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venerdì, 07 ottobre 2011
"Steve Jobs, è morto l'uomo che ci ha messo il mondo in mano"
Intervista a Maurizio Ferraris, professore di Filosifia all'Università di Torino e autore di "Anima e iPad", di cui GQ pubblica un estratto nel numero in edicola in questi giorni. "Dieci anni fa nessuno sarebbe mai riuscito a capire come realizzare un oggetto tanto singolare come l'iPad: Jobs ha incarnato il passaggio dal primato della parola a quello della scrittura. Ma gli oggetti che ha creato non ci hanno cambiato la vita: non del tutto"
Proprio oggi esce in libreria Anima e iPad, un libro di Maurizio Ferraris, professore ordinario di Filosofia teoretica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino, pubblicato da Guanda. Sul numero di ottobre di GQ, in edicola in questi giorni, abbiamo pubblicato un estratto dal titolo Lo specchio dell'iPad, che vi consigliamo assolutamente di leggere.
Con il professor Ferraris, per GQ.com, abbiamo parlato dell'importanza della figura di Steve Jobs. "Dieci anni fa nessuno sarebbe mai riuscito a capire come realizzare un oggetto tanto singolare come l'iPad. Jobs lo ha fatto, anticipando la svolta che era in corso già da tempo: la trasformazione della nostra società della comunicazione in società della registrazione. Per molti l'iPad è diventato un oggetto indispensabile: per scrivere, non per parlare; per archiviare più che per comunicare. Il tablet è un enorme archivio in cui deponiamo ciò che per noi diventa rilevante. Per questo diventa un supplemento dell'anima, un'estensione della nostra mente".
Qual è, secondo lei, l'influenza maggiore del lavoro di Jobs sulla nostra vita quotidiana?
"Lui e Bill Gates hanno incarnato il passaggio dal primato della parola a quello della scrittura, qualcosa che trenta o quarant'anni fa era del tutto impensabile. Anzi, allora si pensava che l'uomo, con il progresso della tecnologia, non avrebbe più scritto. Sta accadendo il contrario. Jobs, però, molto più Gates, ha legato la propria immagine a oggetti molto connotati da un punti di vista estetico. E' facile immaginare che, se fra trent'anni sarà fatta una mostra sugli oggetti dei vent'anni a cavallo tra la fine del Novecento e l'inizio del Duemila, i prodotti della Apple saranno al centro della prima stanza".
Ma questi oggetti ci hanno davvero cambiato la vita?
"Paradossalmente non del tutto. Se da un lato, ci consente di trasformare le nostre memorie ipertrofiche in oggetti che possiamo portare in tasca e rimettere in funzione in qualsiasi istante, ha accresciuto la nostra quantità di lavoro. Quando abbiamo in mano un iPad o un iPhone, abbiamo in mano il mondo, con un sentimento di potenza a dir poco gratificante. Ma è pur vero che siamo in mano al mondo. In ogni istante siamo potenzialmente al lavoro. Così, con il loro design minimalista e smussato sono l'emblema della mobilitazione totale".
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17:01 Scritto da: consumatori in INTERNET, MONDO, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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