sabato, 24 luglio 2010
Aids, si chiude la Conferenza di Vienna. All'Italia 'maglia nera' per impegno economico
La XVIII conferenza internazionale sull'aids, in corso dal 18 a Vienna, e' giunta in dirittura di arrivo e il bilancio alla vigilia della chiusura dei lavori, oggi, e' a detta dei partecipanti decisamente positivo. 'E' stata di sicuro una conferenza molto importante', ha detto ieri il direttore del dipartimento Hiv/Aids dell'Oms, Gottfried Hirnschall. 'Guardiamo fiduciosi al futuro, ma abbiamo anche timori: bastera' il denaro per estendere le cure? La solidarieta' durera'? La politica manterra' gli impegni?'. Il 2010 e' un anno importante, doveva essere assicurato l'accesso mondiale alle terapie anti-aids, ha detto citando alcuni dei successi registrati. Quelli nella prevenzione in molti paesi africani: il Sudafrica, col maggior numero di malati, ha 'fatto grandi passi avanti'. In 15 dei 25 stati con piu' malati per la prima volta sono diminuiti i nuovi contagi: 'la prevenzione esiste e viene fatta'. In tutto il mondo il numero delle persone curate e' salito a 5,2 milioni: un anno fa erano solo quattro, e ora 'e' 12 volte superiore al 2003', ha aggiunto.
Ogni giorno emergono dal foro nuovi stimoli, proposte, interventi, mentre numerose sono le iniziative in margine. Come quelle - 'baci e abbracci' - organizzate mercoledì. 'Free hugs' (liberi abbracci) e' una iniziativa dell'australiano Juan Mann e l'assessore alla sanita' di Vienna, volta a richiamare l' attenzione sull'aids: 2.000 finora gli abbracci gratis avvenuti.
'Kiss@Belvedere' e' un'iniziativa analoga, che ha radunato mercoledì sera fino a 3.000 persone al famoso museo Belvedere, con il 'compito' di baciarsi e dare vita, baciandosi, a un gigantesco 'red ribbon', il fiocco rosso simbolo della lotta all'aids. Le offerte e i ricavati delle due iniziative vanno naturalmente in beneficenza alla lotta all'aids. Intanto sono state rese note le cifre dei fondi raccolti al celebre Life Ball, che ha di fatto inaugurato, il 17 sera, la conferenza di Vienna: in tutto, nonostante il nubifragio abbattutosi sulla capitale, la festa in favore della lotta all'aids con tantissimi vip da tutto il mondo ha portato 1,5 milioni di euro, battendo il ricavato del 2009.
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giovedì, 22 luglio 2010
Aids: «Può curarsi soltanto il 40% dei malati»
La Conferenza internazionale sull’Aids dia enfasi «alla necessità dell’accesso universale ai farmaci e ai programmi di appoggio» e «i governi capiscano che non si possono abbandonare le popolazioni dei Paesi poveri». Lo chiede monsignor Robert Vitillo, rappresentante della Caritas Internationalis alla Conferenza internazionale di Vienna. «Sono 33 milioni nel mondo – ricorda il religioso – le persone infettate dal virus Hiv/Aids ma solo il 40% ha accesso alle cure. I problemi più seri sono nell’Africa australe. Nei giorni precedenti un centinaio di partecipanti di agenzie cattoliche di 23 Paesi si sono incontrati a Vienna per scambiare buone prassi».
La rete Caritas presenterà alla Conferenza la Campagna «Haart for children», per le cure ad uso pediatrico. Caritas Austria ha raccolto 20mila firme coinvolgendo 5mila giovani per chiedere al proprio governo di appoggiare la campagna. Molti Paesi occidentali, tra i quali gli Stati Uniti e alcuni governi europei, compresa l’Italia – ricorda monsignor Vitillo – hanno promesso di appoggiare i programmi per fornire cure ai Paesi poveri. Ora sembra che stiano cambiando le loro priorità a causa della crisi economica. Ma senza i fondi tutti i progressi verranno vanificati e la gente comincerà a morire di nuovo. Anche perché solo il 40% dei malati ha accesso alle cure. Non bisogna ridurre i soldi ma aumentarli. Bisogna rendersi conto che la cura dell’Aids è un investimento per il futuro, non un problema».
