sabato, 17 luglio 2010

«Burqa da vietare nasconde il volto»

DIVIETOB.pngda L'Avvenire - di Andrea D'Agostino

 Indossare burqa o niqab non costituisce un obbligo religioso che deriva dal Corano, né viene riconosciuto come tale dalla maggioranza delle scuole giuridiche islamiche. Lo ha sottolineato il Comitato per l’islam italiano presieduto dal ministro Roberto Maroni durante la riunione al Viminale, in cui si è sottolineato che «la riconoscibilità delle persone deve essere garantita, tanto più a fronte del rischio internazione, che non è scomparso, collegato al terrorismo». Il giorno dopo la prima approvazione in Francia del progetto di legge che proibisce la «dissimulazione del volto» in tutto lo spazio pubblico -senza però citare il velo - , in Italia il Comitato ha stabilito che la materia va «deconfessionalizzata»: è necessario, cioé, che «le leggi evitino ogni specifico riferimento all’Islam e a questioni che attengano al velo o alla condizione della donna musulmana», ma devono ribadire che «persone travisate in modo da non essere riconoscibili - salvi giustificati motivi che attengono alla salute o alla sicurezza nella circolazione o sul lavoro - , non possono essere identificate dalle Forze dell’ordine, individuate dai conoscenti e, se del caso, descritte dai testimoni».

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mercoledì, 10 marzo 2010

Commissario europeo contro il divieto del burqa

donne_burqa.jpg

Alla vigilia della festa della donna, il Commissario per i Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa ha voluto dire la sua sul velo islamico. "La proibizione del burqa e del niqab non libererebbe le donne oppresse ma potrebbe, al contrario, aggravare la loro esclusione nelle società europee", ha spiegato Thomas Hammarberq nel "punto di vista" pubblicato il 7 marzo sul sito del Consiglio d'Europa. Sarebbe "una misura mal ispirata, che colpisce la vita privata". Secondo il commissario svedese, Il divieto generale potrebbe urtare contro la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in un'ottica del rispetto della vita privata e del diritto di manifestare la propria religione o convinzione. Questi diritti, rammenta, non possono essere limitati se non per motivi legati alla sicurezza pubblica, alla salvaguardia dell'ordine, della salute o della morale, oppure alla tutela dei diritti e delle libertà altrui. Nessuno ha potuto dimostrare, sostiene, che indossare il velo integrale metta a repentaglio l'uno o l'altro di questi principi. Pur riconoscendo che "lo statuto della donna in alcuni gruppi religiosi è un problema grave da non eludere", Thomas Hammarberg ritiene che "non è vietando l'abbigliamento, che è solo un sintomo, che si potrà rimediare". In linea generale, lo Stato deve evitare di legiferare su come la gente si veste. Infine: "Il divieto del burqa e del niqab sarebbe deleterio quanto la condanna delle caricature danesi. In altri termini, non esiste tolleranza senza reciprocità".

 

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