lunedì, 16 aprile 2012
Dalle intercettazioni al redditometro: ma la privacy è garantita?
Sembra essere una specificità tutta italiana la necessità di raccogliere dati personali per finalità di giustizia, di lotta all’evasione fiscale, di sicurezza e di prevenzione.
In tema di intercettazioni le problematiche legate alla privacy sono due:
- la necessità che il legislatore intervenga a chiarire in quali casi e per quali tipi di indagini possono essere acquisiti i dati del traffico telefonico;
- la necessità di garantire un giusto equilibrio tra la libertà di stampa e il diritto alla riservatezza di chi si trova coinvolto in spiacevoli e spesso drammatici episodi di cronaca nera e vicende giudiziarie.
Purtroppo, i dati raccolti tramite le intercettazioni e le indagini giudiziarie in generale trapelano piuttosto facilmente, approdando prima nelle trasmissioni televisive che nelle cancellerie dei tribunali.
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mercoledì, 16 febbraio 2011
Intercettazioni, la Ue: "Presto norme europee in difesa della privacy"
Anche l'Europa decide di dire basta alle intercettazioni. Bruxelles ha intenzione di proporre entro l’estate norme europee per regolamentare le intercettazioni a difesa della privacy. Lo ha annunciato Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea e responsabile di Giustizia e Diritti fondamentali, a margine di una conferenza stampa tenuta nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo. "Quello che ho in mente - ha spiegato la Reding - è di istituire una regolamentazione uniforme europea per la difesa della privacy. Non intendo proporre una authority europea che sostituisca quelle nazionali, ma far sì che queste abbiano chiare norme europee per la protezione uniforme della privacy, aggiornate anche alla luce dello sviluppo delle nuove tecnologie". "Le discussioni sull’uso delle intercettazioni - ha osservato Reding - emergono sistematicamente, in molti stati. Il problema è quello di proteggere la privacy dei singoli dagli abusi dello stato, ma colpisce anche i giornalisti. Attualmente la protezione dei dati personali è attuata in modo molto diverso da stato a stato".
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domenica, 09 maggio 2010
Intercettazioni, stop al divieto di registrazione
La maggioranza ha deciso di accantonare l’emendamento sulle registrazioni fraudolente, che prevedeva pene fino a 4 anni. Alla vigilia dell’inizio – in Commissione Giustizia del Senato – della votazione sugli emedamenti al ddl intercettazioni il relatore Roberto Centaro ha fatto sapere di stare lavorando a un nuovo testo, che conta di presentare lunedì. La pausa di riflessione arriva dopo che i finiani, e ovviamente l’opposizione, avevano espresso dubbi sulla norma. Rimangono inalterati gli altri nove emendamenti di Centaro e i due del Governo. Dunque, pur avendo assicurato di non voler mettersi di traverso, la pattuglia dei senatori fedeli al presidente della Camera Gianfranco Fini inizia a far valere le proprie obiezioni. Anche se nessuno di loro siede in Commissione Giustizia, eventuali proposte di modifica i finiani potranno, comunque, presentarle in aula. «Quattro anni non si danno neppure per i reati più gravi», il commento di Maurizio Saia, uno dei 14. La pena riguardava, secondo l’emendamento, «chiunque fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a lui dirette o comunque effettuate in sua presenza». La discussione «riguarda molti senatori della maggioranza, non solo i finiani», aggiungeva Giuseppe Valditara.
Contro il provvedimento nel suo insieme il sindacato dei giornalisti Fnsi, che ha indetto oggi dalle 10 alle 14 in piazza Navona una manifestazione «antibavaglio ». E ha incassato ieri l’appoggio dell’Associazione nazionale magistrati. «Condividiamo le preoccupazioni sull’eccessiva limitazione del diritto di cronaca », ha detto il presidente del sindacato delle toghe, Luca Palamara, al termine dell’incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini.
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