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mercoledì, 03 marzo 2010
Aids: scambio siringhe e condom. Responsabili i Governi che non implementano. Studio
da Aduc - di Kate Kelland
Più del 90% dei 16 milioni di dipendenti da droghe da iniezione non riceve aiuto per evitare di contrarre l'Aids. I Governi che ignorano questi soggetti stanno alimentando una emergenza sanitaria pubblica. Questa l'accusa da esperti di tossicodipendenze.
L'emergenza sanitaria sta crescendo in Paesi come Russia, Cina, Malesia e Thailandia, spiegano i ricercatori, luoghi dove la popolazione tossicodipendente non è coinvolta nei programmi contro l'Hiv/Aids.
Le droghe da iniezione sono sempre più una importante fonte di trasmissione di Hiv in numerosi Paesi. I contagi avvengono ad esempio attraverso la condivisione di siringhe e il sesso non protetto.
Dei circa 16 milioni di tossicodipendenti da sostanze da iniezione nel mondo, circa 3 milioni sarebbero sieropositivi. La popolazione tossicodipendente costituirebbe, secondo le stime dei ricercatori, il 10% dei malati di Hiv nel mondo.
In Russia, ad esempio, c'è un milione di tossicodipendenti sieropositivi, e circa il 65% delle nuove infezioni di Hiv deriva dall'uso di siringhe infettate.
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venerdì, 15 gennaio 2010
Garante privacy: il medico non puo' chiedere al paziente se e' affetto da Aids, a meno che ...
Coloro che esercitano la professione sanitaria non devono raccogliere informazioni sulla sieropositività di ogni paziente che si rivolge per la prima volta allo studio medico, se ciò non è indispensabile per il tipo di intervento o terapia che deve eseguire. Il dato sull’infezione da Hiv può essere raccolto dal medico, infatti, solo qualora sia ritenuto necessario in relazione all’intervento clinico da eseguire sul paziente e comunque con il suo consenso.
Lo ha stabilito il Garante privacy con un provvedimento generale in cui ha indicato i principi ai quali devono attenersi i medici nella raccolta di informazioni sulla sieropositività. Il Garante ha sentito la necessità di fornire indicazioni a tutti gli studi medici dopo aver affrontato il caso di uno studio dentistico che raccoglieva informazioni sull’Hiv mediante la distribuzione di un questionario al momento dell’accettazione dei pazienti. Allo studio è stato vietato l’uso dei dati raccolti. Alla base dell’intervento del Garante c’è, dunque, lo stop ad una raccolta generalizzata e ingiustificata di informazioni delicatissime.
Nel primo colloquio con il paziente - ha spiegato l’Autorità - una volta acquisito il consenso al trattamento dei dati personali, il medico deve raccogliere solo le informazioni sanitarie necessarie ad assicurare una corretta assistenza medica. L’esigenza di raccogliere informazioni sull’Hiv fin dal momento dell’accettazione - continua l’Autorità - non può essere giustificata neanche dalla necessità di attivare specifiche misure di protezione per il contagio, poiché la normativa di settore prevede che tali misure siano adottate, nei confronti di ogni paziente, a prescindere dalla conoscenza dello stato di sieropositività. Il Garante ha precisato, infine, che nel caso in cui il medico venga a conoscenza di un caso di Aids o di Hiv, oltre a rispettare specifici obblighi di segretezza e non discriminazione nei confronti del pazienze, ha l’obbligo di adottare ogni misura individuata dal Codice privacy per garantire la sicurezza dei dati sanitari.
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martedì, 05 gennaio 2010
Anche i sieropositivi potranno entrare negli Usa
da Internazionale
Avere l’hiv non sarà più un ostacolo insormontabile per ottenere un visto per gli Stati Uniti. A partire dal 4 gennaio, i cittadini stranieri non devono più dichiarare di non essere positivi né, tantomeno, potranno essere costretti a sottoporsi a un test.
La legge che impediva l’ingresso a persone con il virus dell’hiv (responsabile dell’aids) era enrata in vigore 22 anni fa, e metteva gli Stati Uniti sullo stesso piano di altri undici paesi (tra cui Arabia Saudita e Libia) che considerano l’infezione una minaccia. Il presidente Barack Obama ha abolito la norma a novembre, anche in vista della conferenza internazionale sull’aids che dovrebbe svolgersi nel 2012 negli Stati Uniti.
18:00 Scritto da: consumatori in RASSEGNA STAMPA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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