domenica, 15 aprile 2012

Pillola 5 giorni dopo, tra attacchi e difese

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C’era da aspettarselo che in Italia il nuovo contraccettivo, la pillola dei 5 giorni dopo in vendita nelle farmacie dallo scorso 2 aprile, avrebbe fatto discutere. Nonostante la pillola, commercializzata con il nome di ElleOne, sia stata approvata dall’Autorità Europea dei Farmaci già a maggio 2009 e qualche mese fa dall’Agenzia Italiana del Farmaco, nella parte più cattolica del nostro Paese desta qualche preoccupazione (o malumore).

Un gruppo di 85 parlamentari, riuniti in un “intergruppo per il valore della vita” hanno presentato ieri un’interrogazione al Ministro della Salute Renato Balduzzi e un esposto all’Antitrust contro la pillola. Si sostiene che sia “potenzialmente abortiva” quindi in contrasto con la legge 194, che è a tutela della maternità, e in contrasto con la legge 405 sui consultori ed a tutela del prodotto del concepimento.

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sabato, 02 ottobre 2010

Aborto, Consiglio d'Europa vuole regolare obiezione di coscienza a tutela dei pazienti

consiglio.jpg
Regolamentare l'obiezione di coscienza dei medici, e in particolare di quelli che per motivi religiosi, morali o filosofici si oppongono a eseguire operazioni come l'aborto: sara' questo uno dei principali temi dibattuti nella sessione plenaria dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa che inizia lunedi' prossimo a Strasburgo.
Nel rapporto della parlamentare britannica socialista Christine McCafferty, che verra' discusso e votato giovedi', si chiede espressamente ai governi degli Stati membri di introdurre regole chiare che obblighino i medici obiettori di coscienza a fornire ai pazienti tutte le informazioni sui trattamenti disponibili, anche su quelli che l'operatore sanitario non condivide o non eseguirebbe.
I medici dovrebbero inoltre essere obbligati a informare per tempo i pazienti che obiettano a eseguire certe operazioni e inviare il paziente presso un altro medico che sia invece disponibile a farlo.
Infine i medici obiettori di coscienza, secondo il rapporto del Consiglio, dovrebbero anno essere obbligati a eseguire l'intervento in caso di emergenza o quando non sia possibile inviare il paziente presso un altro collega in casi particolari: ad esempio, quando il posto dove opera e' troppo lontano.

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venerdì, 28 maggio 2010

Aborto. Tanti in Europa quelli 'tardivi'

aborto.jpg

da Aduc - di Rosa e Anna

Se ogni anno dall'Italia duemila persone si recano all'estero per eseguire un'interruzione di gravidanza dopo i 90 giorni canonici, in Germania, da gennaio, gli aborti volontari "tardivi" sono soggetti a nuove regole. Che non modificano quella principale, ossia che per gravi motivi di salute una gravidanza può essere interrotta in qualsiasi momento, ma incidono sulle modalità a monte. Adesso il medico è obbligato a esprimere il suo parere in caso di malformazione del feto; la donna deve prendersi tre giorni per riflettere prima di un eventuale intervento, a meno che non ci sia pericolo per la sua vita; il medico la deve indirizzare a un centro di consulenza psico-sociale.
Nel maggio dell'anno scorso, quando il Bundestag (la Camera) licenziò le nuove disposizioni, molti medici fecero notare che esse avrebbero aggravato la posizione di ginecologi e donne incinte alle prese con situazioni difficili. Ma i promotori del provvedimento miravano a ridurre il numero di aborti oltre la 23esima settimana, quando il feto può avere vita extrauterina -da sempre punto delicato e dolente sul piano etico.

