sabato, 09 luglio 2011
Nuove tasse anche su separazioni e divorzi
A parte le eventuali spese dell'avvocato, separarsi, divorziare, modificare le condizioni della separazione, non comportava una spesa per l'uso della giustizia.
14:39 Scritto da: consumatori in FAMIGLIA, GIUSTIZIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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lunedì, 16 maggio 2011
Comune condannato a risarcire cittadino morso da un cane randagio
da Help Consumatori
Importante la vittoria ottenuta da Confconsumatori che ha difeso un cittadino per i danni subiti in seguito all'aggressione di un cane randagio. E' successo a Catania: il malcapitato, in prossimità della sua abitazione, è stato aggredito e morso da un cane randagio che gli ha procurato una serie di ferite ed è dovuto ricorrere alla cure del Pronto Soccorso. La vittima si è rivolta alla Confconsumatori ed ha deciso di fare causa al Comune di Catania.
Il Giudice di Pace, avv. Manuela Cardillo, ha condannato il Comune di Catania a risarcire il cittadino del danno subito. Il Comune é stato ritenuto responsabile perché in virtù della legge regionale n. 15/2000, che attua la legge nazionale n.281/1991 i comuni singoli o associati, direttamente o in convenzione con enti, privati o associazioni protezionistiche o animaliste iscritte all'albo regionale devono provvedere alla cattura dei cani vaganti con sistema indolore e senza ricorrere all'uso di tagliole, di bocconi avvelenati o di pungoli. La norma stabilisce anche che non é consentita la cattura di cani vaganti o randagi a soggetti diversi dagli addetti a tale servizio.
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venerdì, 06 maggio 2011
Parmalat, sentenza ridotta per Tanzi. AACC: "Italia paese di Bengodi per truffatori"
La Quinta sezione penale della Cassazione ha emesso la sentenza definitiva sul processo Parmalat, che chiude il caso dopo 7 anni e 5 mesi dal crack di 14 miliardi di euro. Il patron dell'azienda, Calisto Tanzi, che era stato condannato a 10 anni di reclusione per aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza dal tribunale di Milano, vede ridotta la sua pena ad 8 anni e un mese. La sentenza ha, infatti, annullato senza rinvio la condanna relativa alle false comunicazioni al mercato fino al 18 giugno del 2003 perché i reati sono prescritti.
La Cassazione ha inoltre ridotto la condanna dell'ex consigliere indipendente di Parmalat, Luciano Silingardi, da 3 anni a un anno, due mesi e 15 giorni di reclusione, con sospensione condizionale della pena.
Per quanto riguarda l'ex presidente di Parmalat Venezuela ed ex amministratore delegato di Bonlat, Giovanni Bonici, la Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte di Appello di Milano la condanna a due anni e sei mesi di reclusione. Confermata anche la decisione del tribunale di secondo grado che ha condannato Tanzi a risarcire, insieme a Bonici e Silingardi, 105 milioni di euro (pari al 30% del danno) ai 32mila risparmiatori danneggiati che si sono costituiti parte civile.
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sabato, 19 marzo 2011
Mediazione obbligatoria, avvocati in sciopero fino al 22 marzo
da Help Consumatori
Il mondo degli avvocati è in protesta contro la mediaconciliazione obbligatoria, che entrerà in vigore lunedì 21 marzo 2011. Massiccia è stata l'adesione allo sciopero del 16 marzo, ma la mobilitazione continua e il 90% dei legali si asterrà dalle udienze fino a martedì prossimo, 22 marzo. Lo sottolinea il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio De Tilla, che esprime un giudizio positivo sull'incontro, avuto dopo la manifestazione del 16 marzo, con la delegazione del Pd, guidata dal responsabile della Giustizia Andrea Orlando.
