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sabato, 30 maggio 2009
MOLISE: SUGLI ATTACCHI ALLA CATEGORIA IL PRESIDENTE DELL'ASM SCRIVE AD ANTONIO LUPO, PRESIDENTE ORDINE DEI GIORNALISTI
di Giuseppe Di Pietro - Presidente Associazione Stampa Molise
ho letto attentamente la tua nota diffusa sul comportamento tenuto dall’Ordine in merito a vicende che interessano i giornalisti. In qualità di rappresentante sindacale e, se mi consenti, anche di ‘elettore’ dell’attuale Consiglio, sento l’esigenza di intervenire pacatamente, ancora una volta con spirito costruttivo, nel merito di alcune affermazioni, sforzandomi di ragionare sui principi e non sulle situazioni contingenti.
Sono pienamente d’accordo quando sostieni che l’Ordine non sia un ‘dispensificio di solidarietà’. La solidarietà, che peraltro non guasta, attiene al fattore emozionale, aiuta in un momento difficile, ma non può rimuovere le questioni alla base di contenziosi o di criticità. Infatti quello che la categoria chiede e si aspetta l’impegno, con tutti i mezzi a disposizione, per creare un mercato maturo e sostenibile, giornalisti qualificati, una professione libera dai condizionamenti e dalle ingerenze degli editori e della politica. L’ordine deve decidere se fare il notaio di una situazione di fatto (e allora è superfluo), oppure essere garante dell’esercizio utile e corretto della professione, essere parte attiva nell’assicurare le condizioni, gli spazi ed anche le opportune tutele agli iscritti. Né più e ne meno di quello che fanno nelle altre regioni.
Si possono accettare derive usuali a Gaza o a Teheran, dove si bruciano i giornali in piazza? E’ normale, al di là dei bizantinismi giuridici italiani, che un ente pubblico (non persona fisica ma in quanto ufficio che appartiene a tutti) ritenendosi leso nell’immagine chieda i danni ai giornalisti e intimi ad altri di non inserire le testate nelle rassegne stampa? Chi decide se un titolo va bene o no? Lo chiediamo la mattina, prima di andare in onda, all’avvocato querelante? Oppure è lecito pensare che si tratta di un atto intimidatorio per oscurare, annientare, rendere invisibile una parte dell’informazione? E se ogni provincia o comune mutuasse l’iniziativa? Dopo le Tv, intimiamo alle edicole di non esporre le locandine?
Da dirigente sindacale sono impegnato ad assicurare la libera determinazione dei giornalisti. Dico questo nella consapevolezza che alcune testate non pubblicheranno questa lettera.
Non biasimo nessuno, ma mi chiedo: l’informazione si fa per i lettori o per i fini e gli interessi del padrone occulto che paga, magari con i soldi pubblici? Resta il rammarico perchè il danno ricade proprio sui colleghi, per i quali il sindacato si batte. In questo modo si dà più forza a chi vede nella mutualità organizzata dei lavoratori un pericolo per i propri interessi.
La degenerazione del settore è ben evidente. I giornali (sono sei che si dividono meno lettori di 15 anni fa) e le Tv drenano, direttamente o indirettamente, risorse pubbliche. Da queste ultime dipende l’esistenza delle testate che, altrimenti, non troverebbe solo nel mercato i proventi per sopravvivere. In cambio, però, il potere chiede spazi, diritto di veto sulle impaginazioni, obbedienza e fedeltà assoluta. E’ questo il terreno su cui si gioca una battaglia che da un lato vede toni sopra le righe ed aspri eccessi cronachistici, dall’altro registra comportamenti da ascari. In mezzo vi sono i colleghi (cococo, in nero, con mutui o figli a carico, precari a 500 euro) che lavorano nelle redazioni, vittime di un sistema debole e rigido allo stesso tempo. Sentono il peso dello scontro e sebbene non ne condividano finalità e modalità, non hanno la forza e la possibilità di reagire. All’ordine risulta la prassi corrente, parole di un consigliere regionale di maggioranza, che “o si paga o sui media non si esce”? Ma quale deontologia può esprimere il 70% dei colleghi senza un contratto, l’assicurazione e la previdenza, che lavora senza gerarchie di controllo o tutor che guidano la formazione? A quale mercato del lavoro si può rivolgere un giornalista che intenda dissentire dalle imposizioni e licenziarsi? Come risolviamo il problema degli enti pubblici che continuano a tenere in piedi uffici stampa abusivi, nonostante l’Asm ne abbia regolarizzati una buona parte? Problemi di così vasta portata non possono vederci con atteggiamenti improntati alla sufficienza, o peggio ancora, protagonisti di pilatesche ritirate.
E’ necessario riportare sui giusti binari l’accesa conflittualità con una larga opera di ascolto nelle redazioni. I giornalisti non devono essere burattini e strumento di altri, né tanto meno le linee editoriali devono diventare motivo di odio e di ghettizzazione personale. L’autonomia e la solidarietà tra la categoria non deve mai essere messa in discussione. Poiché c’è da portare a termine il lavoro per strutturare aziende sane, competitive, creare opportunità occupazionali vere anche attraverso la legge a sostegno dell’informazione (non le impresentabili ‘misure urgenti’ varate dalla IV commissione).
Infine, questo è un compito pertinente dell’Ordine, bisogna aumentare i controlli sulla professione: pre-venduti, articoli a pagamento, contrattati addirittura dai giornalisti, commistione giornalisti-pubblicità, aperture di negozi mascherati, impaginati come pezzi qualunque, Carta di Treviso e Privacy.
Per questa stagione di impegno non servono tribunali ma istituzioni forti, visibili, autorevoli, credibili, iniziative di ampio respiro proiettate sul lungo periodo e non condizionate da altri fini. Il problema non è il “ basso profilo pubblico dell’Ordine”, peraltro adottato in questi anni a fasi alterne, ma la capacità di incidere nelle dinamiche sopra esposte.
Nell’ultimo scorcio di consigliatura, e con questo non vorrei correre il rischio di essere tautologico sostenendo l’ovvio, l’Ordine deve fare ordine, con forza e vigore, per affermare le regole e stare al fianco degli iscritti.
Un compito difficile da assolvere ma da onorare a tutti costi, anche per confutare l’opinione corrente a Roma, e cioè che il Molise non era maturo per l’autonomia.
14:00 Scritto da: consumatori in 6 COMUNICATI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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