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lunedì, 29 novembre 2010
BULIMIA. I GENITORI RISCOPRANO IL DIALOGO CON I PROPRI FIGLI E NON SOTTOVALUTINO SITUAZIONI DI DISAGIO
di Maria Marangi
La fase adolescenziale comporta un cambiamento radicale del proprio corpo che diventa protagonista assoluto di tumultuose modifiche. Attraverso il corpo si riesce a manifestare quella causa di disturbo che l’adolescente non sa interpretare. Mancanza d’affetto? Crisi d’identità assai profonda nel definire il proprio spazio interiore? Timore di dovere affrontare le incognite del futuro che alimentano angoscia e insicurezza?
La bulimia rappresenta una transazione di natura emotiva. Colpisce soggetti pre-adolescenti (12-14 anni) e pre-adulti (18-19 anni), in particolar modo di sesso femminile.
(nella foto Maria Marangi)
Il termine letterario ha origine dal greco bôus-bue e limós-fame, ossia fame da bue. Il soggetto dipende in modo ossessionante dal cibo che divora senza gustarne i sapori. Egli vorrebbe rifiutare tutto ma, essendo un cibo-dipendente, non ci riesce. Al contrario di ciò che si possa pensare, l’adolescente bulimico apparentemente non mostra alcun disagio. Egli adotta comportamenti corretti. A scuola riesce ad ottenere buoni voti e partecipa ben volentieri a feste e divertimenti. In realtà, la sua personalità fragile gli incute la preoccupazione ad essere giudicato dagli altri per la sua condizione, portandolo negli anni ad un basso livello di autostima. Il bisogno irrefrenabile di abbuffarsi è causa di un senso di colpa. Solo procurandosi il vomito riesce a riportarsi momentaneamente in uno stato più pulito di coscienza. I segni tipici che questa reazione lascia sono le escoriazioni alle dita e agli incisivi, dovuti ai succhi gastrici altamente acidi.
Questa fase così delicata coinvolge direttamente il genitore che deve sapere individuare le situazioni di disagio. Secondo alcuni studi, alla base di questo problema, si nasconde la scarsa affettività tra i soggetti che ne sono affetti e i loro padri.
È necessario quindi rimettersi in discussione, dare libero sfogo alla voglia di comunicare con i propri figli, evitando duelli inutili e inutili esempi di vita passata. E’ necessario dare la propria disponibilità nell’ascoltare regalando comprensione e affetto.
Se da un lato l’adolescente avverte il bisogno di autonomia, dall’altro ha un forte bisogno di protezione.
Se ciò non dovesse bastare, sotto il profilo medico, è consigliabile l’approccio terapeutico che in concomitanza di altri fattori porterà alla risoluzione del problema individuando così quel bisogno profondo di definizione soggettiva, definendo quello spazio interiore e la propria collocazione nella società.
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