Confermati i prossimi appuntamenti: il 28 marzo con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il 7 aprile con il ministro degli Interni, Roberto Maroni e poi in giornate ancora stabilire con il presidente dell'Udc, Pier Ferdinando Casini e con il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. "Gli avvocati, la stragrande maggioranza degli Ordini e delle associazioni forensi - sottolinea De Tilla in una nota - stanno dando prova di una grande unità in questa battaglia in difesa dei diritti dei cittadini. Lo dimostrano le adesioni all'astensione: oltre il 90% dei legali sta incrociando le braccia. Ma anche il sostegno ricevuto dalla stessa magistratura, con in testa l'Anm, nonché dalle forze politiche, ed infatti la prossima settimana sarà calendarizzato al Senato un ddl bipartisan che modificherà questo sistema di mediazione finalizzato alla conciliazione".
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lunedì, 14 marzo 2011
Movimento difesa del Cittadino (MDC): "L’azienda proceda ai rimborsi delle somme agli utenti"
da Movimento difesa del Cittadino
"Finalmente si conclude definitivamente una vicenda che dura da oltre 8 anni: il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso presentato da Enel confermando la storica sanzione di 11 milioni e 700 mila euro, che era stata comminata dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas per l’omissione in fattura dell’indirizzo degli sportelli convenzionati per il pagamento gratuito delle bollette".
A comunicarlo è Francesco Luongo, Segretario nazionale del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), associazione che per prima aveva presentato ricorso all’Autorità chiedendo la restituzione degli importi ingiustamente pagati a titolo di commissione sulle bollette.
In sostanza, da giugno 2000 ad aprile 2004, milioni di utenti delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna non hanno potuto accedere a modalità gratuite di pagamento previste nelle altre regioni italiane, essendo costretti a pagare la commissione postale sulle bollette. Nonostante l’apertura degli sportelli presso banche convenzionate, Enel Distribuzione ometteva perfino di informare gli utenti di tale possibilità fino al marzo 2006. Da qui l’ulteriore ricorso all’Autorità che comminava così la sua più importante sanzione amministrativa degli ultimi anni in violazione degli obblighi di trasparenza nella fatturazione.
“Con questa decisione – conclude Luongo - Enel finalmente accetti il verdetto dei giudici e proceda ai rimborsi in via conciliativa delle somme ancora oggi richiesti dagli utenti e respinti, dando vita a migliaia e migliaia di costosi giudici civili”.
In allegato la sentenza del Consiglio di Stato .
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giovedì, 10 marzo 2011
GIUSTIZIA: I CITTADINI VOGLIONO LA RIFORMA
BASTA CON LA COMMISTIONE PERICOLOSA DELLE CARRIERE DI PM E GIUDICE
BASTA CON LE STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE PRO E CONTRO: NESSUNO PENSA AL BENE DEI CITTADINI
Per colpa di Berlusconi, che la vuole per fare i cavoletti suoi, e della sinistra (dal PD all' IDV) che non la vuole per non far felice Berlusconi, i cittadini restano schiacciati nella macina delle strumentalizzazioni e intanto i Magistrati se la ridono felici che nulla cambi.
Dunque diciamo finalmente cosa è bene per la gente: è bene che le carriere dei PM e dei GIP siano separate. Oggi questi due soggetti, uno "accusa', l'altro Giudice terzo, vanno a pranzo insieme, uno guarda allo scranno dell'altro su cui siederà forse tra qualche anno, giocano a tennis insieme e carezzano le stesse segretarie e cancelliere o segretari e cancellieri!! Nessuna garanzia di parità di trattamento tra accusa e difesa, come vorrebbe la Costituzione, ma uno che accusa sapendo che quello "terzo' che giudica non avrà il coraggio di dargli torto, altrimenti al prossimo pranzo o partita di tennis o quando verrà a sedersi nello stesso collegio come giudicante, non avrà il coraggio di guardarlo in faccia.
Una oscena e illegale commistione di soggetti con ruoli che dovrebbero essere ben distinti e separati.
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Cartelle pazze, Codacons: rinviato a giudizio funzionario Equitalia
da Help Consumatori
Rinviato a giudizio il funzionario di Equitalia che ha emesso una cartella pazza e ammessa la responsabilità civile di Gerit-Equitalia. È il nuovo sviluppo della vicenda che vede scontrarsi il Codacons con Equitalia: come annuncia l'associazione, è stato rinviato a giudizio per abuso di atti d'ufficio il funzionario di Equitalia colpevole di avere emesso nel 2009 una cartella pazza e relativa a un debito inesistente. Lo ha deciso il Gip del Tribunale Penale di Roma, Luciano Imperiali, riconoscendo il Codacons come parte civile e ammettendo la responsabilità civile della società Gerit-Equitalia.
