giovedì, 27 ottobre 2011
Malasanità, metà dei casi concentrati in Calabria, Sicilia e Lazio
Complessivamente da fine aprile 2009 al 30 settembre 2011 i presunti errori sanitari sono stati 326 (di cui 223 terminati con il decesso del paziente) e 144 le altre criticita' (di cui 106 con morti). Piu' della meta', cioe' 239, spettano a Lazio (51 casi e 35 morti), Calabria (97 e 78) e Sicilia (91 e 66), la cui media complessiva e' di 3,6 casi al giorno. Seguono Puglia (32 e 21) e Campania (31 e 25).
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lunedì, 08 novembre 2010
Malati di Sla in lotta per i loro diritti. Lettera ai ministri
On.le Ferruccio Fazio Ministro della Salute
On.le Maurizio Sacconi Ministro Lavoro e Politiche Sociali
On.le Giulio Tremonti Ministro Economia e Finanza
Egregi Ministri,
Vi scrivono due malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), a nome di numerosi altri malati e dalle loro famiglie, che da anni attendono l'approvazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per una assistenza domiciliare adeguata e che possa definirsi degna di un paese civile.
I malati SLA e le loro famiglie sono stanchi di promesse: hanno seguito per anni i lavori delle Commissioni, ultima in ordine di tempo la Consulta delle Malattie Neuromuscolari che, nominata dal Ministro Fazio, ha prodotto documenti regolarmente accantonati.
I "nuovi" Livelli Essenziali di Assistenza, ritirati oltre due anni fa dall’attuale governo, “sono stati rivisti e su quello schema sono confluite elaborazioni e considerazioni provenienti dalla Commissione nazionale per la definizione e l’aggiornamento dei LEA, organismo che è stato istituito appositamente, che nell’approvare i vari elaborati, ha tenuto presente non solo del rapporto positivo costo-efficacia, ma anche del criterio della coerenza col quadro delle disponibilità finanziarie del servizio nazionale” (per usare le parole del Sottosegretario Vegas). Due lunghi anni per arrivare ad nuova stesura e poi, dal febbraio di quest'anno, la pratica è ferma sul tavolo del Ministro dell’Economia per la quantificazione dei costi. Più che una scrivania, un binario morto.
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giovedì, 24 giugno 2010
MAIL: Malasanità
I questa Italia sono permessi Ospedali pubblici, cliniche private "convenzionate" ,che fanno concorrenza al pubblico e cliniche private.
Non é possibile , invece, aprire una farmacia privata non convenzionata, perché creerebbe una "turbativa" ai baroni della pianta organica, il sindacato di 17.000 titolari , su 80.000 farmacisti, tiene in ostaggio la professione di farmacista e detta regole medioevali sostenute da questo governo di falsi liberisti dove é rappresentato da tre senatori e tre deputati.
500.000 sanitari (medici,veterinari,farmacisti ed ostetriche) rinnovano gli Ordini senza liste predefinite e con i presidenti uscenti a dirigere il seggio elettorale, roba da repubblica delle...banane!
Ancora esistono enti previdenziali inutili, a noi ma non a loro, come Enpaf,Enpam , ed Enpav, ogni tentativo di accorparli all'Inps é fallito miseramente, le cricche gestistono migliaia di alloggi con "vista Colosseo" ed le inchieste della Magistratura sono finite nel porto delle nebbie!
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sabato, 19 giugno 2010
Sanità, costretta a portarsi letto antidecubito in ospedale
Quello della donna che, su indicazione di un operatore sanitario, ha portato in un ospedale padovano un materasso antidecubito per l'anziana madre ricoverata e' solo uno dei casi di mala-assistenza sanitaria, almeno per quanto riguarda le dotazioni essenziali di un ospedale la cui incompletezza grava sulle tasche dei pazienti.
Al Tribunale per i Diritti del Malato sono pervenute negli anni diverse segnalazioni che riguardavano 'la mancanza di sapone, carta igienica, lenzuola, ma anche degli stessi medicinali, specialmente di quelli piu' costosi. C'e' anche chi si e' dovuto portare il cibo da casa, perche' i rigidi orari dei pasti, 6,30 per la colazione e le 11 per il pranzo, erano inadatti per i pazienti e gli alimenti dopo una certa ora vengono portati via'. Si e' anche arrivati, denuncia il Tribunale, al paradosso di un ospedale di Catanzaro dove gli ambulanti girano nei reparti e chiedono direttamente ai pazienti se hanno bisogno di beni di prima necessita' che sono pronti a fornire'.
Tempo fa un'associazione di pazienti aveva denunciato la mancanza, in un grande ospedale romano, di federe, pannoloni, assorbenti, pomate e persino asciugamani, mentre 'puo' capitare di doversi procurare da soli medicine o disinfettanti'. E i costi per i pazienti lievitano, specialmente per le malattie piu' gravi e se non si e' autosufficienti.
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giovedì, 22 aprile 2010
Parti sicuri: il primato mondiale va all’Italia
L’Italia della malasanità? Non è quella fotografata dal rapporto pubblicato questa settimana sulla prestigiosa rivista scientifica 'Lancet'. Che ci incorona come il Paese più sicuro al mondo in fatto di parti.
Nonostante una diminuzione di oltre il 35% in 30 anni, ancora oggi ogni anno circa 350mila donne muoiono nel mettere alla luce il proprio bambino. Non nel Belpaese, dove si registra il numero più basso di decessi: solo 4 donne l’anno, per un totale di 100mila nuovi nati. E pensare che, secondo 'Lancet', la mortalità è invece aumentata in Paesi ricchi come Usa, Canada, Danimarca. In particolare, un dato allarmante è proprio quello che riguarda gli Stati Uniti: qui le donne che muoiono di parto sono passate da 12 su 100mila parti (nel 1998) a 17 (nel 2008): un aumento del 42%, e un tasso quattro volte più alto di quello italiano. «Questo primato italiano – ha commentato il sottosegretario alla Eugenia Roccella – è dovuto a un sistema sanitario regionale che garantisce il diritto d’accesso e si fa carico dell’intero percorso della gravidanza; ma anche a una cultura diffusa rispettosa della vita e attenta alla tutela della maternità.Vogliamo mantenere questa peculiarità e vorremmo che l’Italia si proponesse come leader per i programmi mondiali contro la mortalità materno infantile, che nei Paesi del Terzo mondo non è mai sensibilmente diminuita». Le donne vittime di parto, infatti, sono ancora troppe nel mondo: lo studio di 'Lancet', condotto da Christopher Murray dell’Università di Washington a Seattle, rileva che il tasso di mortalità globale tra le mamme è passato sì da 422 per 100mila nel 1980 a 251 nel 2008, ma che è ancora altissimo. In particolare, un decesso su 5 (61.400 nel 2008) è legato all’Hiv, mentre quasi l’80% delle morti si è concentrato in 21 paesi nel 2008, il 50% in India, Nigeria, Pakistan, Afghanistan, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo. A ciò si devono aggiungere 3,6 milioni di nuovi nati che non sopravvivono oltre il primo mese di vita e 5,2 milioni che muoiono entro i 5 anni. Molti di questi sono vittime di ritardi culturali e sociali, di parti in casa, di assistenza e igiene scarsi, tanto che si stima che ogni anno circa 3 milioni di vite appena nate potrebbero essere risparmiate e con loro da metà a due terzi delle donne.
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