martedì, 13 aprile 2010

Giornata mondiale del Parkinson: il problema principale è il deficit informativo

James_Parkinson.jpgda ADUC - Articolo di Rosa a Marca

L'11 aprile si è celebrata la Giornata mondiale del morbo di Parkinson in coincidenza con la data di nascita di sir James Parkinson, il primo ad averne descritto i sintomi. Scopo della ricorrenza è quello di dare attenzione ai malati, ma soprattutto di informare e sensibilizzare.

L'importanza della diagnosi tempestiva

"Il deficit informativo è un grosso problema. Il Parkinson è una malattia tanto più trattabile quanto più la si individua per tempo. Molte persone, anche famose, hanno aspettato troppo. E in troppi la ammettono solo quando si trovano nello stadio in cui non è più possibile tenerla a bada", spiega Walter Pirker della clinica universitaria di neurologia di Vienna. Tra i malati famosi si possono citare Muhammad AliJohnny Cash, Salvador Dalì, Michael J.Fox, Katharine Hepburn o anche Adolf Hitler e Mao Tse-Tung. "E' noto che tra le affezioni neurologiche il Parkinson è una di quelle su cui si può intervenire più facilmente. Se la diagnosi è precoce, il paziente ha una speranza di vita normale e può vivere in condizioni accettabili per molti anni grazie a cure farmacologiche appropriate".
Il Parkinson è una malattia neurologica progressiva che colpisce circa l'un per cento della popolazione oltre i sessant'anni, e riguarda più gli uomini delle donne. La possibilità d'ammalarsi aumenta con l'avanzare dell'età; il rapporto è grosso modo del 78% oltre i 61 anni e del 22% sotto quella soglia. Esistono anche delle forme precoci: nella fascia dei 40-44 anni si verifica un caso ogni diecimila persone.

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mercoledì, 17 febbraio 2010

Alzheimer e Parkinson: la proteina dei ricordi

RICRD.jpgDA GIOIA SALUTE

Si chiama Sox2, ma potrebbe essere ribattezzata "proteina dei ricordi". Secondo uno studio sponsorizzato da Telethon e pubblicato su Nature Neuroscience da Silvia Nicolim ricercatrice dell'Università di Milano Bicocca, la proteina risveglia le cellule staminali del cervello, attivando i circuiti che nell'ippocampo svolgono un ruolo chiave per la memoria a lungo termine. lo studio, per ora realizzato solo su cavie, potrebbe rivelarsi molto importante in futuro. Infatti, conoscere i meccanismi genetici che regolano le funzioni delle cellule staminali neurali è il primo passo verso un possibile impiego di queste cellule nella terapia rigenerativa di malattie neurologiche come il morbo di Alzheimer e Parkinson.

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