mercoledì, 22 febbraio 2012

Reti e sportelli di solidarietà per combattere il racket e l’usura

 da Ministero dell'Interno

Quattro convenzioni siglate al Viminale, alla presenza del ministro dell’Interno, dal commissario Tano Grasso e dal presidente del Comitato Addiopizzo Salvatore Forello

Convenzioni al Viminale«Estorsione ed usura sono reati che possono essere sconfitti soprattutto grazie alla collaborazione delle vittime di tali reati e al sostegno che le associazioni antiracket e antiusura e di categoria offrono a coloro i quali si accingono a denunciare tali reati favorendone la loro emersione». Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha espresso soddisfazione per la sottoscrizione al Viminale di quattro convenzioni che rientrano nell’ambito dell’Obiettivo ‘Contrastare il Racket e l’Usura’ del PON Sicurezza, Obiettivo ‘Convergenza 2007-2013’, per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, finanziato dall’Unione Europea.
Il ministro ha sottolineato così l’importanza della collaborazione delle categorie interessate da racket e usura con le forze dell’ordine e le istituzioni, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni che rivestono un prezioso ruolo di cerniera tra società e istituzioni.

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giovedì, 16 febbraio 2012

LOTTA ALLE MAFIE: Nasce l’anagrafe degli esecutori per l’Expo 2015 di Milano

0738_expo2015.jpgda Ministero dell'Interno

Firmato un protocollo contro il rischio di infiltrazioni mafiose. Cancellieri: «Il nostro Paese potrà dimostrare al mondo di essere grande»

Una piattaforma informatica permetterà di creare l’anagrafe degli esecutori dell’Esposizione Universale di Milano 2015 e di gestire online tutte le procedure per la sua realizzazione.
È una delle principali novità che sono state introdotte, per garantire trasparenza ed evitare il rischio di infiltrazioni mafiose, dal ‘Protocollo di legalità per il contrasto ai fenomeni di infiltrazione criminale negli appalti concernenti le opere essenziali in vista di Expo 2015’.

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martedì, 14 febbraio 2012

Con i soldi dei falsi invalidi la camorra paga gli stipendi del clan

falsi invalidi,camorra,inps,pensione,invalidità,truffa,arresti,clanda IL MATTINO - di Leandro Del Gaudio

NAPOLI - Hanno individuato il regista, hanno le idee chiare sui procacciatori d’affari, ora puntano a chiudere il cerchio: le pensioni di anzianità, quelle assegnate ai finti disabili, sono state per anni controllate dalla camorra . Più chiaramente: la camorra si è servita del sistema dei falsi invalidi per stipendiare i propri affiliati, per assicurare la cosiddetta «mesata» alle famiglie di detenuti, a uomini e donne inserite a pieno titolo nelle proprie fila. Poggioreale, dopo arresti e sequestri di conti correnti, qualcosa si muove. Una settimana di interrogatori di garanzia, a galla ci sono nuovi elementi.

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mercoledì, 19 maggio 2010

Il Premio Sturzo 2010 assegnato al procuratore antimafia Grasso

GRASSO.jpgda L'Avvenire

È Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, il destinatario del premio 'Luigi Sturzo' 2010, promosso dalla fondazione “Luigi Sturzo” di Caltagirone. Il prestigioso premio viene assegnato a una personalità di rilievo nazionale e internazionale che si è particolarmente distinto nel campo degli studi sturziani, oppure ha contribuito con la sua azione e la sua opera allo sviluppo e al consolidamento dei valori democratici e civili della Sicilia.

La motivazione del premio riconosce all’alto magistrato «l’impegno appassionato per la difesa dei valori associati alla legalità e il prezioso coordinamento delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrastare ogni manifestazione di criminalità mafiosa presente nel territorio nazionale». La cerimonia di consegna è avvenuta ieri presso l’auditorium “Giovanni Paolo II” di Caltagirone, alla presenza del vescovo di Piazza Armerina, monsignor Michele Pennisi.

