venerdì, 05 novembre 2010

SOCIETA': Breakdance in Italia

bboy%20max.jpgdi Maria Marangi

 Salti mortali e volteggi. Passi e acrobazie spettacolari. In Italia gli anni ottanta segnano la diffusione di una nuova disciplina di ballo “La Breakdance”. B-Boy così vengono denominati i giovani ballerini  già  dal 1968 durante le feste di strada nei quartieri americani. E’ l’effetto visivo che lascia tutti con il  fiato sospeso. Che diverte…che coinvolge. E’ lo stile della cultura hip hop di “kool Herc” dj giamaicano. “B-Boy go down” così Herc incitava i  giovani che si esibivano e che oggi sta ad indicare gli appassionati di detta disciplina. Disciplina che nel 1977 vede la fondazione della Rock Steady Crew e che sarà  portavoce delle sue radici. La break  originariamente era strutturata in piedi e prevalentemente dominata dagli afro americani. Più tardi il Dj Charlie Chase di origini portoricane riesce a fondere i due stili dando vita a nuovi passi creati da nuovi b-boys.  Protagonista degli anni ottanta è il giovane ballerino Crazy Legs. Egli  riuscì a coinvolgere (in quanto esponente della Rochy Steady)  b-boy fuori dal bronx. Gli stessi in seguito grazie al successo mediatico, fecero della break una forma d’ espressione introducendo attraverso powermoves  spettacolari acrobazie. Soul, funk, jazz, la musica si lega e forma le cosiddette compilation (breaks) che animano le esibizioni  definite di strada. Anche l’abbigliamento racconta il proprio essere e non limita ma, si adegua allo  stile. Coloro che praticano la break hanno la libertà di espressione. La coreografia può nascere al momento. Ognuno acquisisce un proprio stile e i vari  concorsi internazionali e non, regalano l’occasione per ogni personale performance.  Ritmo, evoluzioni, espressione,coordinazione,  i tasselli che danno vita alla sempre più quotata Break-dance”.

15:00 Scritto da: consumatori in SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook