martedì, 04 maggio 2010
Morte Cucchi, Procura: picchiato e non curato, ma non è omicidio. Sono 13 gli indagati
E' stato lasciato morire Stefano Cucchi. Per ore i medici della struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini di Roma, dove il geometra romano morì il 22 ottobre scorso (una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga),per giorni non hanno fatto nulla, non hanno messo in atto neanche le piu' elementari procedure, come somministrare un cucchiaino di zucchero, che gli avrebbero potuto salvare la vita. E' un quadro drammatico quello che emerge dal capo di imputazione firmato dai pm della Procura di Roma Vicenzo Barba e Maria Francesca Loy depositato oggi. In totale sono tredici gli indagati al termine di una inchiesta durante la quale i pm hanno acquisito oltre 80 testimonianze. Per sei medici, tre infermieri e un dirigente del provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria (Prap) le accuse sono, a vario titolo, di favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica. I reati contestati, invece, ai tre agenti penitenziari sono lesioni e abuso di autorita'. Per i primi viene a cadere l'accusa di omicidio colposo ma secondo i magistrati della procura di Roma, la morte conseguente all' "aabbandono di persona incapace" profila una fattispecie piu' grave, sanzionabile fino ad 8 anni di reclusione rispetto ai 5 anni previsti dall'omicidio colposo. Nel capo di imputazione i pm scrivono che i medici e gli infermieri in servizio dal 18 ottobre al 22 ottobre dello scorso anno "abbandonavano Stefano Cucchi del quale dovevano avere cura" in quanto "incapace di provvedere a se stesso".
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lunedì, 12 aprile 2010
Cucchi. Perizia parte civile: morto a causa del pestaggio
''La frattura lombare L3, oggettivamente di tipo acuto, ha determinato un impegno a livello nervoso-midollare avviandola catena di eventi che ha portato alla morte''. Cosi' il professor Vittorio Fineschi, dell'universita' di Foggia, ha illustrato, insieme con gli altri componenti del pool di periti di parte, Giuseppe Guglielmi e Cristoforo Pomara, gli esiti della perizia di parte civile chiesta dalla famiglia di Stefano Cucchi per indagare sulle cause della morte del geometra romano. La perizia e' stata presentata questa mattina alla Camera dei Deputati dai tre medici alla presenza della sorella di Stefano, Ilaria, del presidente di 'A buon diritto', Luigi Manconi, dell'avvocato dei Cucchi, Fabio Anselmo, e di diversi parlamentari, tra cui Rita Bernardini, Guido Melis e Melania Rizzoli. I tre periti hanno ripercorso le vicende di Stefano Cucchi sulla base, hanno spiegato, di un approfondito studio del materiale radiologico, tac e risonanza magnetica. Dalle risultanze dell'autopsia emerge concordemente ''un grave quadro da traumi contusivi chiusi'' al volto, all'addome e alla colonna, come hanno spiegato gli esperti. In particolare ''la frattura alla terza vertebra lombare risulta recentissima, come prova - ha spiegato uno dei medici - l'assenza di callo osseo''. Nel caso di Cucchi, si legge nella sintesi della perizia, il trauma lombare ''esercita un significativo effetto sulla funzione nervosa vagale che si estrinseca in maniera subdola a seguito del danno traumatico. E' infatti dimostrato - prosegue il testo - che i pazienti con lesioni midollari che interessano le prime vertebre lombari presentano un alto rischio di disfunzione cardiaca''. Cucchi, all'accesso il 17 ottobre all'ospedale Pertini, presentava un battito cardiaco di 49 battiti al minuto, a fronte di un battito normale di 60-90 battiti al minuto.
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