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mercoledì, 12 maggio 2010

CAMORRA: CARTELLO TRA MAFIE PER MERCATO ORTOFRUTTA

mercato-ortofrutticolo.jpgda Codacons

Il cartello malavitoso che determinava i prezzi nel settore ortofrutticolo ha danneggiato per anni i consumatori italiani, producendo pesanti ricarichi dei prezzi dal campo alla tavola. Speculazioni che per il Codacons erano già note, considerato che ricarichi del 1000% su frutta e verdura possono trovare giustificazione solo se provocate da un intervento mafioso.

"Lo strumento per combattere le speculazioni sui prezzi e annullare in un solo colpo intromissioni della malavita organizzata nella filiera, esiste già e il Governo può adottarlo in qualsiasi momento. Si tratta - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - del cosiddetto "prezzo anomalo', introdotto dalla legge 231/2005 sull'ortofrutta'.

L'art. 2 di tale legge afferma testualmente:

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martedì, 27 aprile 2010

Negozio confiscato. Lavoratori “sfrattati

 CONAD.pngdi ALESSANDRA TURRISI - da L'Avvenire
Lavorano da anni all’interno di un immobile confiscato ai boss, pagando regolarmente l’affitto, ricevendo centinaia di clien­ti al giorno. Da ieri sono fuori, con un futuro occupazionale incerto, ma hanno difeso il loro luogo di lavoro fino all’ultimo. Si sono barricati al­l’interno del supermercato Conad
 di via Fazio Allmayer, nel centro di Palermo, assieme a mogli e figli, i dodici dipendenti 'sfrattati' dall’A­genzia del demanio. Hanno portato tra i banconi del supermercato, in mezzo a detersivi e surgelati, anche i loro bambini, tra i quali tre neona­ti, minacciando di darsi fuoco con alcune taniche di benzina. Una cla­morosa protesta, inscenata nella zo­na di Margifaraci, al di sopra della circonvallazione di Palermo, e rien­trata solo dopo alcune ore con l’in­tervento delle forze dell’ordine.
  Una barricata per difendere il pro­prio lavoro, ma questa volta la rabbia dei dipendenti che rischiano il posto si è scatenata non contro il loro dato­re di lavoro ma contro lo Stato. In particolare, si oppongono alla deci­sione del demanio di sfrattare il su­permercato dai locali confiscati, perché appartenenti a un presunto boss mafioso. Il Conad, che appar­tiene alla società “Giuseppe Guddo snc”, ha sede lì da 17 anni. I lavora­tori avevano proposto di far slittare il provvedimento, in modo da tra­sferire altrove l’attività, ma non è stato possibile. «Abbiamo chiesto 6 mesi di proroga - spiega l’avvocato Marco Portera che
assiste i di­pendenti – in modo da organizzare un altro esercizio commerciale con lo stesso marchio: avevamo indivi­duato anche i locali dove far sorge­re la nuova attività, in via Savonaro­la, sempre in questo quartiere. Ma la nostra richiesta non è stata neppu­re presa in considerazione». E rac­conta la storia di questo supermer­cato, come ce ne sono tanti nelle no­stre città, ma che per un caso si in­treccia con le vicende di Cosa no­stra. Il contratto di locazione era sca­duto nel 2004, dopo che i locali di 400 metri quadrati erano finiti in amministrazione giudiziaria, ma e­ra stato consentito al supermercato di continuare a rimanere in affitto corrispondendo tremila euro al me­se. «Che venivano pagati sempre re­golarmente - precisa il legale - . Fin­ché non è arrivata l’ordinanza di sfatto, alla quale ci siamo opposti in tribunale. Ma per varie vicende non è mai arrivata la sospensiva e quin­di il demanio è venuto per chiude­re ».
Il morale è basso. «La lotta alla ma­fia - sottolinea Portera - è impor­tante, ma passa anche dalla difesa dei posti di lavoro e dell’occupazio­ne. Questa gente è disperata: stia­mo parlando di lavoratori mono­reddito, che hanno famiglia a cari­co. Alcuni devono pagare il mutuo della propria casa».
  La situazione in via Allmayer si è sbloccata solo dopo l’arrivo della polizia e dei vigili del fuoco: nessu­no sarebbe potuto intervenire, pro­prio per la presenza all’interno del locale di numerosi bambini e dei tre neonati. Intorno alle 13, i lavorato­ri che protestavano e che avevano chiesto un incontro con i dirigenti del demanio, si sono convinti ad u­scire.
 