"La vicenda - ricostruisce l'associazione - nasce nel 2009, quando Carlo Rienzi riceve senza alcun preavviso da Equitalia la notifica di un fermo amministrativo e l'iscrizione di una ipoteca sulla propria abitazione, provvedimenti riconducibili ad alcune sanzioni non pagate. La gravità della cartella esattoriale, risiede nel fatto che tale iscrizione ipotecaria è avvenuta per un presunto debito di 4.824 euro, mentre la legge stabilisce che l'ipoteca immobiliare può essere avviata solo ed elusivamente per debiti superiori a 8.000 euro". Le pretese economiche di Equitalia erano state già impugnate dinanzi al Giudice di Pace, dichiarate cessate dalla Commissione Tributaria, o estinte attraverso il pagamento degli importi dovuti. Di fronte al provvedimento, era stata presentata una formale denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma. Il processo, annuncia il Codacons, si aprirà il prossimo 28 giugno.
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giovedì, 03 marzo 2011
CIRIO: PM, 15 ANNI A CRAGNOTTI E 8 A GERONZI
Il Codacons giudica eccessivamente benevola e leggera la richiesta dell'accusa nei confronti dei responsabili del crac Cirio, per i quali la Procura ha domandato 15 anni di reclusione (Sergio Cragnotti) e 8 anni (Cesare Geronzi).
"Questi signori meritano pene più severe - spiega il Presidente Carlo Rienzi - e se la vicenda Cirio fosse avvenuta all'estero, di sicuro non avrebbero evitato l'ergastolo. Resta l'amarezza nel vedere che le banche, complici di questo crac finanziario, non riceveranno alcuna pena, pur avendo trascinato nello scandalo migliaia di risparmiatori'.
Il Codacons ricorda la possibilità per tutti coloro che hanno acquistato titoli Cirio di recuperare il 100% delle somme investite, citando in giudizio le banche responsabili della vendita. E' possibile a tal fine aderire alle azioni legali avviate dal Codacons seguendo le istruzioni riportate sul sito internet dell'associazione.
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domenica, 13 febbraio 2011
Minestra della giustizia: la solita sbobba
da Aduc - di Alessandro Gallucci
Alfredo Biondi, Filippo Mancuso, Lamberto Dini, Vincenzo Caianiello, Giovanni Maria Flick, Oliviero Diliberto, Piero Fassino, Roberto Castelli, Clemente Mastella, Romano Prodi, Luigi Scotti, Angelino Alfano. A vederli schierati tutti in fila sembra quasi di recitare la formazione di una squadra di calcio. Negli ultimi diciassette anni, quelli della tanto famigerata, e cara ai media, seconda repubblica, tra titolari effettivi ed interim abbiamo avuto ben 12 ministri; in media all’incirca uno ogni 16 mesi.
Non importa chi abbia avuto maggiore o minor tempo di amministrare quel dicastero, i problemi, come ci suggerisce impietosamente la realta’ quotidiana, sono sempre li’.
Le carceri erano e restano luoghi fuorilegge e non istituti per la rieducazione dei condannati.
I procedimenti civili continuano ad essere la beffa per chi ha subito un danno.
Il processo penale, lungi dell’essere giusto come prescrive la Costituzione, soprattutto nella fase delle indagini, sostanzialmente resta ancora un affare in mano ai pubblici ministeri ed il cittadino in balia del buon senso del magistrato di turno.
La ricetta fin’ora seguita, in perfetta alternanza tra le fazioni politiche, e’ chiaramente inefficace. Al solito come avviene in Italia si pensano e mettono in pratica provvedimenti (arditamente chiamati riforma o mini riforma) schizofrenici, asistematici e che relegano l’interesse del cittadino in secondo piano. Si sente spesso parlare di alleggerimento del carico giudiziario eppure sarebbe piu’ giusto dire velocizzazione dei tempi della giustizia. La disputa non e’ meramente nominalistica ma il piu’ delle volte si traduce in provvedimenti tanto odiosi da avere il retrogusto amaro della denegata giustizia. Un esempio su tutti: il costante aumento del valore del cosi’ detto contributo unificato per le spese di giustizia, aumento ormai abituale quasi quanto quello del costo delle sigarette. L’opposizione ad un verbale per un’infrazione del codice della strada costa 33 euro.
