martedì, 27 aprile 2010

La Consulta: no alle nozze omosessuali

CASS.jpgPIER  LUIGI FORNARI - da L'Avvenire

La Corte Costituzionale dice 'no' al matri­monio tra omosessuali, ma ancor prima che la Consulta faccia conoscere le moti­vazioni della bocciatura dei ricorsi che lo pero­ravano, già il leader storico dei gay, Franco Gril­lini, detta l’interpretazione mediatica sostenen­do che la questione è rimandata al legislatore. In realtà da quello che è dato comprendere il pro­nunciamento del 'giudice delle leggi' non è so­lo riferito alle competenze ma è nettamente di merito. Infatti il comunicato uffi­ciale specifica che la Consulta ha dichiarato «infondati» i ragiona­menti dei ricorsi, secondo cui il riconoscimento legale delle u­nioni omosessuali doveva di­scendere di diritto dall’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini senza distinzio­ni di sesso. Ugualmente infonda­ta giuridicamente è stata ritenu­ta l’argomentazione secondo cui il riconoscimento dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, formu­lato dall’articolo 29, non esclude nozze tra per­sone dello stesso sesso. Inammissibili poi sono stati considerati i ricorsi fondati sull’articolo 2 della nostra Carta fondamentale che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e sul 117 primo com­ma, che obbliga lo Stato a rispettare i vincoli de­rivanti dall’ordinamento comunitario e dagli ob­blighi internazionali.

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giovedì, 08 aprile 2010

CASSAZIONE: "GAY" E' OFFESA SE DETTO CONTRO QUALCUNO

GIUDICI.jpgDA L'AVVENIRE

Usare il termine "gay" associandolo, nei confronti di qualcuno, a presunte molestie sessuali nei confronti di minori è stato considerato dalla Cassazione offensivo ed ingiurioso : per questo la Suprema Corte ha confermato la condanna a 400 euro di multa nei confronti di un dirigente della Polizia Municipale di Ancona in lite, da anni, con un collega. L'uomo, Dante S., aveva inviato a Luciano T., il suo "antagonista", una lettera nella quale menzionava "il suo essere gay" agganciandolo ad un un presunto episodio nel quale Luciano sarebbe statao allontanato da un club sportivo frequantato da ragazzini per averli molestati. Nella missiva, inoltre, si alludeva ad una vacanza in montagna che il "nemico" avrebbe trascorso con un marinaio, alla sottrazione di multe dal Comando dei Vigili ed all'accusa di aver favorito una ragazza in un concorso per vestire la divisa della Municipale. Condannato, senza successo Dante ha fatto ricorso in Cassazione. I supremi giudici - con la sentenza 10248 - gli hanno replicato che proprio il fatto di essere "laico e di non giudicare i costumi sessuali di nessuno" denota "chiaramente la riprovazione del'imputato per le tendenze omosessuali del rivale e la valenza offensiva che attribuiva al termine "gay".

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mercoledì, 17 marzo 2010

CASSAZIONE: Chiamare qualcuno Gay è reato

da Aduc - di Vinenzo Donvito

gay.jpgDire 'gay' a qualcuno e' reato: lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha confermato la multa di 400 euro per ingiuria inflitta a un vigile che aveva scritto a un collega, con il quale vi era rivalita' per diventare comandante dei vigili urbani, denunciando il suo essere gay. La Cassazione ha stabilito che l'espressione e' da censurare perche' ha un intento denigratorio ed esprime riprovazione per le tendenze omosessuali.
Un reato d'opinione che e' stato sancito tale grazie all'esistenza nei nostri codici di leggi che i giudici applicano.
E' questo uno dei grandi scogli del nostro sistema politico, sociale e civico. Fintanto che non si capira' che la libera espressione di un'opinione non puo' essere sancita con la legge, il nostro non potra' dirsi un Paese libero. Anche per le affermazioni piu' imbarazzanti, come potrebbe essere con questa sentenza: la liberta' o e' tale o non e'.

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