martedì, 18 gennaio 2011
Il microcredito tra luci e ombre
Nel 1983 l'economista bengalese Muhammad Yunus fondò Grameen Bank, l'istituto specializzato nel microcredito. Quella che venne definita la banca dei poveri concede piccole somme alle persone senza mezzi, ma con qualche buona idea, perché possano avviare un'attività senza dover dare garanzie né pagare tassi esosi. In breve tempo sono sorte un po' ovunque nel mondo delle banche ispirate a quel modello, e per la sua formidabile idea, nel 2006 Yunus ha ottenuto il premio Nobel per la Pace. Mancano dati certi riguardo al sistema globale di microfinanziamento, ma grosso modo si sa che i percettori sono al 90% donne, che in tutto saranno 100 milioni, e le somme da restituire 65 miliardi di dollari Usa, che gli istituti di microfinanziamento (Mfi) sono 10.000, di cui mille già in grado di conseguire utili. Accanto ai microcrediti ci sono anche microassicurazioni e specifici strumenti per il risparmio.
Tutto bene, dunque? Non proprio e non in questo momento.
Il 14 gennaio, il più prestigioso giornale bengalese, The Daily Star, scrive che il Governo del Bangladesh ha allontanato Muhammad Yunus dal vertice della "sua" banca. E nulla come questa notizia dà l'idea della crisi in atto.
Su Yunus pesano sospetti di irregolarità denunciate da un'inchiesta televisiva in Norvegia. "Intrappolato nel microcredito" s'intitola il servizio del giornalista danese Tom Heinemann, secondo cui nel 1996 Yunus avrebbe stornato 7 miliardi di Taka bengalesi (74,5 milioni di euro) a favore di una sua azienda di servizi per la salute -soldi donati da Norvegia, Svezia, Olanda e Germania per finanziare prestiti attraverso la Greemen Bank. Il ministero delle Finanze bengalese annuncia che un comitato di cinque esperti indagherà sui tassi d'interesse praticati da Grameen Bank e sulle accuse di violazione delle regole nel trasferimento di fondi. L'indagine durerà almeno quattro mesi.
10:00 Scritto da: consumatori in BANCHE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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