lunedì, 14 giugno 2010
Carceri. 300% in piu' di suicidi rispetto ad anni '60
Dagli anni '60, quando i detenuti erano la meta', a oggi il numero di suicidi in carcere e' aumentato del 300 per cento. Lo dice l' associazione Ristretti Orizzonti sulla base della elaborazione dei dati del ministero della Giustizia.
Negli ultimi dieci anni, dal 2000 al 2009, le persone dietro le sbarre si sono tolte la vita sono state 568; nel decennio 1960-1969 furono 'soltanto' cento. 'I motivi di questo aumento - spiega Ristretti Orizzonti - sono diversi: 40 anni fa i detenuti erano prevalentemente criminali 'professionisti', che mettevano in conto di poter finire dentro ed erano preparati a sopportarne i disagi. Oggi buona parte della popolazione detenuta e' costituita da persone provenienti dall' emarginazione sociale (immigrati, tossicodipendenti, malati mentali) spesso fragili psichicamente e privi delle risorse caratteriali necessarie per sopravvivere al carcere'.
Un altro aspetto affrontato nello studio e' l' esame dei suicidi in carcere e nella popolazione libera mettendo a confronto la situazione di alcuni Stati europei. Secondo una ricerca dell' Istituto nazionale di Studi demografici - che ha considerato i cittadini liberi tra i 15 e i 49 anni (con caratteristiche simili, quindi, alla gran parte della popolazione carceraria) - l' Italia ha lo scarto maggiore: 1,2 ogni diecimila liberi contro 9,9 per i detenuti, quindi la frequenza dei suicidi e' nove volte maggiore. In Gran Bretagna e' cinque volte maggiore; in Francia tre; in Germania e Belgio due; in Finlandia e' addirittura lo stesso.
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martedì, 04 maggio 2010
Morte Cucchi, Procura: picchiato e non curato, ma non è omicidio. Sono 13 gli indagati
E' stato lasciato morire Stefano Cucchi. Per ore i medici della struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini di Roma, dove il geometra romano morì il 22 ottobre scorso (una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga),per giorni non hanno fatto nulla, non hanno messo in atto neanche le piu' elementari procedure, come somministrare un cucchiaino di zucchero, che gli avrebbero potuto salvare la vita. E' un quadro drammatico quello che emerge dal capo di imputazione firmato dai pm della Procura di Roma Vicenzo Barba e Maria Francesca Loy depositato oggi. In totale sono tredici gli indagati al termine di una inchiesta durante la quale i pm hanno acquisito oltre 80 testimonianze. Per sei medici, tre infermieri e un dirigente del provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria (Prap) le accuse sono, a vario titolo, di favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica. I reati contestati, invece, ai tre agenti penitenziari sono lesioni e abuso di autorita'. Per i primi viene a cadere l'accusa di omicidio colposo ma secondo i magistrati della procura di Roma, la morte conseguente all' "aabbandono di persona incapace" profila una fattispecie piu' grave, sanzionabile fino ad 8 anni di reclusione rispetto ai 5 anni previsti dall'omicidio colposo. Nel capo di imputazione i pm scrivono che i medici e gli infermieri in servizio dal 18 ottobre al 22 ottobre dello scorso anno "abbandonavano Stefano Cucchi del quale dovevano avere cura" in quanto "incapace di provvedere a se stesso".
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giovedì, 28 gennaio 2010
IN SICILIA, DUE VILLE CONFISCATE AI MAFIOSI DIVENTERANNO ALLOGGI PER MAMME-DETENUTE ED I LORO BAMBINI
DA L'AVVENIRE
Il pesante tintinnare delle chiave ed il sordo rumore dei blindi, le porte delle celle , che si chiudono. Sono una sessantina in tutta Italia, i bambini costretti a crescere con questi rumori nella testa : innocenti eppure condannati a trascorrere i primi tre anni della propria vitaassieme alle loro mamme detenute. Fra stress, sovraffollamento e scarsa igiene : condizioni di vita assolutamente inadatte ai più piccoli. Per questo motivo, con lo slogan "Mai più bambini nelle carceri italiane", è statao avviato un progetto per realizzare un "carcere senza sbarre". Un luogo dove le detenute-mamme possano scontare la propria pena , ma dove vengano tutelati anche i diritti dei loro figli. Che di colpe non ne hanno. Un luogo dove i piccoli possano giocare, stare assieme alla mamma e crescere, per quanto possibile, con più serenità. E così, gli operatori del movimento "Rinnovamento nello Spirito" si sono messi al lavoro assieme al Ministero della Giustizia per realizzare la "prigione senza sbarre" all'interno di due ville confiscate a boss mafiosi a Villarosa, comune siciliano in provincia di Enna. Entrambe le costruzioni verranno in parte ristrutturate per consentire la creazione di spazi adattiai piccoli ospiti ma anche per garantire condizioni di sicurezza adeguate. Non è tutto : grazie al contributo dell'imprenditrice Marina Salomon, all'interno della struttura verranno installati macchinari per realizzare vestiti per bambini. In questo modo le donne detenute potranno anche imparare un mestiere, acquisire una professionalità che, una volta tornate in libertà, le aiuterà a trovare un lavoro. Per non commettere di nuovo gli stessi errori che le hanno portate dietro le sbarre. Il modello di Villarosa icalca quello che già esiste a Milano : un grande appartamento di 420 metri quadri con portineria, sala colloqui, lavanderia, grande cucina e giocoteca (coloratissima e piena di balocchi). Le sbarre alle finestre ci sono, ma abilmente mimetizzate da piante e tendine colorate; le agenti di polizia non indossano la divisa, ma girano per caasa in jeans e maglione. Le regole sono ferree, certo, ma l'obiettivo principaleè quello di tutelare i diritti dei più piccoli. Completano il tutto 6 camere da letto, in cui mamme e bimbi possono trascorrere la notte abbracciati. Sognando un futuro migliore.
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