lunedì, 15 febbraio 2010
Nucleare e salute, un'altra ragione per dire no
Sono in molti ad essere spaventati dal ritorno del nucleare in Italia. Le ragioni sono le più diverse, ambientali, economiche, etiche, sociali. Meno indagate, ma altrettanto allarmanti, sono invece gli aspetti legati alla salute: sono ormai numerosi gli studi che mettono in relazione l'esposizione anche minima alle radiazioni con lo sviluppo di gravi malattie e mutazioni.Lo stoccaggio delle sostanze radioattive è uno dei processi più dispendiosi
Le perplessità sono innanzitutto ambientali, dovute oltre all'enorme impatto sul territorio, al fatto che una centrale nucleare necessita, per funzionare, di elevatissime quantità di acqua per il raffreddamento (la Francia vi impiega il 40% delle sue risorse idriche) e spesso di una centrale a carbone ausiliaria che fornisca l'energia necessaria ad estrarre il plutonio dall'uranio.
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lunedì, 08 febbraio 2010
No al nucleare in Lombardia ed in Italia
La notizia di questi giorni è che il governo ha deciso di impugnare di fronte alla Corte costituzionale le tre leggi regionali con cui Puglia, Campania e Basilicata vietano l'installazione di centrali nucleari nei
rispettivi territori.
Con una decisione ispirata ad un becero centralismo viene così smentito il federalismo da osteria di cui tanto
si vanta la Lega Nord. Da mesi Regioni e governo si trovano contrapposte sull'atomo cosiddetto civile. Il 27 gennaio scorso la Conferenza delle Regioni ha bocciato a maggioranza il piano da 13.000 Megawatt nucleari (4 reattori EPR francesi già concordati, presumibilmente altri 6 AP1000 USA, con una seconda cordata in via di
costituzione). Le uniche a votare contro sono state la Lombardia di Roberto Formigoni, assieme al Veneto e al Friuli Venezia Giulia. 11 Regioni si sono rivolte alla Corte Costituzionale con un ricorso contro la norma che prevede la possibilità di avviare la costruzione di una centrale nucleare o di un impianto di trattamento delle scorie anche in
presenza di un parere contrario degli enti locali e delle Regioni interessate, perdipiù militarizzando i siti scelti.
Il pronunciamento è atteso per giugno.
L'IDV, come è noto, ha presentato una richiesta abrogativa di referendum contro la legge 99/2009, il decreto "Sviluppo" che fa da base per il ritorno del nucleare in Italia, ma si è dichiarata disposta a concordare tempi e modi dell'iniziativa con un più largo fronte di partiti, associazioni, movimenti.
Oggi il movimento di Di Pietro apre il suo congresso. Speriamo che la discussioni porti consiglio: scarti una logica elettoralistica di breve periodo e valuti un uso accorto dello strumento referendario, per contenuti, modalità e tempi (sarebbe il caso di aspettare lo step della definizione delle zone per poter contare sull'appoggio "incazzato" della fascia "nimby" della popolazione).
15:00 Scritto da: consumatori in ENERGIA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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