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giovedì, 03 febbraio 2011
PROCURA DI ROMA CHIEDE RINVIO A GIUDIZIO PER EQUITALIA PER ABUSO DI ATTI DI UFFICIO PER AVER EMESSO UNA CARTELLA PAZZA
Finalmente saranno puniti gli esattori di Equitalia che assillano i cittadini attraverso l'invio di cartelle pazze. Grazie ad una denuncia del Codacons, infatti, la Procura di Roma ha riconosciuto le tesi dell'associazione, chiedendo il rinvio a giudizio di un funzionario della società di riscossione, per il reato di abuso di atti d'ufficio, per aver costui emesso una cartella esattoriale assolutamente sballata e relativa ad un debito inesistente.
I fatti - come riportato integralmente sul blog www.carlorienzi.it - sono i seguenti:
nel 2009 - subito dopo la partecipazione al programma "Mi manda Raitre' durante il quale attaccò il Direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, sul tema della cartelle pazze - il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, riceve senza alcun preavviso da Equitalia la notifica di un fermo amministrativo e l'iscrizione di una ipoteca sulla propria abitazione, provvedimenti riconducibili ad alcune sanzioni non pagate.
La gravità della cartella esattoriale, risiede nel fatto che tale iscrizione ipotecaria è avvenuta per un presunto debito di 4.824 euro, mentre la legge (art. 76 del D.P.R. 602/73) stabilisce che l'ipotea immobiliare può essere avviata solo ed elusivamente per debiti superiori a 8.000 euro.
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giovedì, 27 gennaio 2011
POTERI DEL GIUDICE TRIBUTARIO: NUOVA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
Il giudice tributario nel corso della causa non ha alcun obbligo di interpellare gli uffici delle Entrate o di esercitare le proprie facoltà di accesso e richiesta chiarimenti.
Ciò è quanto stabilito da una recente sentenza della Suprema Corte (sentenza della Corte di Cassazione n.26424 del 30/12/2010), la quale ha chiarito che i poteri riconosciuti dalla legge alla Commissione Tributaria (si veda l’art. 7 del Dlgs n.546/92, intitolato “Poteri delle commissioni tributarie”) possono essere esercitati discrezionalmente e non possono sopperire al mancato rispetto dell’onere probatorio di una delle parti.
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mercoledì, 26 gennaio 2011
Caso Cucchi. Gup condanna e rinvia a giudizio
Dodici rinvii a giudizio per la morte di Stefano Cucchi avvenuta il 22 ottobre del 2009 all'ospedale Pertini di Roma, sei giorni dopo essere stato arrestato per droga.
Nel corso dell'udienza davanti al Gup, e' stato condannato a due anni un funzionario dell'amministrazione penitenziaria regionale.
Si tratta di sei medici del Pertini (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Bruno Flaminia, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti), 3 infermieri (Giuseppe Fluato, Elvira Martelli e Domenico Pepe), 3 guardie carcerarie (Minichini Nicola, Corrado Santantonio e Antonio Domenici).
I reati ipotizzati vanno dalle lesioni e abuso di autorita' per i tre agenti penitenziari accusati del presunto pestaggio di Stefano Cucchi; favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsita' ideologica, a seconda delle singole posizioni, per i nove medici ed infermieri dell'ospedale Sandro Pertini
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venerdì, 07 gennaio 2011
DANNEGGIATO DA UNA PROTESI PER CAPELLI DELLA CESARE RAGAZZI, FA CAUSA ALLA SOCIETA'.IL TRIBUNALE DI ROMA GLI DA RAGIONE
da Codacons
Per risolvere il suo problema di calvizie si era rivolto con grande fiducia ad un centro affiliato CESARE RAGAZZI, marchio noto in tutta Italia per via di una serie di pubblicità martellanti, ma il trattamento cui si è sottoposto non solo non ha migliorato la sua situazione, ma addirittura gli ha prodotto danni fisici e psicologici.
