sabato, 23 gennaio 2010

CORSA ALL'ADOZIONE, MA NON PER GLI ITALIANI

BIMB.jpgFLAVIA AMABILE - DA LA STAMPA
Le Associazioni :" Non abbiamo una convenzione con l'isola di Haiti".
In 53 sono sbarcati ieri negli Stati Uniti, sono i primi orfani haitiani che iniziano a abbandonare l’isola dove hanno perso tutto per essere accolti nelle nuove famiglie. E in tutto il mondo è partita la corsa ai bambini rimasti senza casa e senza famiglia dopo il terremoto che ha devastato la loro terra. In particolare in Francia dove i legami con la ex-colonia sono ancora forti. In base alle stime dell’Agenzia francese dell’Adozione ci sarebbero almeno 1500 bambini che attendono solo l’ultimo via libera per lasciare il Paese e volare in Francia.

Anche in Italia in tanti si stanno affrettando a inviare le loro richieste agli enti competenti, ma per il nostro Paese la situazione è un po’ diversa. «Non creiamo equivoci», avverte Carlo Giovanardi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia ma anche presidente del Cai, la Commissione per le adozioni internazionali. «Quelli che stanno partendo sono soltanto i bambini per i quali le procedure erano già tutte arrivate a termine». E l’Italia quante procedure aveva avviate? «Nessuna» risponde Fiammetta Magugliani, presidente dell’associazione piemontese Nova, l’unico ente italiano autorizzato a effettuare adozioni con Haiti.

«Abbiamo operato per cinque anni con l’isola, dal 2002 al 2007 - racconta Fiammetta Magugliani -. In tutto abbiamo fatto entrare in Italia 39 bambini poi abbiamo deciso di non essere più operativi lì». I problemi erano molti. «Abbiamo incontrato difficoltà a volte anche insormontabili da un punto di vista burocratico. Adottare è possibile solo sulla base di una documentazione riconosciuta a livello internazionale. Purtroppo ci siamo trovati in situazioni in cui non esisteva nemmeno lo stato di abbandono, il documento che certifica l’assenza di genitori o parenti, e quindi era impossibile mandare avanti la pratica».

Non solo. «I tempi di attesa sono lunghissimi, per un’adozione possono trascorrere anni - spiega Marco Griffini, presidente dell’associazione Aibi, Amici dei bambini -. E bisogna essere molto attenti perché il livello di povertà e violenza è molto alto ed è facile che ai bambini accada di tutto, e che quindi ci si trovi con un bambino che viene offerto in adozione e in realtà è stato venduto».

Anche l’Unicef, infatti, invita alla cautela, chiedendo di evitare «qualsiasi precipitazione» sull’adozione di bambini haitiani «a causa della situazione di estrema confusione provocata dall’ampiezza della catastrofe». «Qualsiasi precipitazione potrebbe essere dannosa», afferma Benedicte Jeannerod, portavoce del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) in Francia, ha ricordato che «tutti gli orfani non sono adottabili e che non tutti sono necessariamente abbandonati».

Ma la voglia di adozioni è molto forte. In Italia migliaia di coppie, ma anche single, ha subissato di email e telefonate gli enti per le adozioni internazionali, le associazioni nazionali ed internazionali impegnate nell’infanzia, le istituzioni. C’è anche chi scrive direttamente alla mail personale del sottosegretario Carlo Giovanardi, e chi telefona alla sua segretaria particolare. Il suo sito personale negli ultimi giorni ha registrato un picco di contatti.

La Commissione si è riunita ieri e ha innanzitutto stanziato 1,8 milioni di euro che la prossima settimana andranno alla Caritas (350 mila euro), a Save the Children (350 mila), all’Unicef (300 mila) per progetti locali. Gli altri 700-800 mila euro saranno a disposizione a medio termine di altri enti ed organizzazioni. Per le adozioni due sono le condizioni: «Il governo di Haiti deve dichiarare lo stato di reale abbandono del bambino e le coppie italiane devono essere in possesso dell’idoneità all’adozione», spiega Giovanardi. Esclusi, insomma, i single. Se il governo di Haiti fornirà le garanzie necessarie, «in Italia sono circa 6-7.000 famiglie», assicurato il presidente della Commissione.

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mercoledì, 13 gennaio 2010

Appello UNICEF di raccolta fondi per l'emergenza TERREMOTO AD HAITI

UNICEF.jpgda UNICEF

«Nonostante i gravi danni subiti ai propri uffici a Port-au-Prince, l’UNICEF si è subito attivato per fornire un aiuto immediato alle vittime del terremoto che ha colpito oggi Haiti» ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Vincenzo Spadafora.

«In coordinamento con le altre agenzie delle Nazioni Unite presenti, l'UNICEF fornirà gli aiuti necessari per garantire accesso ai servizi igienici, all’acqua potabile e all’assistenza sanitaria di base. 

È necessario che i bambini, i più vulnerabili in caso di catastrofi naturali, siano protetti.

Già da queste prime ore chiediamo a tutti i donatori e alle aziende di sostenere la nostra raccolta di fondi per le vittime del terremoto di Haiti. È un forte appello che rivolgiamo all’opinione pubblica: non lasciamo soli i bambini di Haiti».

La situazione dei bambini e delle donne ad Haiti era già molto difficile prima che il terremoto colpisse l'isola.

Haiti è uno dei paesi più poveri del pianeta (è classificato al 148° posto su 179 secondo l’Indice di Sviluppo Umano dell’UNDP) e fatica a riprendersi da anni di violenza, insicurezza e instabilità e da una lunga serie di calamità naturali.  

Si possono effettuare donazioni all’UNICEF: tramite:

-         c/c postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’;  

-         carta di credito online su questo sito oppure chiamando il Numero Verde UNICEF 800745000;

-         cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051” 

-         i Comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web www.unicef.it/comitati)

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TERREMOTO AD HAITI: I VIDEO YOUTUBE

LE PRIME IMMAGINI

 

RIPRESE DA TELECAMERA DI SORVEGLIANZA

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