sabato, 10 marzo 2012
Giovani, lavoro e governo Monti “Ecco i punti che li riguardano”
di Federico Pace
fonte:repubblica.it
Qualche stimolo all’imprenditorialità, norme per l’accesso alle professioni, riordino dei contratti d’entrata, deduzioni al reddito d’impresa, nuovi ammortizzatori sociali e flessibilità in uscita. Sono alcuni dei primi strumenti su cui il governo Monti vuole puntare per dare maggiori opportunità alle nuove generazioni già da troppo tempo simbolo, loro malgrado, di un’Italia perennemente in crisi.
“Quasi sempre quello che giova ai giovani, giova al Paese. Quasi sempre ciò che restringe le possibilità dei giovani, restringe le possibilità per il futuro del Paese”. A dirlo davanti alle telecamere accese, era stato lo stesso Mario Monti. Era il 14 novembre del 2011 e il Professore aveva appena concluso la prima giornata di consultazioni da presidente del Consiglio incaricato. Il destino dell’Italia, ammetteva il premier, proprio allora che stava nel punto più acuto della crisi del nostro Paese, è indissolubilmente legato a quello dei giovani e per questo li indicava come una delle bussole principali per “orientare le azioni di politica economica e di politica sociale”.
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giovedì, 02 febbraio 2012
Monti: “Che monotonia il posto fisso. I giovani si abituino a cambiare”
Il posto fisso non esiste e i giovani devono abituarsi a questa idea, ha detto Monti nell’intervista a Matrix: “Tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di ricerca della consapevolezza. I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia”. Parole destinate a far discutere, pronunciate proprio alla vigilia del tavolo tra governo e parti sociali sul mercato del lavoro 1. Poi il premier ha spiegato: “La finalità principale della riforma è quella di ridurre il terribile apartheid che esiste tra chi per caso o per età è già dentro e chi fa fatica ad entrare”.
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sabato, 07 gennaio 2012
Istat: 3 giovani “attivi” su 10 senza lavoro. A novembre il tasso più alto dal 2004
In base ai dati provvisori e destagionalizzati dell’Istat il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a novembre è arrivato al 30,1%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. E’ il tasso più alto da gennaio 2004 (quando hanno avuto inizio le serie storiche mensili). Si tratta del dato più clamoroso di quelli contenuti nell’ultimo bollettino redatto dall’istituto di statistica sul lavoro in Italia. Il tasso di disoccupazione in generale a novembre è all’8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. E’ il livello più alto da maggio 2010.
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lunedì, 21 marzo 2011
Giovani, il primo stipendio è di 800 euro ma è più basso se sei donna o lavori al Sud
Quasi un giovane su tre non ha un lavoro, crescono inattività e l'instabilità. I salari di ingresso dei giovani sul mercato del lavoro risultano fermi da oltre un decennio su livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta – fa sapere il presidente dell'Adico, Carlo Garofolini - accentuando così la dipendenza dalla ricchezza e dal reddito dei genitori.
A calcolare ed esaminare i salari di ingresso una ricerca condotta qualche settimana fa da "DataGiovani", un gruppo di ricerca padovano che studia la realtà giovanile italiana, esaminando i più recenti dati Istat sulle retribuzioni dei dipendenti under 30 che si sono affacciati da non più di un anno nel mercato del lavoro.
L'analisi ha evidenziato una retribuzione media di circa 800 euro mensili, ma con differenziazioni anche consistenti che variano in funzione della residenza, sesso, settore di impiego e titolo di studio. Infatti rispetto alla media di 823 euro mensili, un giovane assunto al Nord guadagna 53 euro di più; un uomo percepisce in media quasi 150 euro più di una donna; chi lavora nell'industria arriva a prendere fino a 280 euro più di un coetaneo impiegato nel commercio, mentre il possesso di una laurea frutta almeno mille euro mensili.
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giovedì, 06 maggio 2010
Alcol, cresce il consumo tra i giovani
da L'Avvenire
Il consumo di alcol in Italia è stabile, ma i più giovani sono quelli che «alzano di più il gomito» soprattutto fuori pasto. È quanto emerge dal rapporto: «L’uso e l’abuso di alcol in Italia» dell’Istat (dati 2009), che ha scattato una fotografia su una popolazione da 11 anni in su e per 10 anni. Quello che cambia è il model lo di assunzione: aumenta il consumo di alcolici fuori pasto, mentre stabile è il binge drinking, ossia il consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione (con conseguente ubriacatura) che vede particolarmente a rischio i minorenni.
La diffusione del consumo di alcol in generale – si legge nel rapporto – è sostanzialmente stabile, ma il modello di con sumo tradizionale, basato sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza giornaliera, sta progressiva mente cambiando. Si sono consolidati, soprattutto nei giovani e nei giovani adulti, comportamenti più vicini a un modello di consumo di tipo nordeuropeo, basato principalmente su occasioni di consumo al di fuori dei pasti. Si è ridotta, infatti, la quota di consumatori giornalieri, mentre è aumentata quella dei consumatori occasionali e quella del consumo di alcolici fuori dai pasti. Il cambiamento è ancora più evidente tra le donne: si registra infatti un incremento del 23,6% di consumo fuori dai pasti, con tro il 6,2% dei maschi.
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