venerdì, 03 febbraio 2012
C’era una volta il Made in Italy, in mani straniere molti marchi storici
“In dodici mesi sono stati ceduti all’estero tre pezzi importanti del Made in Italy alimentare che sta diventando un’appetibile terra di conquista per gli stranieri”. A lanciare l’allarme è stato Sergio Marini, presidente della Coldiretti, in occasione dell’inaugurazione della Fieragricola di Verona, dove al padiglione 3 stand C2 è stato allestito “lo scaffale del Made in Italy che non c’è piu’”. Marini ha spiegato che si tratta di “un processo favorito dalla crisi di fronte al quale occorre accelerare nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi”.
14:00 Scritto da: consumatori in ALIMENTI, IMPRESE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
sabato, 28 gennaio 2012
L’italian sounding e il caso Simest
da Help Consumatori - di Silvia Biasotto
Parmesan, Parmesanito, Parmesao. Sono i nomi fantasiosi le imitazioni all’estero del nostro Parmigiano. Prodotti che richiamano il concetto di italianità, ma che di italiano, nella ricetta e nelle materie prime, nulla hanno.
E’ il fenomeno dell’italian sounding, una delle forme più subdole di contraffazione alimentare. Difficile da accettare in qualità di consumatori e produttori italiani. Ancor più difficile se poi si scopre che proprio lo Stato italiano, anche se indirettamente, finanzia situazioni del genere. E’ il cd caso Simest, la storia di una società a partecipazione governativa che controllerebbe aziende che all’estero producono prodotti che richiamano il made in Italy ma che non hanno nulla a che fare con l’Italia.
12:00 Scritto da: consumatori in ALIMENTI, FRODI COMMERCIALI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
giovedì, 26 gennaio 2012
La triste storia del pecorino romeno
da Unione Nazionale Consumatori
“Come uscire dalla crisi se si accetta che risorse e tradizione siano trasferite all’estero a danno del made in Italy?” E’ quanto si chiede Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando la triste vicenda del pecorino prodotto in Romania anche grazie ai finanziamenti pubblici italiani.
“E’ purtroppo emblematico -dichiara l’avv. Dona- il caso ‘SIMEST’ (Società Italiana per le Imprese Miste all’Estero), di cui il Governo Italiano è il principale azionista, che attraverso un complesso meccanismo di interventi, è entrata nella Roinvest S.r.l. (società italiana), ma controlla la Lactitalia che opera in Romania, dove produce formaggi che vengono etichettati con marchi che palesemente richiamano il made in Italy”.
16:04 Scritto da: consumatori in ALIMENTI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
domenica, 22 gennaio 2012
MADE IN ITALY: IL CODACONS RICORRE AL TAR CONTRO LA SIMEST
Dopo le polemiche sul falso Made in Italy e la delocalizzazione di alcune produzioni ad opera della Simest, il Codacons annuncia un ricorso al Tar del Lazio in cui si chiederà la revoca immediata dei finanziamenti statali alla società, come noto controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico.
"La produzione di alimenti presentati come italiani all'estero attraverso marchi ingannevoli, come Toscanella e Dolce Vita per i formaggi messi in vendita nell'Europa dell'est o per i salumi calabresi negli Stati Uniti, produce un duplice danno: il primo, in relazione alla competitività delle nostre imprese, la cui concorrenza sul mercato viene snaturata a tutto vantaggio delle imprese straniere.
10:00 Scritto da: consumatori in ALIMENTI, FRODI COMMERCIALI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
mercoledì, 15 giugno 2011
OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA: ATTENZIONE A CIO' CHE MANGIAMO!
di Stella Di Maulo
In questo periodo di crisi il risparmio è d'obbligo, quindi le offerte delle grandi catene di distribuzione ci fanno gola.
Ma sappiamo davvero cosa stiamo acquistando?
Avete mai sentito parlare di "olio fantasma" o di olio lampante?
La dicitura attribuita ai tanti oli extravergine d'oliva messi in commercio a prezzi davvero bassi (anche 2 € al litro). E' bene sapere che si tratta di miscele di oli rettificati e trattati chimicamente con sostanze estremamente dannose per la nostra salute, unite ad una minima parte di olio di oliva di provenienza estera (Spagna, Grecia, Turchia).
A questo proposito "INFOCONSUMATORI" propone un validissimo sito internet " www.italynature.com ", per l'acquisto di un "vero" olio extravergine di oliva, di sola provenienza italiana, precisamente dalla regione Molise.
L' Azienda Nature ha tutte le carte in regola per assicurare la genuinità e l'autenticità dei propri prodotti.
Sul sito infatti si possono visionare tutti i certificati e analisi riguardanti il biologico, dop e tutti i vari controlli di acidità effettuati sugli oli venduti sul sito.
