lunedì, 16 aprile 2012
Tutte le piccole ipoteche sono illegittime
Tutte le ipoteche iscritte da Equitalia per debiti inferiori a euro 8.000 sono illegittime.Ciò è quanto sancito nei giorni scorsi dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza n.5771 del 12/04/2012), le quali hanno chiarito che anche le “mini” ipoteche iscritte precedentemente il decreto legge n.40/2010 (provvedimento che aveva previsto il tetto minimo dei debiti a euro 8.000) sono illegittime.
Secondo i giudici della Cassazione, infatti, la norma del 2010 non riguarda soltanto le azioni future del concessionario ma anche quelle passate poiché il principio espresso consiste nel fissare un limite coincidente con quello dell’espropriazione (euro 8.000 per l’appunto), sotto il quale non possono eseguirsi ipoteche.
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martedì, 14 dicembre 2010
NULLO L’ACCERTAMENTO “ACCELLERATO”
L’avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine di 60 giorni dalla consegna del PVC è nullo.
Ciò è quanto emerge dalla Commissione Tributaria Provinciale di Brescia, la quale, con Sentenza n.535/7/2010, ha recepito quanto recentemente sancito dalla Suprema Corte (Sentenza della Corte di Cassazione n.22320/2010).Tale orientamento, infatti, prevede che, una volta ricevuto il processo verbale di constatazione, il contribuente debba necessariamente avere 60 giorni di tempo prima di ricevere un avviso di accertamento fiscale, in modo da poter valutare le contestazioni degli accertatori e decidere se aderire o produrre memorie di replica all’Ufficio.
Nel caso in cui, invece, l’Ufficio ritenesse di emettere l’avviso di accertamento prima dei 60 giorni, sarà tenuto comunque a motivare il mancato rispetto dei termini e la particolare urgenza (si veda art. 12, comma 7 della Legge n.212/2000 – Statuto dei diritti del Contribuente), poiché diversamente il vizio di motivazione comporterebbe la nullità dell’atto (art. 42 del Dpr n.600/73).
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giovedì, 17 giugno 2010
PIENA RILEVANZA DEL PVC NEL PROCESSO TRIBUTARIO
Avv. Matteo Sances - www.studiolegalesances.it info@studiolegalesances.it
Il Processo Verbale di Constatazione (PVC) della Guardia di Finanza può essere utilizzato per ricostruire il volume d’affari dell’azienda.
Così si è espressa recentemente la Suprema Corte (Sentenza della Corte di Cassazione del 7 maggio 2010, n. 11206), la quale ha avvalorato l’operato dell’Agenzia delle Entrate che a sua volta aveva emesso un accertamento IVA in base ai rilievi dei verificatori.
È bene far presente, comunque, che la prova dell'evasione, costruita dalla Guardia di finanza e riportata nel Processo Verbale di Constatazione, è valida qualora i vari indizi rilevati dai militari siano assistiti dai requisiti di gravità, precisione e concordanza.
Inoltre, secondo la più recente giurisprudenza, l’Agenzia delle Entrate può legittimamente utilizzare il PVC della Gdf non incombendo, in capo a essa, alcun onere aggiuntivo in termini di motivazione (cd motivazione per relationem, si vedasentenza n. 77/10/2007 della Commissione tributaria regionale di Roma).
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sabato, 24 aprile 2010
'Vai a cagare' e' ingiuria. Cassazione
Va condannato per ingiuria chi si rivolge ad un'altra persona dicendole 'vai a cagare'. Lo sottolinea la Cassazione, che ha confermato la condanna inflitta ad un settantenne dal giudice di pace di Santhia': l'imputato, nel corso di una discussione su una "delicata situazione lavorativa", aveva rivolto tale frase ad un altro uomo. Il suo difensore, data la condanna di merito, si era rivolto alla Suprema Corte sottolineando che l'espressione incriminata non avesse "carica lesiva", ma denotasse solo "volgare insofferenza", ricordando che in altre occasioni la giurisprudenza di legittimita' aveva stabilito che non integrassero il reato di ingiuria le locuzioni 'vaffanculo' e 'non rompermi le scatole'.
