e al Terzo settore, coinvolto nell’identificazione dei bisognosi e nella fornitura di servizi in convenzione. Il progetto è stato elaborato con un gruppo di ricercatori dell’ateneo di largo Gemelli coordinata da Cristiano Gori.
Alle Acli non è piaciuta la prima Social card. «Vero – ha puntualizzato Olivero – andiamo a rinnovare dall’interno uno strumento che all’inizio non ci ha visti entusiasti. Si tratterebbe però della prima misura del genere in Italia. Chiediamo a tutti pragmatismo».
Due le critiche messe in conto. La prima, nel Belpaese dei furbi, di aiutare falsi poveri. La seconda di varare misure assistenziali che non stimolino la ricerca di lavoro «Occorre rigore supplementare nei controlli da parte dello Stato – ha ribattuto il presidente delle Acli – altrimenti non si farà mai nulla. Noi siamo per mantenere la presentazione del modulo Isee per accertare il reddito delle famiglie. Assistenzialismo? I servizi offerti devono riguardare anche istruzione e formazione professionale».
Secondo Cristiano Gori, lo strumento così rivisto consentirebbe di varare un vero e proprio laboratorio di federalismo nel campo del welfare.
«Nel settentrione – ha dichiarato lo studioso – il costo della vita è nettamente superiore, sino al 30% di differenza, ma la soglia di disponibilità economiche da non superare per ricevere la Carta e il suo importo sono i medesimi in tutto il paese. Questo significa, in termini reali, svantaggiare il Nord. La Card corretta prevede invece soglie d’accesso e importi differenziati in base al costo della vita dei territori».
D’accordo anche la Cisl. «L’allargamento dell’utenza della Social card è positivo – ha detto Pietro Cerrito, segretario confederale per le politiche sociali – perché la povertà non riguarda solo gli over 65».
La Caritas italiana condivide l’idea. «L’interessante proposta delle Acli – ha dichiarato il vicedirettore Francesco Marsico – rappresenta un invito realistico al governo a essere coerente con gli obiettivi che si è dato nella lotta alla povertà assoluta».
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domenica, 06 dicembre 2009
CRISI: CENSIS, 30% FAMIGLIE ARRIVA A STENTO A FINE MESE
Non solo un 30% di famiglie che, come afferma oggi il Censis, a stento arriva alla fine del mese. Esiste in Italia un'ampia fetta di cittadini (circa 3 milioni, pari al 4,4% delle famiglie) che oggi vive sotto la soglia di povertà. Lo afferma il Codacons, commentando i dati odierni del Censis.
"Si tratta di numeri allarmanti che dovrebbero scuotere chi oggi ci governa - afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - Ciò che appare lampante da questa indagine Censis è come il fenomeno del caro-prezzi giochi un ruolo fondamentale nell'impoverimento degli italiani. Non a caso il 39,7% della popolazione ha legato i propri acquisti ai prezzi più convenienti e il 15,6% delle famiglie ha ridotto la quantità di alimenti consumati. Ed è proprio sul fronte prezzi che il Governo, che finora ha fatto poco e nulla per i consumatori italiani, deve intervenire - conclude Rienzi - punendo le speculazioni, aumentando la concorrenza tra operatori, liberalizzando i saldi e tagliando la filiera che genera ricarichi del 1000%'. (foto adnkronos)
14:00 Scritto da: consumatori in RASSEGNA STAMPA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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