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sabato, 03 aprile 2010

Casalesi, manette ai familiari del boss

camorra.jpgdi VALERIA CHIANESE - da L'Avvenire

Ha riservato molte sorprese e un rammarico l’operazione interforze che all’alba di ieri ha portato in carcere 14 presunti esponenti ed affiliati del clan dei Casalesi. Il rammarico è ancora una volta per la mancata cattura del superlatitante Michele Zagaria, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus, e che, con l’altro ricercato Antonio Iovine, è di fatto il capo indiscusso della camorra casertana. Tra gli altri in manette sono finiti il fratello del boss, Carmine, 42 anni, e, ai domiciliari, il padre Nicola.
  Carmine Zagaria è stato arrestato a Olbia, diretto al
carcere Badu e Carros di Nuoro, dove avrebbe dovuto incontrare con altri familiari un fratello detenuto. Era invece nel Casertano, nella sua abitazione a Casapesenna, il padre Nicola.
  « Fare terra bruciata attorno al clan dei casalesi » come sta avvenendo con Matteo Messina Denaro e come è avvenuto con Bernardo Provenzano: è l’intenzione del Governo espressa dal ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso della sua audizione a San Macuto, presso la commissione Antimafia, appena appresi risultati dell’operazione di polizia e carabinieri.


  Nel blitz, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sono incappati insospettabili imprenditori del Casertano, rivelatisi invece organici al clan, che si incaricavano di contattare altri imprenditori per convincerli, precisando di essere sotto ricatto, della necessità di sottostare ai Casalesi, in pratica pagare tangenti e coprire attività illecite. A Luigi Abbate, ad esempio, fratello di Vincenzo, arrestato qualche mese fa, sono intestate alcune delle aziende di calcestruzzo sequestrate ieri, l’acquisto del cui prodotto era imposto agli imprenditori della zona. Saverio Fontana, altro imprenditore, era l’intestatario di alcuni dei conti correnti sequestrati. La Guardia di Finanza ha infatti apposto i sigilli a beni per circa 40 milioni di euro, tra cui tre aziende per la produzione di calcestruzzo, una società immobiliare che costruiva, comprava e vendeva immobili, due aziende agricole per l’allevamento di bufale, tutte nel casertano, 60 appartamenti e conti correnti e rapporti bancari a Roma, Torino, Siena, Ferrara, Modena e Milano.
  Gli investigatori hanno sottolineato come i familiari di Michele Zagaria disponessero di moderne e costosissime apparecchiature per rilevare la presenza di cimici e disturbare le intercettazioni, strumenti che - sottolinea il procuratore Giovandomenico Lepore - sono ben più costosi e all’avanguardia di quelli delle forze dell’ordine. Tutti gli arrestati, per gli inquirenti, hanno gestito la latitanza del capoclan mantenendo il controllo del territorio, possibilmente in modo non violento, riscuotendo le tangenti, individuando gli appalti da infiltrare, fornendo agli affiliati le indicazioni che
arrivavano dall’invisibile, ma presente Michele Zagaria, che, senza moglie né figli, può contare su una rete di rapporti che muta a seconda delle esigenze. Non ci sono collaboratori di giustizia interni alla sua fazione del clan, e se qualcuno comincia a raccontare particolari sull’attività della sua cosca, il boss cambia completamente la sua rete di appoggi. E, aspetto inedito, è violento solo se strettamente necessario. Un’altra circostanza messa infatti in rilievo dagli investigatori è che nel 2008, nel periodo delle stragi organizzate da Giuseppe Setola, il boss prese contatti con il killer e lo invitò a non compiere più atti così clamorosi per evitare di richiamare l’attenzione delle forze dell’ordine e disturbare le attività del clan.

 In cella 14 indagati Sequestrati beni per 40 milioni di euro e 60 appartamenti in tutta Italia

17:00 Scritto da consumatori in MAFIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

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