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lunedì, 24 maggio 2010

Aborto, 2.000 donne ogni anno costrette ad andare all'estero

aborto.jpgOlanda, Francia, Spagna e Regno Unito. Sono queste le mete scelte da 2.000 italiane all'anno per l'interruzione volontaria della gravidanza dopo gli ufficiali 90 giorni previsti dalle legge 194. "In questi Paesi gli italiani trovano quelle possibilita' che la nostra legge sull'aborto non prevede. Si possono spendere circa 900 euro per un aborto nelle tante cliniche private, ad esempio olandesi, che offrono questo servizio", afferma Emilio Arisi direttore di ostetricia dell'ospedale S.Chiara di Trento a margine del congresso europeo della contraccezione in corso all'Aja.
E sono molti i centri in Olanda che ospitano, come spiega Arisi, circa un donna italiana alla settimana che si sottopone a un'interruzione volontaria di gravidanza oltre i 90 giorni previsti dalle legge 194. "Il viaggio all'estero per abortire e' la scelta delle donne italiane che per molti motivi non riescono a dimostrare, come prevede la legge, la necessita' di un'interruzione, ovvero malattie degenerative o malformazioni del feto che ne compromettono la salute", come prevede l'art. 6 della legge 194 approvata proprio il 22 maggio del 1978.
"Le donne che arrivano al viaggio all'estero - conclude Arisi - per abortire hanno di solito piu' di trent'anni e spesso gia' un figlio. Ma si possono trovare giovanissime, anche minorenni, accompagnate dai genitori che si trovano costretti a sacrifici anche economici per questa scelta".

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lunedì, 05 aprile 2010

ABORTO: RU486: RICORSO AL TAR DEL CODACONS CONTRO LE REGIONI CHE IMPEDIRANNO L'USO DELLA PILLOLA

ru486.jpgda Codacons

Il Codacons impugnerà al Tar del Lazio qualsiasi provvedimento regionale che dovesse impedire l'utilizzo della pillola Ru486 sul territorio di competenza.
"Qualsiasi delibera contro l'uso della pillola abortiva sarebbe contraria alle leggi dello Stato e, come tale, illegittima - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - Si configurerebbe inoltre una situazione per la quale il diritto alla salute non sarebbe identico su tutto il territorio, ma diverso di regione in regione, a seconda dell'orientamento politico e personale dei governatori. La tutela della salute è un principio universale e disciplinato dalle leggi nazionali, e non può essere regionalizzato perchè, così facendo, si lederebbero i diritti fondamentali degli utenti, in particolare delle donne'.
Per tali motivi il Codacons ricorrerà al Tar del Lazio contro quelle regioni che ostacoleranno l'utilizzo della pillola Ru486.

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lunedì, 01 marzo 2010

SU TWITTER UNA DONNA RACCONTA LA SUA ESPERIENZA D’ABORTO

twitter.jpgdi Anna De Gregorio

Ancora una volta i social network tornano al centro di numerose polemiche.  Questa volta l’argomento discusso è la storia di una giovane donna americana di 27 anni, Angie Jackson che ha deciso di voler rendere nota la sua esperienza di aborto tramite twitter, una dele comunità virtuali più famose al mondo. La donna ha deciso di voler raccontare attimo dopo attimo gli effetti che il suo corpo subiva dopo l’assunzione della pillola RU-486, non tralasciando nulla. Secondo le dichiarazioni di Angie, lo scopo di voler rendere pubblico il suo percorso di aborto è quello di volere informare tutte quelle donne che magari si trovano nella sua stessa situazione, descrivendo precisamente cosa accadeva dopo l’assunzione della pillola abortiva. Infatti, tra i suoi post su twitter, si legge tutta la fase  che segue attimo dopo attimo  l’assunzione della pillola RU-486, come ad esempio i forti crampi all’addome che man mano divenivano sempre più persistenti, fino ad arrivare alle abbondanti perdite di sangue. Angie è convinta, con questo suo gesto, di poter aiutare le donne a “sdrammatizzare” l’atto dell’aborto.  La donna, ha avuto già un bambino di quattro anni nato con dei problemi gravi e i medici stessi le hanno detto che non avrebbe potuto avere più delle gravidanze, perché cosi facendo avrebbe messo a rischio la sua stessa salute. Questa storia raccontata da Angie ha provocato molta indignazioni tra coloro che sono assolutamente  contrari all’aborto aborto, portando anche ad alcune minacce di morte come conferma la donna, ma ha anche aumentato il numero dei suoi “fans” su twitter che le hanno mostrato grande solidarietà e incoraggiamento. 

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