martedì, 14 febbraio 2012
Con i soldi dei falsi invalidi la camorra paga gli stipendi del clan
NAPOLI - Hanno individuato il regista, hanno le idee chiare sui procacciatori d’affari, ora puntano a chiudere il cerchio: le pensioni di anzianità, quelle assegnate ai finti disabili, sono state per anni controllate dalla camorra . Più chiaramente: la camorra si è servita del sistema dei falsi invalidi per stipendiare i propri affiliati, per assicurare la cosiddetta «mesata» alle famiglie di detenuti, a uomini e donne inserite a pieno titolo nelle proprie fila. Poggioreale, dopo arresti e sequestri di conti correnti, qualcosa si muove. Una settimana di interrogatori di garanzia, a galla ci sono nuovi elementi.
00:05 Scritto da: consumatori in MAFIA, PREVIDENZA E PENSIONI, TRUFFE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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venerdì, 20 gennaio 2012
A tavola un invitato in più…la criminalità organizzata
A cura di Silvia Biasotto
“Alla tavola di ciascun italiano c’è un invitato in più. La criminalità organizzata”. Così Pietro Grasso, Procuratore Antimafia, ha eloquentemente rappresentato la nuova veste della contraffazione agroalimentare.
Il Procuratore è intervenuto nel corso della presentazione della Relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e pirateria commerciale al centro di un convegno oggi a Roma a Palazzo Rospigliosi.
14:00 Scritto da: consumatori in ALIMENTI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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lunedì, 25 ottobre 2010
E I CLAN PORTANO I VELENI IN MOLISE
NAPOLI (24 ottobre) - Al di là del Matese, lontano dagli occhi e dalle rotte battute dai trafficanti di veleni da vent’anni a questa parte. Si sono trasferiti là, in Molise, gli ecomafiosi collegati al clan dei Casalesi, gli uomini che hanno gestito il trasporto dei rifiuti tossici fino alle discariche, ormai sequestrate e inagibili, di Giugliano, Licola, Parete.
Operano soprattutto in provincia di Isernia, non disdegnano quella di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore Cosib di Termoli.
Il monitoraggio avviato dalle associazioni ambientaliste molisane e dalle Procure di Santa Maria Capua Vetere, Larino e Isernia segnala il rischio di infiltrazioni camorristiche e la presenza di imprenditori del settore.
Come i fratelli Caturano di Maddaloni e Toni Gattola, cognato del capozona casalese di Cancello Arnone e controllore della discarica Magest di Licola, già coinvolti in varie inchieste - da Re Mida a Madre Terra - sullo smaltimento illegale dei rifiuti. L’indagine conoscitiva conferma, dunque, quanto già segnalato nel 2008 dalla Dda di Campobasso, e cioè che «il Molise è diventato il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti» .
17:00 Scritto da: consumatori in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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sabato, 03 aprile 2010
Casalesi, manette ai familiari del boss
di VALERIA CHIANESE - da L'Avvenire
Ha riservato molte sorprese e un rammarico l’operazione interforze che all’alba di ieri ha portato in carcere 14 presunti esponenti ed affiliati del clan dei Casalesi. Il rammarico è ancora una volta per la mancata cattura del superlatitante Michele Zagaria, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus, e che, con l’altro ricercato Antonio Iovine, è di fatto il capo indiscusso della camorra casertana. Tra gli altri in manette sono finiti il fratello del boss, Carmine, 42 anni, e, ai domiciliari, il padre Nicola.
Carmine Zagaria è stato arrestato a Olbia, diretto al carcere Badu e Carros di Nuoro, dove avrebbe dovuto incontrare con altri familiari un fratello detenuto. Era invece nel Casertano, nella sua abitazione a Casapesenna, il padre Nicola.
« Fare terra bruciata attorno al clan dei casalesi » come sta avvenendo con Matteo Messina Denaro e come è avvenuto con Bernardo Provenzano: è l’intenzione del Governo espressa dal ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso della sua audizione a San Macuto, presso la commissione Antimafia, appena appresi risultati dell’operazione di polizia e carabinieri.
17:00 Scritto da: consumatori in MAFIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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mercoledì, 06 gennaio 2010
Le conseguenze del proibizionismo, come 'ndrangheta e camorra si finanziano
"Chi parla di mafia diffama il Paese? Chi parla di mafia difende il Paese". Lo scrive Roberto Saviano su LA REPUBBLICA. "Le organizzazioni criminali contano molto: solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat. Calabria e Campania forniscono i piu' grandi mediatori mondiali per il traffico di cocaina. Si arriva a calcolare che 'ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l'anno, ed e' una stima per difetto. La 'ndrangheta - come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri - compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro. Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro. Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantita' di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni. E raffrontarla con il peso industriale delle imprese leader - che hanno molti meno profitti - per comprendere il potere che oggi hanno realmente nel paese e in Europa le organizzazioni criminali. Proprio dinanzi a fatti come l'attentato di Reggio Calabria diventa imperativa la necessita' di capire. E' la conoscenza che permette di capire cosa stia accadendo. E non raccontare questa azione come un episodio avvenuto in un altro mondo, in un altro paese. Un paese di quelli lontani dove una bomba o un morto rientrano nel quotidiano. Le organizzazioni criminali italiane quando agiscono e quando decidono di mandare un segnale, sanno perfettamente cosa fanno e dove vogliono arrivare. La bomba non e' stata messa davanti a una caserma, ne' alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, e' rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si e' ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco piu' di un mese divenuto Procuratore generale. Da quando si e' insediato, il clima non e' piu' quello che le 'ndrine reggine conoscevano. Le cose - continua Saviano su LA REPUBBLICA - stanno cambiando e le 'ndrine non apprezzano questo cambiamento. Preferirebbero magari che le difficolta' burocratiche e certe gestioni non proprio coraggiose del passato possano continuare. Le mafie sanno che la giustizia italiana e' complicata e spesso cosi' lenta che e' come se un bambino rompesse un vaso a sei anni e la madre gli desse uno schiaffo quando ne ha compiuti trenta. Se volessero, le cosche potrebbero far saltare in aria tutta Reggio Calabria. La 'ndrangheta possiede esplosivo c3 e c4.
17:00 Scritto da: consumatori in RASSEGNA STAMPA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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