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martedì, 24 gennaio 2012
Inchiesta Altroconsumo su gruppi d’acquisto online: e la ricevuta fiscale dov’è?
Prezzi super scontati e velocità nell’acquisto, direttamente da casa, con una connessione Internet. Ma anche overbooking e delusione rispetto al servizio o prodotto acquistato. Sembra essere questo il quadro che si sta delineando del fenomeno dei gruppi d’acquisto online.
Da poco meno di un anno le caselle di posta elettronica di tantissimi consumatori si sono riempite di offerte di cene, weekend, soggiorni turistici e quant’altro, a prezzi scontatissimi. Basta registrarsi al sito e decidere quale delle decine di promozioni quotidiane scegliere. E poi? Una volta cliccato sull’oggetto del desiderio, lo si acquista direttamente online: si lascia il numero di carta di credito e il gioco è fatto. Dopo qualche minuto arriva una email che ci avvisa della riuscita dell’acquisto, un coupon da stampare e consegnare al negoziante/ristoratore al momento giusto.
Ma si tratterà di un vero affare? Altroconsumo ha condotto un’inchiesta su 10 siti che vendono coupon: Getbazza, Glamoo, Groupalia, Groupon, Kgbdeals, Jumpin, Letsbonus, Poinx, Prezzofelice, Tuangon. L’Associazione ha acquistato, per ogni sito, 4 buoni sconto per usufruire di una cena e un buono per un soggiorno turistico; le città interessate sono state Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Palermo. Verificando la qualità del servizio prestato, la correttezza dello sconto, la disponibilità del sito a risarcire in caso di problemi o di annullare l’acquisto dopo la scadenza del periodo di recesso.
I risultati sono stati abbastanza deludenti: il risparmio per i consumatori c’è, in media del 48% sul prezzo pieno, ma è inferiore a quanto promesso online nel 47% dei casi. In un caso su due i prezzi sono gonfiati nell’offerta per far apparire più roboanti gli sconti con la scelta del coupon: mangiando “à la carte” si è speso meno del prezzo dichiarato sul sito. Un esempio per tutti: l’offerta “menu fiorentina per 2”, segnalata come prezzo pieno a 84 euro, proposta scontata a 39 euro, col 54% di sconto sbandierato, costa in effetti “à la carte” 49 euro, con sconto effettivo praticato del 20% e non del 54%.
Nell’81% dei casi in cui c’è stato un problema di non corrispondenza tra il buono e il servizio ricevuto, il sito non si è assunto alcuna responsabilità e non ha provveduto ad alcuna forma di risarcimento.
Infine, spesso non c’è traccia della ricevuta fiscale. Il coupon che il sito invia per email ad acquisto effettuato, infatti, non ha le caratteristiche tecniche né il valore di una ricevuta fiscale. E quasi sempre, presentando il buono nei ristoranti, non viene rilasciata alcuna ricevuta del valore del buono. Altroconsumo si è chiesta: se all’uscita di un ristorante si viene fermati per un controllo fiscale, come si giustifica il fatto di essere usciti a mani vuote? Vista questa confusione e il rischio di evasione fiscale che ne deriva l’Associazione ha inviato un formale interpello all’Agenzia delle entrate.
20:00 Scritto da: consumatori in FISCO, INTERNET | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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Commenti
Sono tutte cose giuste ma le questioni più importanti sino ad ora non sono state ancora affrontate. Per approfondire la vicenda date uno sguardo a opinionigroupon.wordpress.com
Scritto da: Mario | venerdì, 03 febbraio 2012
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