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sabato, 03 luglio 2010
Green economy, Italia in corsa
di ANDREA DI TURI - da L'Avvenire
La corsa per la green economy è partita. E anche l’Italia, seppure con un certo ritardo, ha iniziato a mettersi in scia. Ma c’è bisogno di accelerare. Poiché la nuova economia amica dell’ambiente richiede rispetto al passato un cambio di paradigma, un salto culturale, occorre soprattutto che le decisioni politiche, le strategie delle imprese e i comportamenti individuali dei cittadini, come consumatori ma non solo, trovino il modo di coordinarsi.
A fare il punto su quello che è ancora sostanzialmente un laboratorio per la green economy in Italia è stato l’'Italian green day' organizzato ieri a Milano dall’Osservatorio green economy costituito dalla Fondazione Istud, che lancerà a breve un master in green economy e avvierà un’approfondta ricerca. «La scelta nella direzione del risparmio energetico e della sostenibilità – ha affermato nel suo intervento Carlo Corazza, direttore della rappresentanza della Commissione europea a Milano – vanno fatte adesso, prima che sia troppo tardi». Sono dunque da evitare ritardi come quello legato ad esempio alla definizione del nuovo Conto energia (gli incentivi per gli impianti fotovoltaici), che creano incertezza fra gli operatori e i potenziali investitori. Ma serve anche che vengano diffuse « delle parole d’ordine – dice l’economista Maurizio Guandalini, che con Victor Uckmar ha curato il volume ' Green economy, Italia' (Mondadori) – che coinvolgano le aziende e le persone. Ad esempio dire che tutti gli edifici pubblici dovrebbero dotarsi di pannelli solari». Nonostante la partenza in ritardo, l’Italia conta già un buon numero di imprese che hanno imboccato decisamente la strada della green economy, o perché hanno nella sostenibilià il proprio business, o perché hanno avviato una profonda conversione in senso sostenibile.
È il caso di Gruppo Landi Renzo, leader nei sistemi per alimentazione di motori a Gpl e metano, in cui il 20% dei 1.200 dipendenti è attivo nella ricerca e sviluppo.Merloni Progetti, invece, ha già costruito impianti che producono energia pulita per un totale di 2mila megawatt. Mentre Coca-Cola Hbc Italia ha ridotto in tre anni i consumi energetici dei suoi impianti del 23% e portato in cinque anni il consumo di acqua per litro di bevanda prodotta da 2,6 a 1,7 litri.
L’esigenza più forte resta però quella di evitare di procedere in ordine sparso. «Bisogna riuscire a fare sistema fra i molti stakeholder coinvolti – dice Serena Rugiero, coordinatrice dell’Osservatorio Ires su Energia e innovazione – e anche fare cultura sviluppando una mentalità più sistemica incline all’innovazione. Si può comunque essere ottimisti, perché in Italia c’è uno sviluppo in atto notevole».
Molte aziende hanno avviato la conversione dell’attività in senso sostenibile Ma serve più coordinamento Coca-Cola Italia: in 3 anni -23% nei consumi d’energia
16:00 Scritto da: consumatori in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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