venerdì, 19 novembre 2010
Eutanasia/Rai. Avvenire rilancia: fate parlare anche chi e' contro
Appello ai media. E soprattutto alla Rai". Titola cosi' questa mattina, in prima pagina, il quotidiano della Cei, Avvenire, che torna con l'apertura, l'editoriale e l'intera terza pagina sulla protesta del mondo cattolico perche' Rai Tre non ha previsto un contraddittorio sul tema del fine vita nel programma "Vieni via con me", nel quale, scrive, "Fazio e Saviano hanno deciso di riconoscere e far conoscere, a senso unico, le vicende e le battaglie 'libertarie' e infine di morte condotte da Englaro e Welby e dalle lobby radunate attorno a loro (guarda caso le stesse dello spot eutanasico che si vorrebbe far dilagare in tv)". Il popolare conduttore televisivo e lo scrittore anti-camorra, sottolinea Avvenire, "hanno pontificato e lasciato argomentare sulla non dignita' della condizione di malati e malate". E il giornale cattolico, chiede di dare loro la parola. "Fateli parlare. Non c'e' altro che chiediamo e che, adesso, ci aspettiamo: fateli parlare. Fate parlare una buona volta, riconoscete e fate conoscere quelli come Mario Melazzini, un medico malato di Sla che piu' di chiunque altro puo' dire che cosa significa combattere il male.
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mercoledì, 09 giugno 2010
Pazienti in stato vegetativo persistente: reazioni cerebrali migliori del previsto
Bisognerebbe dare più fiducia alle persone in stato vegetativo persistente (coma vigile): recenti esperienze austriache mostrano che essi percepiscono più cose dell'ambiente circostante di quanto si pensi.
Circa un terzo dei pazienti in coma vigile “avverte” più di quanto i normali test clinici lascino intravedere, ciò che può avere conseguenze importanti a livello terapeutico e nei rapporti con chi vive in stato vegetativo magari da decenni. Un'équipe di psicologi dell'Università di Salisburgo, diretti da Manuel Schabus, sta elaborando dei processi diagnostici più attendibili sotto questo profilo.
Di solito, per cercare di misurare quanto un paziente in coma avverta dell'ambiente intorno, si misurano le sue reazioni a stimoli dolorosi, ai suoni o a contatti verbali. Ma ciò non si rivela sempre attendibile. “La persona che non si può muovere, non può nemmeno volgere il capo nella direzione da dove proviene il rumore”, spiega Schabus. “Poiché i pazienti non si possono esprimere attraverso i comportamenti, noi guardiamo direttamente nel loro cervello e misuriamo quello che ci può dire”. “Tramite la misurazione dei flussi cerebrali possiamo analizzare se il cervello mostra le reazioni che ci attendiamo dalle persone sane del gruppo di controllo”.
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domenica, 09 maggio 2010
Fine vita, 56% oncologi ha ricevuto richieste di accorciare sofferenze
da Italpress
Il 56% degli oncologi italiani si e' sentito chiedere almeno una volta dai propri pazienti terminali di accorciare le loro sofferenze. Accanimento terapeutico, testamento biologico, direttive anticipate sono problemi concreti, quotidiani, nei reparti in cui si curano i tumori ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del "fine vita". Un bisogno reale che va affrontato sia sul piano della conoscenza che con specifiche normative: ne e' convinto il 75% dei soci dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) secondo quanto emerge da un'indagine promossa dalla Societa' scientifica. "Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese - spiega Carmelo Iacono, presidente dell'Aiom e direttore del Dipartimento di Oncologia Medica di Ragusa - e con loro siamo spesso chiamati a prendere decisioni che riguardano il vivere e il morire. Circa 4 oncologi su 10 sono convinti che ci si debba attenere alle direttive del paziente, per il 50% invece queste vanno condivise e discusse. Dobbiamo essere pronti a gestire questo aspetto, cosi' come sappiamo impostare un piano terapeutico.
20:00 Scritto da: consumatori in SANITA' | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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