«Non ci fermeremo - spiega l’avvo­cato Portera - stiamo preparando delle denunce e chiederemo i dan­ni, sia in sede civile che penale».

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sabato, 03 aprile 2010

Casalesi, manette ai familiari del boss

camorra.jpgdi VALERIA CHIANESE - da L'Avvenire

Ha riservato molte sorprese e un rammarico l’operazione interforze che all’alba di ieri ha portato in carcere 14 presunti esponenti ed affiliati del clan dei Casalesi. Il rammarico è ancora una volta per la mancata cattura del superlatitante Michele Zagaria, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus, e che, con l’altro ricercato Antonio Iovine, è di fatto il capo indiscusso della camorra casertana. Tra gli altri in manette sono finiti il fratello del boss, Carmine, 42 anni, e, ai domiciliari, il padre Nicola.
  Carmine Zagaria è stato arrestato a Olbia, diretto al
carcere Badu e Carros di Nuoro, dove avrebbe dovuto incontrare con altri familiari un fratello detenuto. Era invece nel Casertano, nella sua abitazione a Casapesenna, il padre Nicola.
  « Fare terra bruciata attorno al clan dei casalesi » come sta avvenendo con Matteo Messina Denaro e come è avvenuto con Bernardo Provenzano: è l’intenzione del Governo espressa dal ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso della sua audizione a San Macuto, presso la commissione Antimafia, appena appresi risultati dell’operazione di polizia e carabinieri.

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Beni confiscati, l’Agenzia di gestione è legge

mafia.jpgANTONIO MARIA MIRA - da L'Avvenire

Un’ottima notizia sul fronte della lotta alla mafia e della collabo­razione di tutte le forze politi­che per combattere il potere delle cosche. Il Senato ha in­fatti approva, in via definitiva e con un voto all’unanimità, il decreto legge che istituisce l’Agenzia nazionale per l’am­ministrazione e la destinazio­ne dei beni sequestrati e con­fiscati alla criminalità orga­nizzata. Un’unanimità con­fermata dalle decisione del­l’opposizione che, su invito del governo e della maggio­ranza, ha ritirato gli emenda­menti ed è così passato il te- sto già approvato dalla Came­ra. Molto soddisfatto il mini­stro dell’Interno Roberto Ma­roni. «Il segnale che esce dal Parlamento è fortissimo: tut­te le forze politiche sono uni­te nel contrasto alla crimina­lità organizzata in uno sforzo che i nostri cittadini apprez­zeranno ». Un clima positivo confermato dall’approvazio­ne definitiva, e sempre all’u­nanimità, da parte dell’Aula della Camera del decreto an­tiscarcerazioni per evitare il possibile annullamento di processi che vedevano impu­tati importanti boss mafiosi.

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martedì, 23 marzo 2010

Lotta alla mafia, una giornata per sperare

FALBORS.jpgdi Paolo Lambruschi - da L'Avvenire

Pasqualina sale sul palco e non vuole trattenere le lacrime mentre ricorda il padre ucciso dalla mafia 36 anni fa. Il suo dolore non passerà mai anche se ha 47 anni. Chiede l’anonimato, ma è venuta perché l’anno scorso ha sentito leggere il nome di suo papà. Ringrazia i presenti perché ora non si sente più sola. Grazie alla platea di persone forti seduta ieri all’auditorium dei gesuiti del Centro San Fedele, 500 familiari delle vittime innocenti delle mafie riuniti da Libera a Milano.
Un evento che si ripete da 15 anni a ridosso del 21 marzo in una città italiana in una data scelta per celebrare la giornata nazionale delle memoria e dell’impegno. E purtroppo la lista si allunga. Quest’anno si sono uniti anche i genitori del bambino di Crotone Donato Gabriele. Aveva 11 anni, a luglio giocava a pallone quando si è trovato in mezzo a una sparatoria tra picciotti. È stato colpito alla testa e all’addome, è mancato dopo tre mesi di coma.

