lunedì, 26 aprile 2010

ALIMENTARE: IL PREZZO DELLA PASTA DEVE DIMINUIRE COME CONSEGUENZA DELLA FORTE DIMINUZIONE DEL PREZZO DELLA MATERIA PRIMA

pasta.jpg

da Federconsumatori

 

Anche per le nostre associazioni- Adusbef e Federconsumatori- la pasta è un alimento non solo caratteristico per l’alimentazione del nostro Paese ma è anche un consumo fondamentale per le famiglie italiane soprattutto in periodi di crisi quando questa diventa pressocchè l’unico elemento per quelle    che sono meno abbienti. Ecco perché riteniamo che debba cessare quello che consideriamo un vero e proprio scandalo e cioè un prezzo elevato di questo prodotto anche quando il costo della materia prima,il grano, è passato da 0.48 euro al kilo con una caduta verticale a 0.15-0.17 euro al kilo. Non comprendiamo perché a fronte di queste diminuzioni di circa il 70% non vi siano corrispondenti diminuzioni del prezzo della pasta che continuano a mantenere per il suo acquisto esborsi più elevati per le famiglie italiane. A causa infatti dei fortissimi rincari registrati dal 2008 vogliamo ricordare che per questo fondamentale prodotto una famiglia media che consuma un kilo di pasta al giorno ha dovuto sostenere solo nel 2009 maggiori esborsi per 146 euro annui. Nel 2010 il rischio è che questo maggior esborso di 146 Euro si confermi aggravando un potere d’acquisto delle famiglie italiane già ridotto ad infimi livelli. Ecco perché-sostengono Trefiletti e Lannutti bisogna intervenire per ricondurre a maggior equilibrio tutti i costi di filiera per giungere ad una riduzione più marcata del prezzo della pasta.

12:00 Scritto da: consumatori in PREZZI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

lunedì, 25 gennaio 2010

Pastai: non si può negare l'evidenza

pasta.jpgda Unione Nazionale Consumatori

Non sono bastate la multa dell’Antitrust, la conferma del Tar, l’ispezione della Guardia di Finanza e l’avvio di un’indagine sulla filiera da parte di Mr Prezzi a frenare l’insolenza dell’associazione dei pastai che continua a negare il cartello sui listini.

Un atteggiamento quello di Massimo Menna, presidente dell'UNIPI, che offende i consumatori, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e la magistratura amministrativa che ha già confermato la sussistenza di un accordo anticoncorrenziale tendente a tenere illegittimamente alto il livello dei prezzi della pasta nonostante la riduzione dei costi della materia prima.

Nel dettaglio, l’accertamento dell’intesa restrittiva della concorrenza realizzata dall’UNIPI e da 26 produttori riguarda il biennio compreso tra il 2006 e il 2008, quando, a fronte di una sostanziale riduzione del prezzo del grano, si è verificato un aumento di oltre il 30% del prezzo della pasta che ha pesato, e non poco, sulle tasche degli italiani.

Dopo la conferma da parte del Tar della sanzione inflitta dall’Antitrust, dopo le ispezioni realizzate dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Roma sarebbe stato logico (o quanto meno auspicabile) un dietro-front da parte dell’industria della pasta che, di tutta risposta, continua invece a percorrere la strada della strenua difesa dell’indifendibile.

Meglio farebbero i pastai a ridurre i prezzi di vendita e a collaborare con gli inquirenti. Ricordiamo infatti che è in corso un’indagine della Procura di Roma che sta lavorando all’ipotesi di reato prevista dall’articolo 501 bis del codice penale, vale a dire la “manovra speculativa sul prezzo delle merci”: se saranno accertate anche responsabilità penali, siamo pronti ad avviare una class-action per il rimborso del maggior costo pagato dai consumatori di pasta dal 2006 al 2008.

18:00 Scritto da: consumatori in ALIMENTI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook