lunedì, 08 marzo 2010

Un mazzo di mimose costa il 3% in più del 2009

da Adoc

mimosa.gifIl caro vita colpisce anche la mimosa, fiore simbolo della festa delle donne. Da un'indagine dell'Adoc, infatti, emerge che il prezzo di un singolo mazzo di mimose è aumentato del 3% e una composizione più elaborata costa il 3,6% in più rispetto all'anno scorso, arrivando a toccare anche i 30 euro. Secondo l'Associazione dei consumatori questi rincari sono causati principalmente dal calo del 10-15% della produzione e del 12% delle vendite.

"Fortunatamente, il costo dei cioccolatini, altro regalo doc della festa delle donne, registra un calo dell'1,8% - ha commentato Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - Ad ogni modo consigliamo a chi vuole acquistare i fiori di non aspettare l'ultimo giorno, dato che è alta la possibilità di un'impennata dei prezzi a ridosso della festa. Un singolo mazzetto di mimose comprato l'8 marzo può arrivare a costare anche 10 euro. Chi vorrà festeggiare andando a cena - ha aggiunto Pileri - dovrà essere pronto a spendere almeno 35 euro, a persona, per il menu, circa il 2,9% in più del 2009. Se la cena è accompagnata da uno spettacolo, il conto sale di oltre 10 euro, superando anche quota 60 euro a persona. In compenso, le cene a casa, più economiche, e il cinema o teatro avranno una crescita rispettivamente del 10% e del 25%. Il pressante carovita impone sempre più rinunce ai consumatori, costretti a veder limitate le proprie possibilità di divertimento e a trovare soluzioni low-cost".

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venerdì, 05 marzo 2010

I PRODUTTORI RICAVANO UTILI MA RIDUCONO I MARGINI

riduzione dei mergini.jpgdi Mauro Artibani - Professional Consumer

I Produttori ricavano utili da un mercato del lavoro, sovraffollato dalla Domanda, che ha ridotto stipendi e salari e da un mercato delle merci, sovraffollato di Offerta, che non ha ridotto i prezzi.
Beati di vantaggi insomma.
Non è tutt'oro quel che riluce però dentro la catena di passaggi più o meno produttivi, più o meno lineari, che conducono  la materia a farsi materiale infine merce per essere acquistata, vieppiù consumata.
Già, la filiera produttiva quell'insieme, descritto da Vito Saccomandi, degli agenti economici amministrativi e politici che, direttamente o indirettamente, delimitano il percorso del prodotto ma anche il complesso delle interazioni e delle attività di tutti gli agenti che determinano quel percorso.

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domenica, 28 febbraio 2010

PRIVATIZZAZIONI: ANCHE LA CORTE DEI CONTI CONFERMA UN SACCHEGGIO TARIFFARIO E RINCARI ELEVATI SERVIZI BANCARI A DANNO DELLE FAMIGLIE

acquadaperderezx0.jpgda Federconsumatori

Dopo le denunce di Adusbef e Federconsumatori che hanno lamentato,a partire almeno dagli ultimi 5 anni,un aumento sistematico dei costi dei servizi bancari con  profitti più elevati, legati ad un aumento delle tariffe e non al recupero di costi ed efficienze, anche dall’indagine della  Corte dei Conti emerge un analogo risultato di sistematico saccheggio,da parte delle utilities privatizzate,come acqua,energia, tariffe autostradali, con oneri maggiorati da parte di un sistema bancario predatorio che pone a carico della clientela, costi considerevolmente più elevati di quelli riscontrati nella maggior parte degli altri paesi europei.

   Non ci sarebbero poi elementi per dimostrare che l'aumento delle tariffe è stato effettivamente necessario per spingere e sostenere i necessari investimenti in infrastrutture: i dati disponibili "non forniscono conclusioni univoche che l'elevata redditività del settore, influenzata dagli elevati livelli di indebitamento, sia stata effettivamente funzionale a promuovere le politiche di investimento delle società recentemente privatizzate"-sostengono Lannutti e Trefiletti.

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sabato, 27 febbraio 2010

Tariffe utilities. Corte dei Conti: piu' care con privatizzazione

cartello_acqua.jpgLa privatizzazione delle utilities, cosi' come quella delle concessionarie autostradali, ha portato, in molti casi, ad un aumento delle tariffe. E' quanto evidenzia la Corte dei Conti nel documento 'Obiettivi e risultati delle operazioni di privatizzazione di partecipazioni pubbliche'.
Per quanto riguarda le utilities, scrive la magistratura contabile, "c'e' tuttavia da osservare che l'aumento della profittabilita' delle imprese regolate e' in larga parte dovuto, piu' che a recuperi di efficienza sul lato dei costi, all'aumento delle tariffe che, infatti, risultano notevolmente piu' elevate di quelle richieste agli utenti degli altri Paesi europei, senza che i dati disponibili forniscano conclusioni univoche sulla effettiva funzionalita' di tali aumenti alla promozione delle politiche di investimento delle societa' privatizzate".
Considerazioni analoghe, secondo la Corte, "possono valere anche per cio' che attiene agli effetti sul livello sia delle tariffe autostradali, sia degli oneri che il sistema bancario pone a carico della clientela, tutt'oggi sistematicamente e considerevolmente piu' elevato di quello riscontrato nella maggior parte degli altri paesi europei".

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mercoledì, 17 febbraio 2010

PREZZI: IL CODACONS LANCIA L'ALLARME RINCARI DA MALTEMPO

frutta.jpgda Codacons

Sui banchi dei mercati delle principali città italiane si stanno registrando, rispetto alla settimana scorsa, rialzi dei prezzi di frutta e verdura compresi tra il 5 ed il 10%.

Per il Codacons si tratta di mera speculazione, legata al maltempo che ha colpito in questi giorni la penisola dal nord al sud. "L'arrivo di freddo, neve e gelo in tutto il paese ha determinato tensioni nei prezzi al dettaglio dell'ortofrutta, con rincari dei listini che hanno riguardato prodotti già raccolti settimane fa e per i quali nessun aumento può trovare giustificazione - afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - Per questo chiediamo a Mr prezzi e al Ministro dello sviluppo economico Scajola di intervenire subito prima che si inneschi l'ennesimo meccanismo inflativo, mandando i Nas ad effettuare controlli in tutto il paese'.

L'associazione chiede infine al Parlamento di introdurre il doppio prezzo, ossia stabilire l'obbligo per i commercianti di indicare sia il prezzo al dettaglio che all'ingrosso, ossia non solo il tradizionale prezzo di vendita ma anche il prezzo pagato dal commerciante, possibilmente con la percentuale di incremento, come si fa in occasione dei saldi, unico meccanismo garantito per bloccare inflazione e speculazioni.

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mercoledì, 20 gennaio 2010

PREZZI: PASTA; GARANTE, AL CONSUMO -5,7% MA ALL'ORIGINE -22,7%

pasta.jpg

da Codacons

"Ciò che si è verificato nel settore dei prezzi della pasta è speculazione allo stato puro'. Lo afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, commentando i dati emersi al tavolo convocato al Ministero dello Sviluppo con le associazioni di categoria.
"Il ricarico del 400% dal campo alla tavola, assieme al cartello nei listini, rappresenta una vergogna di cui i produttori dovranno rispondere. Il Codacons sta infatti studiando una class action contro i pastai, volta a far ottenere ai consumatori il rimborso della maggiori somme pagate a causa dell'odiosa speculazione messa in atto dalle aziende. A tal fine - prosegue Rienzi - invitiamo i cittadini a conservare fin da ora gli scontrini di spaghetti, penne, rigatoni e altre tipologie di pasta acquistate'.
L'associazione critica inoltre il Ministero dello sviluppo economico, che ha invitato oggi al tavolo i produttori e i commercianti, escludendo i consumatori. "E' assurdo sentire solo le ragioni di una parte, escludendo chi alla fine subisce un danno dalla formazione assolutamente anomala dei prezzi al dettaglio - conclude Rienzi - Così il Ministero dimostra di essere unicamente dalla parte delle aziende e dei produttori! Per questo organizzeremo delle forme mirate di boicottaggio, fino ad arrivare allo sciopero della pasta per far sentire le ragioni dei cittadini stanchi di subire rincari ingiustificati dei prezzi'.

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lunedì, 18 gennaio 2010

PREZZI: 8 ANNI DI RINCARI

spesa.jpgda Federconsumatori

Dei 99 prodotti monitorati si riportano i prezzi in lire del 2001(e gli stessi tradotti in euro), i prezzi nel 2009 e la variazione percentuale. Per poter procedere ad una valutazione corretta occorre mettere in conto gli effetti dell’inflazione intervenuta nel periodo osservato (in tabella lo sviluppo): 100 euro del 2001  sono diventati 119,36 nel 2009.

 

2001

2.7%

100

2002

2.4%

102,4

2003

2.4%

104,86

2004

2.0%

106,95

2005

1.7%

110,62

2006

2.0%

112,83

2007

1.7%

114,75

2008

3.3%

118,54

2009

0.8%

119,36


Nella lista dei 99 prodotti monitorati (tabella seguente), fino all’87° prodotto, gli aumenti intervenuti dal 2001 al 2009 sono risultati superiori all’inflazione media cumulata (+ 19,36 percento). Solo gli ultimi 12 prodotti in elenco hanno subito aumenti inferiori all’inflazione

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