La vicenda - che si è conclusa pochi giorni fa in Tribunale - nasce nel 2005, quando un cittadino, a causa di un problema di calvizie che vive con estremo disagio, decide di firmare un contratto con un centro specializzato affiliato alla Cesare Ragazzi, contratto avente ad oggetto l'applicazione sulla testa di 3 protesi modello Top Style 23, grazie alle quali avrebbe potuto sfoggiare una invidiabile chioma.
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giovedì, 23 dicembre 2010
Indennizzi processi civili. Corte Strasburgo condanna Italia
La Corte europea dei diritti dell'uomo, con una sentenza emessa oggi a Strasburgo, ha condannato l'Italia per i ritardi nel pagamento degli indennizzi dovuti in 475 cause concernenti la durata eccessiva dei processi civili, dopo che le persone danneggiate avevano presentato dei ricorsi in base alla "legge Pinto" sulla durata ragionevole dei processi. Secondo la Corte di Strasburgo, i ritardi nei pagamenti dei risarcimenti vanno dai 9 ai 49 mesi (e nel 65 per cento dei casi sono stati di almeno 19 mesi), per somme che vanno dai 200 ai 13.749,99 euro. "In Italia - si legge nella sentenza della Corte - c'e' un problema a grande scala legato all'esecuzione delle decisioni prese in base alla Legge Pinto. Al 7 dicembre 2010, erano pendenti piu' di 3.900 richieste, riguardanti, fra l'altro, i ritardi di pagamento degli indennizzi ai sensi della Legge Pinto". In virtu' di cio', la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia a pagare ad ogni ricorrente 200 euro per danni morali e 10.000 euro, congiuntamente, a tutti i ricorrenti per i costi e le spese legali.
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giovedì, 02 dicembre 2010
TERREMOTO: AL VIA IL PROCESSO NEI CONFRONTI DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI
Il Codacons si è costituito parte civile nel procedimento penale nei confronti dei componenti della Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi, riunitasi a L'Aquila il 31 marzo 2009 con "l'obiettivo di fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane'. Precisamente una settimana dopo, il 6 aprile, si registrò la famosa scossa delle 3.32 di 5.8° della Scala Richter che produsse 308 morti, 1600 feriti e oltre 65.000 sfollati.
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venerdì, 26 novembre 2010
Riforma forense. Il Senato approva la controriforma
Il Senato ha definitivamente approvato il disegno di legge sulla riforma forense.
In merito, la senatrice Radicali/Pd, Donatella Poretti, ha dichiarato:
Piu' che di riforma della professione forense, di controriforma si dovrebbe parlare, visto che invece che andare nella direzione di una regolamentazione maggiormente liberale e aperta al mercato, la norma va verso una ulteriore chiusura della corporazione, riuscendo sia a colpire e danneggiare gli interessi dei consumatori che quella dei giovani avvocati, restringendo l’accesso alla professione e impedendo una concorrenza che avvantaggerebbe i professionisti migliori. L’esistenza di un ordine, che di fatto limita l’accesso alla professione e la concorrenza, puo’ esistere solo in funzione di un pubblico interesse, se invece prevale l’interesse per la stessa categoria e’ nei fatti un ostacolo al pubblico interesse. Un testo che il Senato non e' riuscito a migliorare, dato che era l’impostazione a non reggere.
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venerdì, 12 novembre 2010
Giustizia. 1.700 giorni per motivazioni sentenza
Sono arrivate dopo 1.700 giorni le motivazioni della sentenza d'appello del processo chiamato 'Prima Luce' contro le cosche di Sant'Ilario dello Ionio, protagoniste di una violenta faida.
Il processo di primo grado, secondo quanto riporta stamani il quotidiano 'Calabria Ora', si e' svolto dinanzi ai giudici della Corte d'assise di Locri e si e' concluso il 17 novembre del 2003 con tre ergastoli ed altre condanne a pene dai ventiquattro ai ventisette anni di reclusione per i reati di associazione mafiosa, traffico d'armi e di droga e omicidi.
