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mercoledì, 04 novembre 2009

LA PUBBLICITA' COME MANIPOLAZIONE

carosello.jpgdi Maria Marangi

Ricordate il vecchio carosello?Un modo semplice e divertente di fare pubblicità. Bambini e adulti affascinati da quella maniera quasi gentile di fare e farsi propaganda in maniera intelligente e accattivante.

Ma che cosa nasconde esattamente il termine “pubblicità”? Qual’é  il vero scopo che si cela dietro di essa? Ma la pubblicità in fondo non è manipolazione? Come ben sappiamo essa nasce per allettare i consumatori a comprare questo o quel prodotto,occupando un ampio spazio tra i media. Sta’di fatto che per il commerciante l’anima dei suoi affari consiste nel piazzare la merce e la pubblicità è la maniera migliore per farlo. Ed ecco nei panni di bravi padri di famiglia giocatori di gran fama, alternarsi ad altrettanto divi del mondo dello spettacolo,pubblicizzare prodotti di ogni tipo, che a loro dire fanno miracoli o vanno ad integrare la nostra non corretta alimentazione  migliorando di conseguenza la gestione della vita. Questo è quel che si può definire manipolare,non a caso questo temine nella lingua Italiana in senso lato,individua un’azione svolta ai fini di un’interesse. L’utente  subisce passivamente ma in maniera gratificante il messaggio, sottovalutando troppo spesso l’utilità del bene acquistato. Certo se i potenti lo consigliano perché non ascoltarli,in fondo loro non hanno nessun interesse finanziario considerando la loro più che agiata posizione nella società. E’ quel che si può tranquillamente definire “pubblicità ingannevole” soprattutto se generosamente usata per i prodotti alcolici. Ciò che allora traspare è la potenza indiscutibile della comunicazione, ottenuta attraverso la pubblicità, ma inevitabilmente fine a se stessa. Una comunicazione che passa da un bisogno primario a un bisogno che alimenta uno smisurato giro d’affari,dove ruotano business di ogni tipo nella fattispecie”l’universo pubblicitario”  

Allora forse è il caso di soffermarsi su  una frase di Jorge Luis Borges di sottile e pungente considerazione. ”Abbiamo smesso di credere nel progresso. E questo è davvero un progresso”.

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