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martedì, 14 febbraio 2012

Con i soldi dei falsi invalidi la camorra paga gli stipendi del clan

falsi invalidi,camorra,inps,pensione,invalidità,truffa,arresti,clanda IL MATTINO - di Leandro Del Gaudio

NAPOLI - Hanno individuato il regista, hanno le idee chiare sui procacciatori d’affari, ora puntano a chiudere il cerchio: le pensioni di anzianità, quelle assegnate ai finti disabili, sono state per anni controllate dalla camorra . Più chiaramente: la camorra si è servita del sistema dei falsi invalidi per stipendiare i propri affiliati, per assicurare la cosiddetta «mesata» alle famiglie di detenuti, a uomini e donne inserite a pieno titolo nelle proprie fila. Poggioreale, dopo arresti e sequestri di conti correnti, qualcosa si muove. Una settimana di interrogatori di garanzia, a galla ci sono nuovi elementi.



Agli atti finiscono parziali ammissioni da parte dei beneficiari, di alcuni protagonisti del gruppo di oltre trenta falsi invalidi ai domiciliari da un paio di settimane. Ammissioni, ma non solo. Inchiesta destinata a nuovi sviluppi, si punta alla rete dei procacciatori, ma anche di chi - dall’interno di una struttura pubblica - controllava e accudiva l’iter delle pratiche costruite a tavolino. Un network, un sistema, era la fabbrica delle pensioni di anzianità, con una regìa che oggi appare sempre più evidente agli occhi di chi sta indagando: è la regìa del clan.

Come a Chiaia, anche qui a Poggioreale il crimine organizzato è entrato negli uffici pubblici. Lo ha fatto in modo silenzioso, potendo contare su una sponda istituzionale, deviando dai traffici ordinari della camorra. Poggioreale, un crocevia criminale: ci sono i Mazzarella, gli Stolder, i Contini, vecchie famiglie rivali anche se amalgamate da una tregua che regge da almeno un decennio. Un sistema criminale che ha fiutato l’affare delle pensioni di invalidità, capace di gestire almeno un milione e mezzo di euro, di incassare denaro e assicurare un vitalizio mensile ai propri affiliati. Si parte da dati di fatto: alcuni soggetti arrestati nel corso dell’ultimo blitz dei carabinieri sono legati ad esponenti del crimine organizzato, magari detenuti da tempo. Poi, a spingere gli inquirenti a ipotizzare legami tra i finti invalidi di Poggioreale e la camorra ci sono altri indizi.

Il primo: l’incendio di inizio gennaio delle pratiche nella munipalità di Poggioreale porterebbe la firma di soggetti di un certo spessore nel malaffare locale; il secondo: il flusso di denaro finora controllato. Anche in questo caso il giro di soldi è vorticoso. È emerso infatti che tutti i finti invalidi indagati ricevevano la pensione dal 2010, ma hanno potuto incassare arretrati a partire dal 2007. Ogni pratica nuova ha così prodotto un incasso all’organizzazione di 25-30mila euro, soldi che sono finiti direttamente nelle tasche degli organizzatori. Trentamila euro da moltiplicare per le cinquanta posizioni pensionistiche finora scoperte (tra arrestati e indagati), un giro di affari (solo per gli arretrati pagati dallo Stato) che supera il milione di euro. Ai beneficiari finiscono invece le pensioni ordinarie, che hanno sostituito nel corso degli anni il mensile assicurato dalla camorra dai proventi di droga e estorsioni.

Inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli. Decisive le indagini condotte in questi anni dai carabinieri del capitano Federico Scarabello e del luogotenente Tommaso Fiorentino, in uno scenario investigativo che si è via via ampliato: dopo Pizzofalcone, dove è stato scoperto e smantellato il sistema creato dall’ex consigliere municipale Salvatore Alajo, si scava nel cuore cittadino. In una strada, un chilometro quadrato al massimo, c’erano decine di finti invalidi. Un business controllato dalla camorra, secondo quanto sta emergendo dalle indagini, accanto a droga, estorsioni, falso, prostituzione. Solo che qui i soldi agli affiliati glieli girava lo Stato, tramite una rete su cui ora si sono concentrate le indagini: c’è un regista in un ufficio pubblico, poi una rete di procacciatori e alla fine i soldi arrivano ai finti invalidi. Quelli che hanno accettato un vitalizio mensile, lasciando al clan 25-30mila euro di arretrati, soldi che ora più che mai puzzano di camorra.

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