martedì, 14 febbraio 2012

Parti cesarei, Cittadinanzattiva: allineare le tariffe di rimborso ed estendere l’epidurale

parti.jpgda Help Consumatori

Venerdì scorso il Ministro della salute Renato Balduzzi ha disposto un controllo dei Nas per accertare il ricorso non appropriato al parto cesareo nei reparti di ostetricia delle strutture sanitarie di ricovero e cura pubbliche e private.

Secondo una segnalazione dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), infatti, in alcune regioni il ricorso al parto cesareo è così diffuso da far sorgere l’ipotesi di una utilizzazione opportunistica dello stesso non basata su reali condizioni cliniche.

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martedì, 29 giugno 2010

Parti cesarei, l’Italia della maternità «meccanica»

CESAR.jpgdi Daniela Pozzoli - da L'Avvenire

Si potrebbe dire che è una delle facce della cultura della sterilità che ha nella contraccezione e nel ricorso alla procreazione assistita i suoi punti di forza. Si tratta dell’eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto, vissuti più come una malattia che come un fatto naturale, e che spiega quell’incremento altrimenti ingiustificato di tagli cesarei nel nostro Paese. Giocano anche un ruolo importante il medico che spesso va sul sicuro con un "taglio" più che con un parto vaginale e la paura delle donne, troppo spesso disinformate anche sul loro diritto a dire "no" davanti alla proposta di intervenire chirurgicamente. «Il rifiuto dell’intervento deve essere una delle possibili opzioni per la gestante», si legge infatti nelle Linee guida emanate l’11 febbraio dall’Istituto superiore di sanità (Iss), le prime in materia.
Il dato italiano ha dell’incredibile se si pensa che si è passati dal 5% degli anni ’50 al 33% del 2000, fino ad arrivare al 38% nel 2008. Unico a contenderci il primato in Europa è il Portogallo con il 33%. Risale al 1985 la raccomandazione dell’Oms – del tutto disattesa – di non eseguire più di un parto cesareo ogni 7, ovvero il 15%: è questo il valore limite per garantire il massimo beneficio alla salute generale delle mamme e dei bebè. Ma se in tutti i Paesi europei si «sgarra», l’Italia supera di gran lunga i valori registrati nel resto della Ue che sono intorno al 20-25%. Va riconosciuto alla Francia di ricorrere al «taglio» solo nel 20% dei casi, in Inghilterra nel 23%; Olanda e Slovenia addirittura scendono sotto il 15%. Esiste inoltre nel nostro Paese una forte differenza tra regione e regione; si oscilla tra il 20% dei cesarei registrati nella provincia autonoma di Bolzano al clamoroso 62% della Campania, cui seguono la Sicilia (52,91%), il Molise (52%), la Puglia (50,60%) e la Basilicata (48,19%).

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sabato, 13 febbraio 2010

Parto cesareo e analgesia. Una lotta senza fine col ministero che vuole solo far partorire nel dolore

parto.jpgda Aduc - di Senatrice Donatella Poretti - gruppo PD  Raicali

Ieri l'Istituto Superiore della Sanita' ha presentato le proprie linee guida per cercare di contenere i parti cesarei. Un fenomeno che vede il nostro Paese al primo posto in Europa e con un trend di crescita (38% nel 2008).
Linee guida che si esplicano in due opuscoli, uno per le
gestanti e l'altro per i sanitari. Opuscoli in cui si da' per scontato che l'unica alternativa al parto cesareo sia quello vaginale del “partorirai nel dolore”: sono sostanzialmente assenti le spiegazioni di come quest'ultimo possa essere affrontato con meno dolore; assenza che e' grave in considerazione del fatto che la maggior parte delle gestanti sceglie il cesareo proprio per paura del dolore.
Le spiegazioni e la presentazione dell'analgesia epidurale e' assente nell'opuscolo per le gestanti. Altrettanto in quello per i sanitari, salvo poi leggervi: “qualora il motivo della richiesta di taglio cesareo da parte della donna sia riconducibile primariamente alla paura del parto, si raccomanda di offrire, gia' durante la gravidanza, interventi informativi e di supporto standardizzati e validati (come l’assistenza one-to-one e l’offerta di parto-analgesia anche non farmacologica), in grado di rassicurare la gestante e sostenerla nel processo decisionale”. “Parto-analgesia anche non farmacologica”? Dando per scontato che chi legga sappia gia' che c'e' quella farmacologica e comunque “rassicurandola” -farmaci cattivi?- che potrebbe anche non soffrire senza l'uso dei farmaci... se questo non e' un tabu', cos'altro potrebbe essere?
Nella passata legislatura (ministro Livia Turco) l'analgesia epidurale fu inserita tra i Lea (livelli essenziali di assistenza), ma si trattava di un decreto poi bloccato dalla tesoreria di Stato. Poi promesse, date preannunciate e una legge sul dolore che avrebbe potuto benissimo includerla. Ma niente. Addirittura un emendamento della Leganord (quindi di maggioranza, sen. Fabio Rizzi), sostenuto anche da diversi parlamentari dell'opposizione, su pressione del Governo, fu ritirato.

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