Il 3 marzo del 2006 la Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria ha emesso la sentenza di secondo grado riformando in parte quella dei giudici di Locri. Da allora sono passati 4 anni e sei mesi per poter arrivare alle motivazioni della sentenza che sono state depositate il 28 ottobre scorso. A causa del mancato deposito delle motivazioni della sentenza d'appello, nel maggio del 2009 uno degli imputati, Luciano D'Agostino, condannato a quindici anni, fu scarcerato.
Le persone imputate nel processo furono arrestate nell'agosto del 2000 dagli agenti della polizia di Stato. Le indagini portarono ad individuare i componenti delle cosche D'Agostino e Belcastro-Romeo che per anni diedero vita ad una faida per il controllo dei traffici illeciti
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giovedì, 04 novembre 2010
Giustizia civile. Parte la conciliazione obbligatoria
Dal 5 novembre e' in vigore il regolamento del ministero della Giustizia che fissa le disposizioni necessarie per l'obbligatorieta' della conciliazione nelle cause civili. Il decreto n.180 del 18 ottobre pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.258 del 4 novembre, delinea le caratteristiche degli enti mediatori, di quelli di formazione, le tariffe, i controlli su albo e registro, le procedure. Dopo questo, la partenza e' prevista il 20 marzo 2011. Da questa data la mediazione sara' obbligatoria prima di adire il processo e sara' una mediazione che si affianchera' ad altri due tipi di conciliazione, quella volontaria e quella del giudice. Gli avvocati saranno obbligati a fornire tutte le informazioni del caso ai loro clienti. Vi rientreranno le controversie in materia di:
- condominio;
- successioni ereditarie;
- riconoscimento del danno da incidente stradale o nautico;
- responsabilita' medica;
- contratti assicurativi, bancari o finanziari;
- diffamazione.
Il ministero stima che le cause interessate saranno circa 600.000. Mancano, invece, per ora, indicazioni per affrontare le liti arretrate, stimate in 5 milioni e mezzo
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Riforma forense. Vittoria della corporazione degli avvocati contro i consumatori. Per ora
Stamane il Senato ha votato per l'esclusiva, nella consulenza stragiudiziale, agli avvocati. Con un solo colpo di spugna, con un'anomala alleanza tra Pdl e Italia dei Valori fortemente denunciata dai senatori Radicali, si e' levato il diritto ad associazioni di consumatori come la nostra (oltre a sindacati, patronati, etc) di svolgere attivita' di consulenza. Un servizio senza il quale la maggior parte dei consumatori non fara' piu' ricorso alla conciliazione stragiudiziale o non cerchera' di capire se ha torto o meno nell'ambito delle migliaia di truffe che subisce quotidianamente: i costi di un avvocato, e la disponibilita' degli stessi, sono ben diversi da quelli di un'associazione come la nostra.
Il Governo dice di promuover il mercato in ogni ambito, ma qui sta facendo proprio il contrario: si premia la corporazione non per dare un miglior servizio ai cittadini, come sostengono i favorevoli a questo provvedimento, ma per garantire il monopolio ad una corporazione sempre piu' in affanno e assediata dal decadimento di qualita'. Decadimento a cui, a nostro avviso, si dovrebbe risponde sparigliando nella situazione che l'ha determinato e non chiudendo il mercato.
Questo voto e' uno dei tanti a cui assisteremo nelle prossime settimane per dare al Paese quella che chiamano 'riforma forense'. Se queste sono le premesse, la lotta sara' dura.
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venerdì, 15 ottobre 2010
Ricorsi giudice di pace. Fino a 1.033 euro non si paga piu' il bollo di 8 euro
I ricorsi al giudice di pace, dallo scorso 1 gennaio costano come minimo 41 euro (33 di contributo unificato e 8 di importo forfettario). Sono i ricorsi piu' frequenti perche' riguardano essenzialmente quelli relativi alle infrazioni al Codice della Strada.
Ma ora con una circolare del ministero della Giustizia dello scorso 28 settembre 2010, e' stato chiarito che l'importo forfettario di 8 euro non e' dovuto per le cause fino a 1.033 euro, quindi si paga solo il contributo unificato di 33 euro.
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