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domenica, 04 dicembre 2011

Adico: contrari alla riforma delle pensioni. Tagliare i privilegi della casta e della politica

adico: contrari alla riforma delle pensioni. tagliare i privilegda Adico

In queste due settimane è stato facile apparire tutti d’accordo, visto che il governo non ha varato ancora alcun provvedimento. Ma la data del 5 dicembre si avvicina e con essa le misure di risanamento e per la crescita, che il premier presenterà al Consiglio dei ministri e che poi saranno presentate in Parlamento.
Mario Monti nel suo discorso programmatico aveva rassicurato: «Le pensioni italiane sono sostenibili», necessitano solo di qualche aggiustamento in nome di una maggiore equità; ma sono bastate le prime indiscrezioni su una rimodulazione dei trattamenti di anzianità e sul blocco della perequazione all’inflazione per ricompattare il fronte sindacale.


La prima “vittima” della nuova riforma sarebbero certamente le pensioni di anzianità. Voci di corridoio vorrebbero che si possa lasciare il lavoro, in anticipo sull’età pensionabile, solo con almeno 41 anni di contributi (oggi 40 anni o sistema delle quote), a partire dall’1 gennaio 2012, che salirebbero entro 4-5 anni a 42 e poi a 43 anni. Obiettivo di questa misura è l’eliminazione del meccanismo delle anzianità, che oggi ha consentito a molte persone di andare in pensione anche molti anni prima dell’età prevista. Parrebbe, quindi, che il sistema delle quote (anni di contributi+età anagrafica) sia destinato ad andare in soffitta forse anche da subito. Ipotesi donne: altro punto “dolente” per chi è in procinto di andare in pensione consiste nella previsione di un innalzamento dell’età pensionabile per le donne del settore privato, da 60 a 65 anni. Per il settore pubblico, il problema è già stato risolto con la riforma precedente, che ha portato a 65 anni l’età per la pensione per le dipendenti pubbliche, già dall’1 gennaio 2012.

A altra certezza, è che a partire dal prossimo mese, tutti i nuovi pensionati andranno in quiescenza con il calcolo “contributivo” pro-rata della loro pensione. Questo significa che verrà superata una volta per tutte la distinzione risalente alla legge Dini del 1995, che consentiva a coloro che alla fine del 1995 risultavano possedere almeno 18 anni di contributi di godere per “tutto” l’importo pensionistico del più favorevole calcolo retributivo. Adesso, invece, il calcolo sarà retributivo solo per gli anni di contributi maturati fino al 31/12/1995, sempre per coloro che ne avessero il diritto secondo la legge Dini, mentre per gli anni successivi al 1995 il calcolo sarà contributivo. La misura è volta a creare anche una maggiore equità di trattamento tra tutti i pensionati.
Infine, quasi certo anche l’aumento della contribuzione a carico dei lavoratori autonomi, che dovrebbe salire del 2%, fino al 23% della retribuzione dichiarata.
Altra ipotesi sarebbe anche il blocco delle rivalutazioni delle pensioni, per tutto il 2012, con l’eccezione dell’assegno corrispondente alla minima.
“I sacrifici si possono discutere e si possono fare, ma bisogna realizzare prima i tagli ai costi della politica, partendo dai privilegi dei parlamentari, in particolare dai vitalizi, e procedendo all’abolizione delle province e al dimezzamento del numero dei componenti del Parlamento. Bisogna poi attuare provvedimenti draconiani nei confronti degli evasori fiscali, di quelli che portano i patrimoni all’estero o li tengono in Italia nascosti nelle società di comodo. Se si faranno queste cose si potranno anche chiedere nuovi sacrifici agli italiani”.

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