Etica e capitale: un’altra economia possibile?

caritas_in_veritate.jpgdi Don Mario Colavita – Parroco di Colletorto

 

Parrocchia, Banca di credito cooperativo e comune insieme per riflettere sulla recente enciclica sociale di papa Benedetto XVI: la Caritas in veritate.

Lo scritto pontificio aiuta a leggere il territorio con le sue luci e ombre, incoraggia quanti hanno responsabilità sociali, politiche ed economiche alla ricerca e fattibilità del bene comune che giocoforza passa anche per la dimensione economica.

 

Nel dibattito che si terrà nella chiesa del purgatorio di Colletorto sabato 19 dicembre alle ore 17 a più voci si cercherà di leggere e indicare piste e strategie di lavoro per una ri-valutazione del territorio partendo dalle affermazioni dell’enciclica e avendo come sfondo e prospettiva il bene integrale della persona umana.

La Caritas in Veritate riporta al centro del dibattito internazionale l’importanza dell’uomo come strada necessaria all’ordine sociale mondiale; la Carità non come sterile buonismo o facile sentimentalismo, ma come l’essenza stessa di Dio Amore, la Verità che illumina la carità orientandola verso il bene e il giusto: “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario” (CV, 3). La novità dell’enciclica sta proprio nel fatto che il papa ha saputo coniugare questi due grandi temi centrali ed essenziali nel cristianesimo, due parole che gettano luce e propongono strategie di lavoro per il bene dell’uomo. “Nella verità la carità riflette la dimensione personale e nello stesso tempo pubblica della fede nel Dio biblico, che è insieme «Agápe» e «Lógos»: Carità e Verità, Amore e Parola” (CV,3). La verità scrive il papa è Lógos che crea diá-logos e quindi comunicazione e comunione. Tale luce indirizza l’uomo ad uscire dalle strettoie soggettivistiche e relativistiche portandolo sulla strada dell’amore che diventa dono. Dono non dev’essere inteso come filantropia, ma come chàris, amore gratuito ricevuto e donato che sta dentro il processo economico, nel mercato. Penso proprio che la grande “rivoluzione” di questa enciclica possa essere condensata in questa parola: “dono-carità” essa ha la forza di smuovere dal di dentro le regole del mercato intese al profitto, un mercato che vede nel guadagno e nella massimizzazione il suo fine. Il profitto per il profitto porta alla disuguaglianza, alla frattura tra due mondi: nord e sud, est ed ovest relegando le nazioni povere al margine dello sviluppo ed accentuando sempre più l’ingiustizia globale.