giovedì, 24 marzo 2011
Autismo: la realtà dopo 'Rain Man'
Tra tradizione e rinnovamento: la diagnosi di autismo è da rivedere poiché molti pazienti sono "un po' autistici". Restano i criteri centrali. Nuove le diagnosi complementari.
Ai profani la domanda su che cosa sia l'autismo è stata chiarita ventitre anni fa. All'epoca ebbe grande successo il film "Rain Man", in cui Dustin Hoffman interpretava l'autistico adulto Raymond con la sua memoria formidabile per i numeri. Da allora l'immagine che molta gente ha in testa quando sente parlare di autismo è questa: gli individui autistici sono stravaganti e goffi, però hanno in dono alcune grandi qualità mentali. Per il resto, non sono capaci di condurre una vita autonoma, si irritano con facilità e talvolta sono testardi e impegnativi, ma restano persone amabili.
Ci si è orientati sulla concezione mutuata dal film hollywoodiano, a meno di non appartenere alla comunità di medici e psicologi che devono occuparsi di diagnosi e trattamento dei disturbi autistici. A loro, i due decenni dopo "Rain Man" hanno regalato solo scosse, dubbi e cambiamenti. Appare infatti sempre più evidente che la diagnosi di autismo non sia riconducibile a dei singoli e ben delineati contorni del disturbo, ma che occorra utilizzare uno spettro molto più ampio. Tra i ragazzi con una diagnosi di autismo ci sono infatti bambini privi del linguaggio ma anche ginnasiali con problemi di rapporti sociali.
10:00 Scritto da: consumatori in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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