12:02 Scritto da: consumatori in ALIMENTI, CONSUMATORI, FAMIGLIA, FRODI COMMERCIALI, SALUTE, SPESA | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
giovedì, 01 luglio 2010
Made in Italy e leggi coraniche: al via il marchio Halal
Il marchio 'Halal', che certifichera' la conformita' dei prodotti 'made in Italy' alle leggi coraniche, fornira' "una sicurezza in piu' ai consumatori", anche in Italia. Ne e' convinto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha firmato alla Farnesina una convenzione interministeriale di sostegno all'iniziativa, insieme ai colleghi Franco Frattini e Giancarlo Galan. "In Italia esistono filiere illegali", ha sottolineato Fazio, "il rispetto delle regole e' fondamentale per evitare che si ripetano infrazioni come quelle dei giorni scorsi", ha aggiunto il ministro, ricordando il caso della 'mozzarella blu'. "Dobbiamo evitare che avvenga la distribuzione di prodotti non controllati", ha sottolineato Fazio, spiegando quali dovrebbero essere i requisiti delle aziende per ottenere il marchio Halal, che puo' rappresentare uno "strumento di integrazione dei musulmani nella societa' italiana". "Durante la macellazione delle carni, ad esempio, occorre evitare contaminazioni (nell'Islam e' vietato mangiare il maiale, ndr) e che sia presente un religioso musulmano che formuli una preghiera", ha sottolineato Fazio. Il ministro ha parlato anche del fatturato in Italia dei prodotti conformi alla legge islamica: "E' di circa 5 miliardi di euro, ma si tratta di un mercato destinato a crescere sempre piu', cosi' come quello delle imprese italiane che esporteranno nei Paesi musulmani cibi, farmaci e cosmetici halal". Il marchio 'Halal' sara' rilasciato su richiesta delle aziende dalla Comunita' religiosa islamica (Coreis) per prodotti alimentari, cosmetici e farmaceutici.
18:00 Scritto da: consumatori in RASSEGNA STAMPA | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
venerdì, 30 aprile 2010
CASSAZIONE: l'origine del prodotto non sempre obbligatoria in etichetta
Solo se il tipo di prodotto/messaggio puo' indurre in confusione il consumatore, l'azienda produttrice a marchio italiano deve indicare l'origine effettiva del prodotto. Per intenderci: se l'azienda Pastificio italiano vende lasagne (tipico prodotto italiano) prodotte in Bulgaria, per evitare sanzioni, deve indicare l'effettivo paese di produzione. Al contrario se la ditta Acciaio vende forbici, non è obbligatorio l'indicazione che il luogo di produzione è la Cina. E' quanto ha sentenziato la Corte di Cassazione (n. 15374) che ha 'graziato' proprio un'azienda italiana produttrice di forbici (in Cina) che recavano sulle confezioni un richiamo potenzialmente ingannevole per i consumatori: dopo il marchio in italiano "dalla secolare esperienza nella produzione dell'acciaio". Tale dicitura, trattandosi di forbici non è stato ritenuto ingannevole.
13:00 Scritto da: consumatori in DIRITTO | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
lunedì, 26 aprile 2010
Made in Italy - Legge in Gazzetta Ufficiale
14:00 Scritto da: consumatori in RASSEGNA STAMPA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
lunedì, 29 marzo 2010
Made in Italy, un marchio per pelli, abiti e scarpe
Scarpe, vestiti e articoli in pelle targati «Made in Italy». Sono questi i prodotti al centro del disegno di legge sulla qualità italiana che ha avuto ieri un sì bipartisan dalla commis sione Attività Produttive della Camera in sede deliberante e che diventa, così, legge. Il provvedi mento mira ad assicurare la trac ciabilità dei prodotti del tessile, della pelletteria e del calzaturie ro con l’obiettivo di rendere tra sparenti per i consumatori le va rie fasi sul processo di lavorazio ne e sulla sicurezza di questi pro dotti, consentendo di stabilire qual è il prodotto realizzato in I talia. Un passo che rappresenta adesso «un forte richiamo all’ U S Unione Europea affinché finalmente agisca in questo campo», ha affermato Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo Economi co con delega al commercio estero. «Oggi è un grande giorno per il made in Italy! Sfidiamo l’Europa dimostrando che si può difendere legittimamente un si stemaeconomico senza rinchiu dersi in un protezionismo egoi stico, dannoso per un Paese che ha nell’export un reale punto di forza», ha detto Raffaello Vignali del Pdl, tra i firmatari del disegno di legge. La nuova legge raccoglie commenti positivi anche dal mondo imprenditoriale.
12:00 Scritto da: consumatori in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
venerdì, 19 marzo 2010
Prodotti Made in Italy: fatta la legge, entrera' in vigore ad ottobre
Via libera definitivo della commissione Attivita' produttive della Camera al disegno di legge sul Made in Italy. Il provvedimento, nato alla Camera da una serie di proposte di legge parlamentari, era stato modificato dal Senato ed e' stato approvato dalla Commissione in sede legislativa, con l'assenso di tutti i gruppi.
Le nuove regole entreranno in vigore da ottobre. Ecco le principali disposizioni.
La denominazione 'Made in Italy' potra' essere usata esclusivamente per prodotti finiti le cui fasi di lavorazione abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano; in particolare, se almeno due delle fasi di lavorazione sono state eseguite nel territorio italiano e se per le rimanenti fasi e' verificabile la tracciabilita'. I prodotti che non potranno essere marchiati come 'Made in Italy' dovranno essere obbligatoriamente etichettati con l'indicazione dello Stato di provenienza.
Etichetta. Consentira' la tracciabilita', nel senso che indichera' non dove il prodotto e' stato finito ma dove sono state eseguite le lavorazioni. Dovra' essere apposta su tutti i prodotti finiti e intermedi, evidenziando il luogo di origine di ciascuna delle fasi di produzione. Dovra', poi, contenere indicazioni sulla conformita' dei processi di lavorazione alle norme vigenti in materia di lavoro, la certificazione di igiene e di sicurezza dei prodotti; l'esclusione dell'impiego di minori nella produzione; il rispetto della normativa europea e degli accordi internazionali in materia ambientale.
Sanzioni. La mancata o scorretta etichettatura dei prodotti e l'abuso della denominazione 'Made in Italy' saranno puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro; nei casi piu' gravi la sanzione e' aumentata fino a due terzi, nei casi meno gravi invece e' diminuita nella medesima misura. La merce e' sempre oggetto di sequestro e confisca.
13:00 Scritto da: consumatori in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook












