mercoledì, 04 agosto 2010

Inflazione in crescita da gennaio a fronte di una diminuzione dei redditi del 2,6%

aut.jpgda Adiconsum

Adiconsum: “Fortemente preoccupati dagli aumenti a due cifre che rischiano di esserci nei settori dei servizi pubblici (acqua, rifiuti, trasporti, scuola) a seguito dei provvedimenti del Governo

Nel 2009 il tasso di inflazione mensile è rimasto sotto l’1%. Da gennaio 2010 l’inflazione ha ripreso a correre, ad eccezione del settore alimentare, arrivando con gli ultimi dati Istat del mese d luglio all’1,7%. Ma Adiconsum nutre una forte preoccupazione per i prossimi mesi, soprattutto per le tariffe nei servizi pubblici. È su questi, infatti, che si faranno sentire i tagli decisi dal Governo nei confronti delle regioni e degli Enti locali e che verranno trasferiti in parte sui consumatori con un aumento del costo dei servizi. (Ciò è già avvenuto. Vedi l’aumento del canone di concessione alle società Autostradali deciso dal Governo e subito trasferito ai consumatori con l’aumento dei pedaggi).

benzi.jpgA guidare gli aumenti sono ancora una volta i trasporti con un +4,6%, ma se guardiamo il dettaglio troviamo un aumento della benzina del 9% e del gasolio al 13%. In merito, Adiconsum ribadisce l’urgenza di varare il decreto carburanti che dovrebbe attivare una maggiore concorrenza.

Aumenti tutti in netta contrapposizione con i redditi delle famiglie che la stessa Istat ha rilevato essere in diminuzione del 2,6%. Ne è riprova la variazione negativa (-0,1%) dei prodotti alimentari  e ciò a conferma del fatto che le famiglie italiane stanno comprimendo gli acquisti soprattutto nel settore alimentare rispetto agli altri capitoli dove il taglio è più difficile.

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sabato, 24 luglio 2010

ISTAT: REDDITI FAMIGLIE -2,6%, MENO RISPARMIO E SPESA.SITUAZIONE DA TERZO MONDO. 15,5 MILIONI DI ITALIANI SI INDEBITANO ANCHE PER ACQUISTARE CIBO. IL PROSSIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI SI OCCUPI DI POVERI

povera.jpgda Codacons

Secondo i dati resi noti dall'Istat le famiglie hanno visto diminuire il loro reddito del 2,6% nel 2009 che, considerando l'andamento dei prezzi, segna una flessione del 2,5% del loro potere d'acquisto. Il calo del reddito ha comportato una riduzione nei consumi, sia in termini nominali (-1,9%) che in termini quantitativi (-1,8%), e nella capacità di risparmio (- 0,7 punti percentuali).
Il Codacons ricorda che le cifre dell'Istat, per quanto drammatiche, essendo delle medie non danno l'idea della reale situazione in cui vive ormai più di un terzo del Paese. Una riduzione media dei consumi dell'1,8% in termini quantitativi, significa che i poveri, il 13,1% dell'intera popolazione, pari a 7 milioni 810 mila individui, non hanno più soldi per mangiare, mentre i "quasi poveri', 15,5 milioni di italiani, non avendo abbastanza per arrivare a fine mese, si devono indebitare anche per acquistare cibo, ad esempio comperandolo da chi fa credito, e devono rinunciare ai prodotti più costosi, meno carni rosse e più pasta insomma. Una situazione da Terzo Mondo.
"La povertà dilagante nel nostro paese dovrebbe essere la priorità del Governo e il primo argomento di cui dovrebbe preoccuparsi il prossimo Consiglio dei ministri - afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - Il Governo deve pensare a come risolvere i problemi economici delle famiglie che, di questo passo, ridurranno ulteriormente i consumi, con effetti devastanti sull'intera economia nazionale'.

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