Per il presidente di Libera don Luigi Ciotti, che ha aiutato queste persone a ritrovarsi e a camminare insieme, c’è un dolore infinito deve trovare un senso.

«Avete seminato tanta speranza – riconosce il sacerdote – molti di voi dopo i primi momenti si sono trovati soli, ma tutti insieme avete capito che non bisogna perdersi per strada che bisogna proporre l’esempio dei vostri cari». Molti di loro vanno nelle scuole a testimoniare, entrano in carcere a raccontare la propria storia a detenuti anche minorenni, partecipano alle cooperative che utilizzano terreni e case confiscati ai boss per produrre lavoro e ricchezza onesta. Ma don Ciotti è preoccupato, il Parlamento è diviso sulla proposta di legge che chiede di istituire il 21 marzo giornata nazionale della memoria delle vittime della mafia. C’è chi chiede di scegliere un giorno diverso.

«Vogliono cancellare – sostiene il sacerdote – con un colpo di spugna 15 anni di lavoro e impegno. Vogliono appropriarsi di quella che per noi è una festa in cui ricordiamo i nostri cari. Pensano che così lasciano a Libera una sorta di monopolio della legalità. Ma non è così. Propongono in alternativa la data dell’omicidio di Falcone o quella di Pio La Torre, che con Rognoni firmò la legge sulla confisca dei beni ai mafiosi. Ma non bisogna privilegiare un morto sugli altri, il 21 marzo lo abbiamo scelto insieme perché è il primo giorno di primavera».

Dello stesso parere Nando Dalla Chiesa, figlio del prefetto di Palermo Carlo Alberto ucciso nel 1982, e Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, avvocato liquidatore della banca privata italiana di Michele Sindona assassinato nel 1979, i cui interventi sono stati sottolineati da lunghi applausi. Dopo l’incontro si è tenuta una veglia ecumenica nella chiesa di San Fedele con la lettura dei nomi di 900 vittime. Verrà ripetuta oggi in piazza Duomo al termine di un corteo che parte alle 10 da Porta Venezia e a cui parteciperanno 100 mila persone da tutta Italia. Milano è stata scelta perché qui opera la mafia dei colletti bianchi, ma anche perché vi sono anticorpi robusti.  Seminati dal sacrificio delle vittime delle mafie.

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domenica, 14 marzo 2010

Lettera a Pietrino Vanacore, ucciso dallo Stato e dalla Stampa.

Vanacore.JPGda Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

 

Pietrino,

ai tuoi funerali, intorno alla tua bara, assorta nel silenzio con la rabbia ed il dolore, c’era la gente che ti vuole bene. Chi non era lì con il corpo, vi era con il pensiero. Da tutta Italia per starti vicino.

Una donna ha avuto il coraggio di dare voce alla comunità a te vicina: «applaudite, hanno ottenuto quello che volevano!!!»

La frase era rivolta a coloro, che, per deformazione professionale e culturale, non hanno una coscienza.

Intorno alle tue spoglie gli sciacalli hanno continuato ad alimentare sospetti.

La tua morte non è bastata a zittire una malagiustizia che non è riuscita a trovare un colpevole, ma ti ha scelto come vittima sacrificale. A zittire una informazione corrotta che ti indicava come l’orco, pur senza condanna.

simonettacesaroni01_01.jpgTu non puoi dirti vittima di un errore giudiziario, come altri 5 milioni di italiani in 50 anni.

Per venti anni sei stato perseguitato da innocente acclamato. Volevi l’ultima parola per dire basta.

Non te l’hanno nemmeno lasciata. Pure da morto continuano ad infangare il tuo onore.

Accuse che nessuna norma giuridica e morale può sostenere. Accanimento che nessuna società civile può accettare.

Io, noi italiani, per te diciamo basta!!!

La tua morte è un omicidio di Stato e di Stampa.

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