I giudici di piazza Cavour hanno pero' dichiarato inammissibile il ricorso: l'espressione proferita dall'imputato "brutalmente volgare zittiva l'interlocutore, ridicolizzandolo e troncando perentoriamente ogni discussione" e "lo scurrile e crudo frasario - si legge nella sentenza n.15350 della quinta sezione penale - ampiamente esulante dalla mera insofferenza o fastidio, attingeva l'interlocutore con virulenza demolitoria, vulnerandone il senso di dignita' e di rispetto che accompagna la persona nella sua dimensione individuale e sociale".
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sabato, 17 aprile 2010
TURISMO: SE IL MARE E' INQUINATO E LA SPIAGGIA SPORCA IL TURISTA HA DIRITTO AL RISARCIMENTO
Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione apre nuovi spiragli sul fronte dei risarcimenti in favore dei turisti delusi. I giudici della III Sez. Civile, infatti, hanno stabilito che il tour operator è tenuto al risarcimento del danno da vacanza rovinata quando la realtà riscontrata sul luogo di villeggiatura è diversa dalle promesse contenute nei depliant illustrativi. La vicenda nasce da una causa intentata da due turisti italiani i quali, giunti a destinazione, scoprono che la spiaggia dove avrebbero dovuto passare la vacanza era sporca, e si affacciava su un tratto di mare inquinato da idrocarburi. Situazione molto diversa da quella illustrata nel depliant che li aveva convinti a scegliere il pacchetto turistico, e che mostrava una spiaggia bianca e un mare cristallino. Il tour operator è stato così condannato a risarcire alla coppia i danni morali da vacanza rovinata.
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venerdì, 26 marzo 2010
«Non c’è lavoro per soli uomini»
di GIOVANNI MASPERO - da L'Avvenire
L e donne non possono essere criticate solo per la loro appartenenza al genere femminile e non si può dire che, ad esempio, in un determinato posto di lavoro, sarebbe meglio sostituirle, « comunque, con un uomo » . Lo sottolinea la Cassazione confermando la condanna per diffamazione nei confronti di un giornalista e di un sindacalista per le critiche di genere che avevano rivolto alla direttrice del carcere di Arienzo, nel Casertano. Lo stop alle critiche nei confronti delle donne, sganciate da qualunque riferimento a fatti specifici e
Confermata condanna per diffamazione di un giornalista e di un sindacalista che criticarono la direttrice del carcere di Arienzo
riferite solo al « dato biologico » , sono lesive della dignità della persona e si pagano con la condanna penale ed il risarcimento dei danni. Per la Suprema Corte, dunque, va valutata come « diffamatoria » un’intervista pubblicata su un quotidiano locale di Caserta nel giugno 2002, intitolata « Carcere: per dirigerlo serve un uomo » .
Non ha avuto successo la decisione presa dal giornalista e dal sindacalista di appellarsi al diritto di cronaca e a quello di critica sindacale. « Correttamente – scrive la Cassazione nella sentenza 10164 – i giudici di merito hanno ritenuto che la frase ' sarebbe meglio una gestione al maschile', attribuita al sindacalista, è oggettivamente diffamatoria ed è, da sola, idonea ad affermare la responsabilità sia dell’intervistato che dell’intervistatore » . La Cassazione aggiunge che « si tratta di una dichiarazione certamente lesiva della reputazione della direttrice del carcere trattandosi di un riferimento assolutamente gratuito, sganciato dai fatti, e che costituisce una mera valutazione, ripresa a caratteri cubitali nel titolo, nel quale si puntualizza proprio la necessità ( sottolineata dal verbo servire) di affidare la direzione del carcere, comunque, ad un uomo » .
Giornalista e sindacalista sono stati, dunque, condannati per diffamazione e a risarcire alla direttrice 3.500 euro come riparazione pecuniaria oltre ad un risarcimento danni di 7.000 euro. « Sono assolutamente d’accordo con questo pronunciamento, che, anzi, considero un importante passo avanti sulla strada della tolleranza zero nei confronti delle discriminazioni – ha detto il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna –. Seppur ci sia stato, col passare degli anni, un deciso miglioramento della condizione femminile, la forma di discriminazione più diffusa resta quella contro le donne, fatta magari di battutine o facili pregiudizi » . Elogi anche dal Pd.
« Ancora una volta la Corte di Cassazione ci consegna una sentenza che fa giustizia di affermazioni fondate su stereotipi discriminatori e paternalistici ai danni delle donne, agevolando in questo modo il necessario cambiamento di mentalità nel nostro Paese » ha sottolineato la senatrice democratica Vittoria Franco.
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mercoledì, 17 marzo 2010
CASSAZIONE: Chiamare qualcuno Gay è reato
da Aduc - di Vinenzo Donvito
Dire 'gay' a qualcuno e' reato: lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha confermato la multa di 400 euro per ingiuria inflitta a un vigile che aveva scritto a un collega, con il quale vi era rivalita' per diventare comandante dei vigili urbani, denunciando il suo essere gay. La Cassazione ha stabilito che l'espressione e' da censurare perche' ha un intento denigratorio ed esprime riprovazione per le tendenze omosessuali.
Un reato d'opinione che e' stato sancito tale grazie all'esistenza nei nostri codici di leggi che i giudici applicano.
E' questo uno dei grandi scogli del nostro sistema politico, sociale e civico. Fintanto che non si capira' che la libera espressione di un'opinione non puo' essere sancita con la legge, il nostro non potra' dirsi un Paese libero. Anche per le affermazioni piu' imbarazzanti, come potrebbe essere con questa sentenza: la liberta' o e' tale o non e'.
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martedì, 16 marzo 2010
Cassazione: si ai pedinamenti con il satellitare. Non serve autorizzazione del giudice
Non occorre l'autorizzazione preventiva del giudice per iniziare un pedinamento satellitare di un indagato.
E' quanto afferma la quinta sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n. 9667/2010). Secondo gli Ermellini "la localizzazione mediante il sistema di rilevamento satellitare (Gps) degli spostamenti di una persona nei cui confronti siano in corso indagini costituisce una forma di pedinamento non assimilabile all'attivita' di intercettazione di conversazioni o comunicazione". Ed è per questo che "non e' necessaria alcuna autorizzazione preventiva da parte del giudice". Sulla scorta di tale motivazione la Corte ha respinto il ricorso di tre indagati nei cui confronti il gip di Alessandria aveva disposto la misura carceraria in base a pedinamenti fatti con il Gps. Gli indagati si sono difesi in Cassazione affermando tra le altre cose "la violazione sulla disciplina della privacy". Respingendo il ricorso la Corte ha ricordato che non si può configurare violazione di privacy dato se sono in corso indagini posto che il pedinamento satellitare non prevede la preventiva autorizzazione.
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sabato, 06 marzo 2010
CASSAZIONE: VACANZA RISARCITA SE MARE NON E' COME DA DEPLIANT
"Dopo questa sentenza della Corte di Cassazione, farebbero bene a preoccuparsi le agenzie di viaggio e i tour operator, e a modificare in fretta i depliant illustrativi in modo che siano assolutamente attinenti alla realtà'. Così il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, commenta la decisione della Cassazione che ha condannato un tour operator a risarcire una coppia di turisti, in quanto il mare non era limpido e la spiaggia non era pulita come appariva dal depliant promozionale del soggiorno organizzato.
"Questa sentenza apre la strada a centinaia di cause analoghe in tutta Italia - prosegue Rienzi - Ogni anno, infatti, riceviamo migliaia di segnalazioni da parte di turisti italiani ingannati da depliant illustrativi che promettevano condizioni assai diverse da quelle riscontrate nel luogo di vacanza, e diverse cause sono state già vinte dal Codacons dinanzi ai giudici di pace. Solo nel 2009 il 15% delle segnalazioni ricevute dall'associazione nel settore vacanze, ha riguardato proprio promesse non mantenute dai cataloghi e depliant dei tour operator'.
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